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Recami Francesco - Il correttore di bozze |
Lucilla è una donna felice, ha una bella famiglia, è stimata nella sua professione, ha un viso curato e una monovolume. Un giorno al supermercato incontra un ragazzo che la guarda con insistenza. Lui è bello, e a Lucilla piace. Il libro è la storia di un frigorifero, di una pila di bozze di stampa, di un ricatto, di un bambino che dorme sotto il tavolo, di un furgoncino posteggiato sempre nel solito posto, di una serie di errori non fortuiti, dei sotterranei di una fabbrica abbandonata, di uno studente fuori sede ritrovato nel suo appartamento, di un figlio grasso, di una macchina fotografica digitale acquistata a Cesano Boscone. Ma soprattutto è la storia di un solitario correttore di bozze, tormentato dai fantasmi delle costruzioni intellettuali con cui ha quotidianamente ha a che fare. Sempre più lontano dalla realtà immagina, e forse mette in pratica, un piano per vendicarsi.
| La recensione de L'Indice |
 Il primo capitolo del nuovo romanzo di Recami inizia con il racconto d'una vicenda alquanto squallida: all'uscita di un supermercato Lucilla, matura donna coniugata, accetta l'offerta di una prestazione sessuale da parte di un gigolo, il cui vero obiettivo è far fotografare l'amplesso da un complice, a scopo ricattatorio. Tuttavia la storia non solo sembra rifarsi alla più vieta stereotipia della narrativa trash e pulp, ma tipograficamente presenta un numero esorbitante di refusi. Se ne accorgerà infatti ben presto, nel secondo capitolo, il "correttore di bozze" incaricato di correggere il testo sulle disavventure di Lucilla, rabbrividendo "di disgusto e di indignazione". Si intrecciano quindi all'interno del libro due filoni romanzeschi: quello del racconto sull'improvvida signora e quello, solo all'apparenza metanarrativo, intorno al correttore di bozze e alle sue considerazioni riguardo alla prosa su cui lavora e allo stato dell'arte relativamente a scrittura e mondo editoriale. Invece sempre di narrativa si tratta, poiché le riflessioni che Recami fa esprimere al suo protagonista (o, se vogliamo, deuteragonista) non sono saggistiche, ma fanno parte di una smaliziatissima fabula ancipite che, con molta ironia, mette alla berlina un certo modo cialtronesco di porsi da parte di troppi autori e/o editori: insofferenti riguardo alla stigmatizzazione delle loro pecche letterarie, i primi, disinvolti rispetto alla scarsa qualità dei propri libri, i secondi. Vanno dunque alternandosi i capitoli delle due vicende parallele; ma via via che le pagine scorrono al correttore par di adocchiare segnali inquietanti fra le righe delle bozze da vagliare: i refusi, anzi gli errori smaccati aumentano sempre più. Ma quel che è peggio, lui non si capacita di certe opzioni dell'autore: i personaggi risultano poco credibili e, ciò che maggiormente lo turba, vi sono incongruenze e ambiguità a ogni piè sospinto. Il correttore è tentato di modificare o cassare parti del testo e si trattiene sempre più a fatica. Sorge pian piano in lui una sorta di mania di persecuzione: non saranno quegli sbagli pedestri una trappola tesa a lui per accusarlo d'incompetenza e cacciarlo? Così, con la scusa di raccapezzarsi tra le bozze di una prosa spuria, caotica e depistatrice, il correttore e Recami stimolano sempre più chi legge a proseguire questo testo smaliziato e intrigante. E perciò, paradossalmente, il romanzo funziona nonostante anzi proprio grazie a errori, paranoie, travisamenti e reiterate sospensioni/procrastinazioni di due storie che alla fin fine diventano (o meglio sono sempre state) una sola; con il correttore che si fa autore, mimando pure lui la narrativa trash nell'inventarsi trame spassosamente truculente, fra efferatezze, pornografia e sadismo. Però è solo un gioco letterario, una garbata presa in giro di certi romanzi che strizzano l'occhio alla morbosità dei lettori. "Ma che ci vuole a spararle grosse?" è il commento lapidario del correttore, che giustamente irride ai mezzucci con cui certa narrativa contemporanea ricorre, pur di conquistare visibilità. Date le premesse, come si potrà immaginare, il finale di questo insolito romanzo nel segno dell'originalità stilistico-espressiva è privo di una vera cesura conclusiva, che semmai si pone come una sospensione o un rimando. Al correttore, che non ha ancora terminato di leggere le sue bozze, e pure al lettore affinché immagini lui stesso, se vuole, una fine consona a questa narrazione così vivace e intelligente. Francesco Roat |
17 recensioni presenti. Media Voto: 3.29 / 5flavia (08-11-2009) Sbaglierò, ma credo che scrivere un romanzo sia innanzitutto avere una storia da narrare. E qui in realtà non c'è: il lettore va avanti a leggere per un po', ma poi si annoia e lascia perdere. Oltretutto la scrittura è contorta e faticosa, con sofismi, giochi di parole che dovrebbero esprimere i disturbi mentali di un poveraccio, ma annoiano profondamente. Voto: 1 / 5 |
Maurice (19-01-2009) Non riesco a capire se sono scemo io o ho letto il libro capovolto. So che non ne ho capito un tubo, e se qualcuno volesse illuminarmi gliene sarei grato! Voto: 1 / 5 |
luca quidditas@libero.it (01-09-2008) Il romanzo non mi ha convinto, anche se la trama mi aveva all'inizio interessato. L'idea non è stata sviluppata con quella attenzione a non far mai cadere l'attenzione del lettore, a coinvolgerlo, a fargli capire cosa sta capitando. In buona sostanza, chi legge non governa il testo, la trama, il racconto. Mi sembra di poter dire che questo romanzo è stato scritto per l'autore, più che per il lettore. Una scortesia che si può perdonare per il punto di forza del romanzo. La descrizione, questa si integrante e degna di menzione, del mondo dell'editoria. Il correttore segnala al nostro ludibrio quanto mai opportuno quelli che attraverso vie carsiche riescono a farsi pubblicare un testo, ma che non sanno scrivere e non accettano le correzioni. In questo Recami è bravo e per queste parti il romanzo merita di essere letto. Voto: 3 / 5 |
Angelo Proserpio (01-02-2008) Non c'è niente da capire e tutto da pensare in questo romanzo. La lettura avviene per caso e per necessità (stocastica, direbbe il correttore?). Esattamente come trovarsi ogni giorno in coda con altre auto in autostrada a pensare alla vita assurda che facciamo (ma il correttore userebbe un'altra espressione).Geniale Voto: 5 / 5 |
Silvia (11-11-2007) Incuriosita dalla trama ho letto questo libro che ho appena riposto in libreria con sommo scontento. Ero molto intrigata all'inizio dall'originalità della storia ma a lungo andare mi sono annoiata e irritata fino alla conclusone che mi ha lasciata perplessa. Forse mi è sfuggito qualcosa Voto: 1 / 5 |
bentivoglio (30-10-2007) Un testo strano che mi è piaciuto molto, atmosfere alla Lynch, non è un libro da ombrellone Voto: 5 / 5 |
Luca henrymerrivale@alice.it (21-10-2007) D'accordo per l'originalità della trama, d'accordo per la discreta rappresentazione del correttore di bozze, che a tratti mi ha ricordato il meraviglioso Bartleby, scrivano di Melville, però la storia risulta alla fine alquanto sconclusionata e confusa.
Se l'effetto sia voluto o no poco ci importa: a un certo punto sembrano persino due misteri e crescono le aspettative, ma poi rimane solo un po' di delusione... Voto: 2 / 5 |
Elisabetta (13-10-2007) me ne hanno parlato varie persone, cosi', per curiosita, l'ho letto: mi e' piaciuto moltissimo e lo consiglio vivamente, per come e' scritto, ma soprattutto per l'originalita' della trama e per come sono raccontati i personaggi. bellissimo. Voto: 5 / 5 |
Pischeddu (12-10-2007) l'Autore è sicuramente una persona molto intelligente, ma il romanzo non è commerciabile.
Mi domando come egli abbia fatto a farsi pubblicare? Voto: 1 / 5 |
giuseppe petralia giuseppepetralia@libero.it (17-09-2007) Un libro innovativo e originale sia per la trama narrativa che pe lo stile, che va apprezzato in considerazionre che gli autori tendono a ripetersi.Due romanzi in uno orchestati abilmednte dall'autore che non fa mistero di accusare i mondo editoriale di superficialità( in questo ci ricorda Rugarli). La figura del solitario correttore, con il lapis, gli evidenziatori poggiati sul tavolo, controllore della grammatica italiana, é da antologia.
Voto: 4 / 5 |
Mimo mimossini@gmail.com (15-09-2007) forse 'irritante' come lo definisce claudio, e' un aggettivo adatto. ma irritante in senso positivo, perche' il libro e' conturbante, stupefacente, 'irritante' perche' il lettore e' cosi' spiazzato che all'inizio non capisce nulla.. ma poi nel corso del libro si ritrova, mette insieme i fili delle trame... ottimo libro sia per l'originalita' della struttura, che per il modo in cui sono descritte le personalita'. miglior libro che ho letto da un bel po'... romanzo di grandi ambizioni, pienamente raggiunte Voto: 5 / 5 |
Luigi (14-09-2007) Consigliatissimo. Leggendolo si ha la sensazione di leggere un classico, non so se esistono molti esempi di sperimentazioni di questo tipo, in ogni caso non ne conosco. In generale mi spaventano le sperimentazioni spesso sono tentativi fare a tutti i costi qualcosa di nuovo. Questo è uno dei pochissimi casi in cui c'è il vero piacere di leggere qualcosa di nuovo, un'idea ben congegnata e ben sviluppata, e se nella parte centrale probabilmente si fa un po' fatica per non perdersi nelle paturnie del correttore poi si riprendono i fili e alla fine pur essendo molto complesso è senz'altro un libro che si legge d'un fiato.
Voto: 5 / 5 |
claudio (13-09-2007) irritante. il tentativo (nobile) di prendersi gioco dei vari gialli e noir che invadono le nostre librerie si arena miseramente sulla follia del correttore di bozze. i suoi tic, le sue manie diventano insopportabili alla seconda pagina. veramente una delusione. Voto: 1 / 5 |
Francesco (12-09-2007) che stranissimo libro!!! difficile da spiegare. un libro dentro un altro libro: la storia di lucilla e il gigolo e' leggera, divertente, un libro Harmony inserito in un'altra trama che riesce a non diventare mai noiosa ne' ripetitiva, pur giocando con la psicologia di un personaggio kafkiano nel suo grigiore.... Ma non solo il carattere del Correttore e' descritto in ogni sua minima, burocratica, pulsione, vogliamo parlare di lucilla? le sicurezze, i dubbi, i gusti di una casalinga degli anni '90 maestralmente descritti!!! una vera scoperta questo recami. Voto: 5 / 5 |
Edoarda Milano (10-09-2007) Ho letto per caso il primo libro di Recami, 'L'errore di platini': mi era molto piaciuto. Per questo ho deciso di leggermi questo suo nuovo libro appena uscito. che dire? sono rimasta senza parole. un capolavoro forse? lo finisci di leggere e ti sembra di aver letto un classico, una 'cosa' grossa, importante, un Libro, ma anche ti sembra di non aver capito nulla, di dover tornare a leggere i passaggi fondamentali. la trama e' intricatissima, e' l'autore che si prende gioco del lettore? o e' il correttore che viene preso in giro dalla redattrice? o il gigolo' della casalinga? e' tutto un seguire-essere inseguiti, un osservarsi a vicenda nella paura di essere osservati. le parti in cui e' descritto il lavoro del correttore sono da vero maestro... nella loro ripetitiva meticolosita'.. mi sono appassionata alla Noia del piccolo mondo del correttore di bozze, ai suoi evidenziatori e alle sue gomme per cancellare, ai suoi punti interrogativi o alle parentesi graffe... Recami e' un GENIO!!!... il libro a volte e' ilare (leggi con le lacrime agli occhi) a volte e' cervellotico e intricato... Finisco solo con dire che e' un libro che ti lascia a bocca aperta. BRAVISSIMO Voto: 5 / 5 |
Francesco Baudo (10-09-2007) E' un libro molto bello. La narrazione scorre su due piani con il lettore che fa continuamente la sponda come in una continua carambola restando assorbito dall'epopea intellettual-ossessiva del protagonista che a tratti ricorda l'antieroe dello Straniero di Camus.
L'ho trovato davvero molto bello.
Voto: 5 / 5 |
emanuela (09-09-2007) E un libro stano, che ha una costruzione particolare. Proprio per questo è una novità. L'ho trovato intessante e credo che Recami, sia veramente uno bravo Voto: 2 / 5 |
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