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Camilleri Andrea - Le pecore e il pastore | Un atto di lettura è all'origine di questo giallo storico. La curiosità dello scrittore viene attratta da un libro, dimesso e periferico in apparenza. Lo scrittore precipita nella lettura, ma inciampa in una nota a piè di pagina. La brevità della nota stenta a contenere l'immanità del fatto. Recita la nota: "Nella lettera del 16 agosto 1956 l'Abadessa sr. Enrichetta Fanara del monastero benedettino di Palma Montechiaro così scriveva a Peruzzo: 'Quando V. E. ricevette quella fucilata e stava in fin di vita, questa comunità offri la vita di dieci monache per salvare la vita del pastore. Il Signore accettò l'offerta e il cambio: dieci monache, le più giovani, lasciarono la vita per prolungare quella del loro beneamato pastore'". Il "pastore" delle giovani "pecore", che si lasciarono morire di fame e sete in una lunga agonia, era il vescovo di Agrigento Giovanni Battista Peruzzo: il "vescovo dei contadini" che, in nome della giustizia sociale, e a dispetto del professato anticomunismo, aveva messo il suo carisma e la sua possente eloquenza al servizio dei deboli e degli abbandonati: contro gli agrari; e contro quella "struttura di peccato", che era il latifondo incolto. Immancabilmente, due proiettili ferirono a morte il vescovo. Era una sera d'estate del 1945. Dieci monache offrirono le loro vite a Dio. Il vescovo sopravvisse al baratto. Mentre dieci cadaveri si dissolvevano nel silenzio di una strage dimenticata.
Recensioni 1 - 20 di 22 recensioni presenti. Media Voto: 2.95 / 5Anna (08-04-2011) Piacevole e poco impegnativo. Senza infamia e senza solde Voto: 3 / 5 |  |  |  |
paolo federici federicipaolo@hotmail.com (25-09-2007) Un'altro gioiellino del solito Camilleri. Quello che per altri potrebbe essere un breve articolo di cronaca, nella mani di Camilleri diventa una lunga storia che fa riflettere Voto: 4 / 5 |  |  |  |
miri (27-08-2007) Sempre irregolare e mai banale Camilleri.Storie minute e importanti,Sicilia nascosta che riaffiora come ne "la zia marchesa" della Agnello Hornby. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Maunakea (09-07-2007) Sono anche questa volta d'accordo con Benedetta, avrei mai comprato questo libro se non fosse di Camilleri ?, no assolutamente non scherziamo, ma nemmeno lo rimpiango, se non funaziona come libro e non credo lo rileggero' di certo funziona a completamento della collezione camilleriana. Come fa a definirsi capolavoro un libro che più di tanto non è nemmeno di ricerca ? potremmo intitolarlo il "giardino delle vergini suicide" in versione sicula. La conclusione manca, non tanto perchè non ci sia quanto perchè sembra che l'autore voglia lasciare i punti di sospensione, ma ipotizzo che siano poi pochi quelli che hanno capito che volesse dire con quei puntini, ognuno di noi avrà dato la sua interpretazione, io mi ci sono applicata poco, lo ammetto, certo che il lavoro storiografico poteva commissionarlo a qualcuno, complesso immagino ma almeno sapere se le risposte da qualche parte ci siano o assolutamente non ci sono altri scritti o prove a riguardo, beh questo almeno ce lo doveva.
La mia conclusione è duenque questa: o l'argomento fede e suicidio vi appassiona molto o siete talmente camilleri fan da ascrivere anche questo come capolavoro sospendendo ogni giudizio critico perchè amate molto l'autore, o come me se alla fine vi piace la bibliografia completa di autore che comunque di media vi interessa, solo in questi casi è un acquisto sensato, astenersi le casistiche restanti. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Marco78 (17-06-2007) Questo libro è una specie di giallo, in cui l’autore riflette sulla dinamica con la quale nove o dieci giovani suore sacrificarono la loro vita in cambio di quella di un vescovo. Ho trovato la prima parte abbastanza noiosa, mentre mi ha incuriosito e ho letto molto piacevolmente l’ultima, da pagina 85 in poi. A partire da questo punto la lettura è scorrevole ed è pienamente interessante il criterio di analisi utilizzato da Camilleri per descrivere l’accaduto. Sicuramente il punto clou del libro è a pag. 88, nella nota in cui viene riportata la missiva che l’Abadessa sr. Enrichetta Fanara scrisse al vescovo. Mi hanno colpito le parole usate in quella lettera, che poi l’autore cerca dettagliatamente di interpretare.
Il mio giudizio è comunque poco più che mediocre, perché su 125 pagine ho apprezzato soltanto le ultime 40. In definitiva chi è appassionato dei gialli forse è meglio che si orienti verso altri romanzi.
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
pasquale (06-06-2007) Che dire. Una mera operazione commerciale o un reale tentativo di far emergere un caso del tutto sconosciuto? Certo un passo avanti rispetto al Colore del Sole, pero' "arridacci Montalbano", e' tutta altra musica. Voto 3 Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Marti (18-05-2007) Non condivido le critiche di chi vede un Camilleri in balia di semplici operazioni commerciali. Questo è un altro capolavoro. Chi sarebbe in grado di scrivere attorno a una nota a piè pagina un racconto così sorprendente? Come in tutti i suoi romanzi storici, emergono la peculiarità siciliana, la teatralità, la vicenda che sembra frutto di fantasia e che invece ha scovato in qualche documento e infine il suo estro. Di questo quadro "Le pecore e il pastore" è un tassello imperdibile. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
MAriano (15-05-2007) Ho letto questo libro in un giorno e mezzo, grazie anche alla sua mole esigua, non sò se avessi avuto qualcos'altro sotto mano se l'avrei continuato. Il libro sà di saggio ma molto approssimativo, avrebbe forse potuto approfondire di più la cosa, ma credo sarebbe caduto nel noioso. Nel libro si mette in discussione la posizione della Chiesa in merito al tema dell'eutanasia, ma lo sconsiglierei a chi è già "contro" la chiesa in merito, in quanto la lettura non darà nessuno spunto di riflessione ulteriore. Forse a qualche credente dalla fede zoppa farà porre qualche interrogativo sulle incongruenze della Chiesa. Forse... Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Mimo (03-05-2007) Splendido, davvero interessantissimo. Camilleri in questo libro e' maestro nel cambiare stile, passando dal tono dell'inchiesta, a quello del romanzo storico, a quello del trattatelo filosofico sul ruolo della religione oggi. Molto profondo e attuale. Davvero ottimo! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
parigi (03-05-2007) sono un ammiratore di Camilleri, ma questo libretto riprende soltanto una notizia che viene condita con il nulla. assolutamente inutile Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Ugo Apruzzese ugo967@hotmail.com (25-04-2007) Camilleri usa come pretesto un saggio storico per affrontare in punta di piedi, da uomo non di fede, il tema del sacrificio della propria vita e se essa sia o meno nella nostra disponibilità. Le cronache di questi mesi, il dibattito, purtroppo in gran parte superficiale e isterico, scatenato dal caso Welby e soprattutto dall'utilizzo mediatico che ne è stato fatto, ancora una volta ha diviso gli italiani in fazioni da stadio calcistico. Camilleri cita espressamente la cronaca di questi mesi ma si rifiuta di dare risposte semplificatorie, il senso di incompiutezza del libro è dato proprio da questa necessità di concludere con dei puntini di sospensione. Lo "scandalo" del sacrificio della vita di dieci suore, offerta in dono per la salvezza del loro vescovo, si collega all'analogo "scandalo", anch'esso riportato nel libro, del sacrificio di padre Massimiliano Kolbe, che nel campo di concentramento di Auschwitz si fece uccidere al posto di un padre di famiglia. Posizioni incomprensibili come incomprensibile la posizione della Chiesa su eutanasia e suicidio assistito? Forse ma, come scrive Camilleri: "..non capire non è un fatto aprioristico, è semmai una conclusione che assai somiglia a una sconfitta. Si arriva in genere alla conclusione di non avere capito solo dopo avere disperatamente cercato, tentato di capire col lume della ragione e anche, perché no, in particolari situazioni, mettendo in campo quel tanto di fede che ognuno di noi ha, anche se non in senso strettamente religioso, perché non c'è uomo che non abbia qualcosa in cui credere." Voto: 5 / 5 |  |  |  |
alessandro regazzetti (25-04-2007) Quattro stelline giustificate dal coraggio di affrontare un argomento sicuramente scomodo,soprattutto in tempi come quelli che stiamo vivendo,in cui pare si vada a "passo di gambero" (parafrasando Umberto Eco). Il libro non e' un giallo con protagonista Montalbano,quindi i paragoni di merito a mio avviso non hanno senso. E' vero poi che "l'inchiesta" che viene sviluppata nel testo non e' esaustiva,ma cio' non significa che la scelta sia magari proprio voluta dallo stesso autore,e, ad ogni modo, non penso sia questo il nocciolo della questione. Piuttosto credo sia la domanda finale che Camilleri ci pone,e si pone,il fulcro e il motivo stesso per cui il libro e' stato scritto. Detto questo,al di la' del giudizio sul gradimento o meno della lettura di quest'opera, credo si debba riconoscere che ha il merito di avere portato alla luce una storia a mio avviso sconvolgente,tanto che mai,personalmente, me la sarei potuta immaginare. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
juri (16-04-2007) ufff, che pena... dopo la bufala su caravaggio (terribile, davvero terribile) speravo che, uscendo per sellerio, camilleri volesse fare un pochino sul serio. e invece rieccolo, a pubblicare di nuovo qualcosa che più inutile di così si muore. francamente, comincio a sentirmi preso in giro. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
TOMMASO librerialamusa@libero.it (13-04-2007) che delusione. adoro camilleri ma dove è finito lo scrittore del re di girgenti o della presa di macallè. pieno di io penso, suppongo, forse. Ma si può scrivere un saggio storico, perchè un romanzo sicuramente non è, senza una ricerca storiografica approfondita, senza conclusioni. riporta una piccolissima notizia e non fa altro che condirla di supposizioni personali basate su nulla di scientifico. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
ematt (12-04-2007) Molto interessante. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Salvo Ruggeri (10-04-2007) Il libro è interessante, al solito la lettura è piacevole e scorrevole, il tema è intrigante. Rimane forse incompiuta una presa di posizione netta sui fatti narrati, inoltre l'inchiesta non va fino in fondo. Lodevole rimane comunque la capacità di Camilleri di cogliere aspetti storici traendo spunto da fatti marginali, o apparentementi tali. E' senz'altro un libro da leggere , anche se a mio avviso è un gradino al di sotto degli altri romanzi storici. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Giacomo Di Girolamo giacomodigirolamo@tele2.it (06-04-2007) Ancora una volta Camilleri si dimostra abilissimo cantastorie di “cunta” siciliani, sempre così sospesi tra il sacro e il blasfemo, il dovere e l’orrore, la vendetta e il perdono, il dico e non dico. Cose e storie di Sicilia, insomma, in cui Camilleri si dimostra più a suo agio che non negli ultimi racconti di Montalbano che non sembrano più in grado di offrire niente di nuovo ai fan dello scrittore siciliano.
Cose e storie di Sicilia, in cui Camilleri si imbatte quasi per caso, una nota a piè di pagina in un libro che racconta del tentato omicidio del Vescovo di Agrigento, cui viene salvata la vita – a quanto pare – dal sacrificio umano (si, umano) di dieci suore di un convento che “lasciarono la vita per prolungare quella del loro beneamato pastore”.
Sembra una storia di secoli fa. Era il 1945.
Parlando di “Ho visto Nina volare”, canzone composta con De Andrè per l’album “Anime Salve” nel 1997, Ivano Fossati racconta della meraviglia sua e del Faber quando, in giro per l’Italia, si fermarono in un paesino del Molise dove gli abitanti gli mostrarono alcune foto di giovani donne impegnate nell’antichissimo mestiere di masticare il miele, per separare i pezzi di cera dal resto. Presero una foto in mano. Gli sembrava antichissima. Era degli anni ’60. Da qui è nata “Ho visto Nina volare”, canzone capolavoro.
Io me la sono cantata per tutta la lettura del libro. Pensavo alle suore, e dicevo “mastica e sputa”…
Un’altra cosa.. Certi libri non dovrebbero essere messi in vendita. Dovrebbero essere regalati. Qualcuno glielo spieghi al Sig. Sellerio e ai suoi colleghi. Già i lettori siam pochi, ci maltrattano così….. Un libro tascabile di 127 pagine ( e la prima è pagina 11) , scritto in corpo 18, interlinea doppia, che si legge in un’ora e un po’ di aereo, venduto a 10 euro è un furto. Peccato. Poteva essere regalato. La sensazione che sia un libro scritto per contratto, quasi per forza, per atto dovuto, ti accompagna per tutta la breve lettura. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
ilmarz (04-04-2007) ti fa rimpiangere il suo genio dei racconti di Montalbano...
anzi ti fa venir un dubbio..
ma i libri di Montalbano sono suoi o questi ultimi libri li ha scritti qualcun altro?
mah.. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Roberto (02-04-2007) A me ricorda "dalla parte degli infedeli" di Sciascia. Affascinante storia quella narrata da Camilleri. Anche se forse avrebbe potuto "indagare" di più. E poi ha il pregio di avermi fatto venir voglia di rileggere il capolavoro di sciascia. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
giandomenico imparziale limparziale@hotmail.com (29-03-2007) Dopo i primi, bellissimi, romanzi come il birraio e la concessione del telefono, camilleri sta sfruttando la sua fama sfornando a ripetizione raccontini insipidi o brevi saggi raffazzonati. O non si rende conto di quello che scrive, oppure è un grande affarista. Voto: 1 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 22
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