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Fra immaginazione e realtà, fra dimensione onirica e stato di veglia, si muove la vicenda di un uomo qualunque in un afoso agosto di una città come tante. Un uomo che credeva di sapere "le cose come sono" in questo mondo finché una donna, improvvisamente sbucata nel buio pesto della notte, non gli si fa accanto aggredendolo con una scenata di gelosia. Della donna conosce solo la voce e le braccia emerse dal buio, ornate da braccialetti muniti di ciondoli tintinnanti che rappresentano personaggi e oggetti della mitologia sarda. Lei stessa ha nominato Tanit, la Venere mediterranea. Da questo episodio iniziale si diparte il filo giallo del mistero in grovigli di accadimenti fino a una inquietante quanto strana morte. Un giallo conturbante questo nuovo romanzo di Giulio Angioni, anche per l'insistente obbligata domanda che attraversa il lettore: da che parte stanno "le cose come sono"? Dalla parte della realtà quotidiana e con piedi a terra in cui sembra volersi radicare il protagonista Josto o da quella dell'evento straordinario che ci rimescola agli dèi? Angioni scrive in una prosa garbata da cui traspaiono la cultura, il senso dell'umorismo, e il grande affetto dell'autore per la sua Sardegna, per le antiche civiltà fiorite nell'isola, per il suo mare, la sua luna, gli affascinanti paesaggi.
Media Voto: 4.6 / 5martina (17-10-2008) Che bel libro: come un bicchiere d'acqua fresca nell'afa meridiana... bevuto però mentre i fauni intorno ti sbirciano e vorrebbero che tu ti accorgessi di loro, nell'ombra... Bravissimo, incomparabile Angioni! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
carolo (09-10-2008) Per essere un'estate sarda balneare, quella di Josto Melis in "Afa" di Giulio Angioni è davvero strana, tanto più strana perché si tratta di una stranezza del tutto normale, quotidiana, plausibile, ma pure impossibile e invincibilmente strana, con una coincidenza di tempi impossibili che mettono a dura prova gli sforzi di un giornalista per restare coi piedi sulla terra. La storia è un'inverosimile verosimigliaza, anzi è tutta un ossimoro, a cominciare dalla casa del protagonista, un basso-attico su un panorama che dà le traveggole. Se si vuole è anche un giallo, ma per lo meno metafisico, e in filigrana appunto. Bisogna avere un po' di pazienza all'inizio, poi il tutto si gode con profonda leggerezza. Di Giulio Angioni consiglio molto Le fiamme di Toledo, stesso editore, stessa collana, ma una vera sorpresa. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
angelo (09-09-2008) bella la storia che rappresenta il mistero della vita e l'importanza di guardare le cose in modo profondo.. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
sesto (16-07-2008) Ottimo libro. Bella trama, bell'assunto, bellissima lingua, grande ironia. Con serietà e intelligenza Angioni racconta e ti prende, ma non concede nulla ai luoghi comuni sulla Sardegna, tanto meno sulla Sardegna banditesco-pastorale e ancora meno alla Sardegna estivo-balneare. Ma proprio la Sardegna è lì, in una mirabolante compresenza dei tempi, dai primordi a Tiscali e alle coste d'oro. Veramente eccezionale, anche nel suo non voler essere per niente eccezionale, men che meno esotico. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
icario (08-07-2008) Di questo libro vorrei dire tutto il bene possibile. Perché è bello, come dev'essere un romanzo che ti prende appunto per le sue qualità artistiche. Ma anche perché è esteticamente onesto, e tra l'altro non usa mezzi impropri per prenderti, anzi usa tutti i mezzi per lasciarti in balia di te stesso nei termini del suo assunto: che la vita è complicata, multiforme, plurisignificante, anche senza usare la fantasia sbrigliata per mostrarlo. Non guasta la trama quasi gialla in filigrana, esile ma robusta quanto basta. Un libro di cuore e di cervello. Che raccomando molto. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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