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Camilleri Andrea - Il campo del vasaio |
Su un terreno nei dintorni di Vigàta, buono solo per ricavarne creta per i vasai, viene trovato il cadavere di un uomo. Sfigurato, squartato, chiuso in un sacco affiorato dopo una forte pioggia. Non si sa chi sia lo sconosciuto, ma nel frattempo una donna del paese denunzia la scomparsa del marito, un colombiano di origini siciliane, imbarcato su navi di lungo corso che fanno la spola tra il Sud America e l'Italia. È a quel punto che il commissario Montalbano si ricorda del racconto del Vangelo - il tradimento di Giuda, il pentimento, i trenta denari scagliati a terra e poi utilizzati per comprare il "campo del vasaio" per dare sepoltura agli stranieri. Semplici coincidenze? Il corpo della vittima è stato smembrato in trenta pezzi, il terreno in cui è stato ritrovato è buono per i vasai, il colpo di pistola alla nuca nel codice d'onore sta a significare tradimento, senza contare che il morto era uno straniero. Ma le convergenze sembrano costruite con troppa arte e anche se il delitto ha tutte le caratteristiche di un omicidio di mafia, Montalbano sente odore di bruciato. I tradimenti nel romanzo non si contano: quello di Mimì, nei confronti di Beba ma anche dell'amico e "superiore" Salvo con cui sgomita per avere un ruolo da protagonista nelle indagini, quello di Dolores, la bellissima moglie del morto ammazzato, quello dello stesso commissario che è costretto a barcamenarsi tra segreti e bugie per giungere alla verità. Si sveglia dopo uno strano sogno, il commissario Montalbano: nella sua cucina c’è Totò Riina che, candidato Premier, gli sta proponendo di fare il Ministro dell’Interno del suo governo. Senza tirare in ballo Freud, ma piuttosto la saggezza popolare di Catarella, si capisce che c’è un momento di confusione nella mente del commissario, uno smarrimento.
Inizia con questa scena, onirica ed evocativa, il nuovo romanzo di Andrea Camilleri che vede per protagonista, per la tredicesima volta, Salvo Montalbano. Una serie che ormai, a detta dell’autore, vive di vita propria, insiste nella sua mente per essere portata avanti, si insinua tra gli altri romanzi e gli altri saggi che il prolifico autore siciliano continua a scrivere. Montalbano è un personaggio che, anche grazie alla trasposizione televisiva, sta assumendo con il passare del tempo una consistenza sempre più reale e tangibile, quasi che da un momento all’altro lo si possa incontrare per le strade delle nostre città.
Una lingua antica, una trama perfettamente lineare per una storia farcita di citazioni di temi cari alla cultura popolare. Questa volta a Vigàta un cadavere fatto a pezzi viene rinvenuto in un “critaru”, un campo melmoso di creta. L’identità dell’uomo è sconosciuta, ma la dinamica dell’omicidio fa pensare alla classica vendetta mafiosa, quella che veniva riservata ai traditori. Questi gli unici indizi in mano al commissario, mentre una bellissima donna straniera, Dolores, denuncia la scomparsa di suo marito.
Un campo melmoso, un cadavere a pezzi, una vendetta… Questa scena ci ricorda qualcosa, a noi e anche al commissario: un romanzo di Andrea Camilleri scritto qualche anno fa, un altro della serie di Montalbano. Un libro che scivola una notte tra le mani del commissario per suggerirgli la soluzione del caso. Allora il personaggio diventa lettore di se stesso, confermando la sua ambizione a far parte anche del mondo dei lettori, dopo aver conquistato il mondo dei personaggi letterari. Ne La scomparsa di Patò, il romanzo che legge Montalbano, Camilleri cita la storia di Giuda, il tradimento, il suicidio e i trenta denari che dopo il pentimento l’apostolo ha consegnato ai Sacerdoti del tempio. Con quei trenta denari i saggi costruirono il “Campo del Vasaio”, un campo argilloso in cui dare sepoltura agli stranieri.
E se l’uomo misterioso fosse proprio uno straniero?
Scritto con la maestria di sempre, arricchito da minuscoli dipinti di storia popolare, come piccole elegie, un romanzo che non delude, un libro che contiene un espediente narrativo capace di rivelare tutto il genio di un grande scrittore.
Recensioni 1 - 20 di 82 recensioni presenti. Media Voto: 4.74 / 5Libricciola elisa.rosmino@libero.it (07-01-2010) Fino ad oggi, la mia inchiesta preferita del commissario Montalbano era LA VAMPA D'AGOSTO: mi sono dovuta ricredere davanti all'eccezionale storia di questo romanzo! Un intrico di vicende inimitabile, personaggi che danno il massimo e Mimì Augello in una veste insolita, che crea scompiglio al commissariato. Il personaggio di Ingrid continua a non piacermi però...Consigliatissimo. Voto: 5 / 5 |
MarcelloT (08-09-2009) Leggi Camilleri e ti ritrovi sulla spiaggia di Marinella. Rispetto alle ultime indagini l'ho trovato addirittura migliore. Certo che Mimi' ne ha fatta un'altra delle sue e tocca a Salvo tirarlo fuori dai guai: ormai ci siamo abituati. Voto: 4 / 5 |
Pamela (31-08-2009) Montalbano che legge Camilleri e grazie ai suoi "romanzetti" risolve il caso. Meraviglioso!!! Voto: 5 / 5 |
luchino (29-08-2009) Il campo del vasaio rappresenta a mio avviso la continuità in persone, e modi di farle apparire con situazioni tipiche del genio di Camilleri. L'unico problema che, come in questo caso, a forza di ripetersi si rischia di annoiare il lettore con situazioni che sembrano già vissute. Certi umori, certe sensazioni, alcune riflessioni, i pranzi, le "catarellate" si sono già viste.... E per questo il voto non è eccelso. Voto: 3 / 5 |
Leonello Vesentini (02-08-2009) La mia lettura inizia coi presupposti peggiori: alte aspettative e impatto molto negativo con la lingua espositiva. Le 280 pagine mi hanno fatto ampiamente ricredere. Bello, veloce, intenso. Insomma proprio un gran bel libro! Voto: 4 / 5 |
ALICE (03-07-2009) Questa è letteratura e Camilleri è il mio candidato italiano al Nobel. Il campo del vasaio è l'evidente esempio di come quest'autore si sia felicemente e arditamente inventato una lingua, di come racconti una vicenda contemporanea anche con riferimenti alla politica e alla società in cui viviamo, di come dialoghi anche con altri grandi scrittori, facendo riferimento ad una comunità letteraria a cui partecipa vivacemente. Questa è letteratura e non mi si venga a dire che il giallo come genere non merita di rientrarvi. Qui il valore c'è, il resto sono ridicoli e vani pregiudizi. Voto: 5 / 5 |
Bert (25-04-2009) Stufarsi di Montalbano, qualcuno ha detto... bih, che camurria! Ma Montalbano si ama perché è così... O si ama o non si ama, O ancora: si ama, non si discute! Scherzi a parte, Montalbano piace anche per questo: ogni volta ritroviamo Mimì, Fazio, Catarella, etc... Un mondo che conosciamo e di cui ci si sente parte nel momento in cui ci si tuffa nella lettura. Anche se in questo romanzo le cose sono cambiate. Ma al di là di questo, il commissario di Vigata è un piacere leggerlo proprio anche perché ci proietta in un mondo che dai primi libri ormai ci è famigliare. Che cosa sarebbe del commissariato se non ci fossero più Mimì, Fazio & c.? Io ogni volta che leggo Montalbano è come se entrassi in una casa amica. Se a volte poi le storie non sono brillanti come tutte... chissenefrega! E' bello perché è Montalbano! Scusate la banalità ma è così... Poi scusate: se leggessimo tutti i Maigret o i Poirot, arrivati agli ultimi, ci si ritroverebbe negli stessi pantani dei primi... Ma è così per tutto: c'è uno stile, determinati personaggi, una tipologia di avventura... è come lamentarsi perchè un musicista ha lo stesso stile... e che cavolo! E allora evadiamo leggendoci Montalbano senza farci troppe domande e senza pensare se una cosa l'abbiamo già ritrovata in un romanzo di 5 anni fa...
E al di là di tutto questa storia mi è sembrata una delle più indovinate tra le ultime.
Viva Montalbano! Voto: 5 / 5 |
pasquale (09-03-2009) Uno dei piu' bei libri su Montalbano. Triste, combattuto ma deciso a salvare cio' che gli sta a cuore dalle trappole tese da altri protagonisti del racconto. Un bellissimo e meritato 5. Voto: 5 / 5 |
fabio j. (26-10-2008) Camilleri si conferma il Simenon italiano: con Montalbano ha creato il Maigret siciliano. IL CAMPO DEL VASAIO è un romanzo divertente e coinvolgente. Voto: 5 / 5 |
Antonella Chinaglia antonellachinaglia@spigolature.org (16-10-2008) (...)La realtà dei fatti è osservata, studiata, indagata (come l’uomo stesso), giudicata, e pertanto, una volta usciti dal teatro rappresentato (la trappola ordita da Dolores e dall’amante macellaio ai danni di Mimì Augello), suscettibile di modifiche.
Una sorta di teatro epico alla Bertolt Brecht, scrivevo più sopra, poiché la portata del messaggio sociologico ne Il campo del vasaio è forte: la dinamica di una realtà quale “la mafia”, le interazioni tra essa e le istituzioni nonchè gli aspetti dei comportamenti umani in relazione alle situazioni che ne scaturiscono, sono affrescati con colori nitidi - «Non può essiri che dintra di tia la linea di demarcazione tra liggi e non liggi si sta faceno ogni jorno meno visibile?» (p. 14).
L’attenzione critica dello spettatore per Bertolt Brecht doveva essere stimolata nei modi più diversi, attraverso l’uscita in scena di cartelli, proiezioni corte, continui cambi di scena, una scenografia mai realistica, luci particolari, interpretazioni “superficiali” mai passionali, stacchi musicali…insomma, una quantità di distrazioni che avrebbero dovuto allontanare lo spettatore dal desiderio/predisposizione di immedesimarsi nella rappresentazione. Una strategia straniante, quella di Bertolt Brecht, con l’intento di indurre il pubblico alla riflessione su temi ed argomenti reali/contingenti riflessi nel dramma rappresentato, che si può dire riproposta da Andrea Camilleri ne Il campo del vasaio attraverso scelte espressive dalle quali il Lettore viene invitato ad un “sentire” la realtà al di là degli schemi, a percepirne aspetti solitamente non captati, a suggerirne interpretazioni tutt’altro che convenzionali. Da trascrivere nel novero di tali scelte espressive rintracciabili ne Il campo del vasaio (in ambito letterario determinanti appunto l’effetto di straniamento): il sogno fatto da Montalbano con cui si apre la narrazione (pp. 9-12), e la conseguente tentata interpretazione da parte di un Montalbano sdoppiatosi (...) Voto: 5 / 5 |
Elisa (29-08-2008) Ancora una volta un bellissimo libro, un’avvincente storia. Ancora una volta un libro che si fa leggere tutto di un fiato. Voto: 5 / 5 |
ilmarz ilmarz@hotmail.com (30-07-2008) Stupendo...forse il più bello della serie del commissario montalbano...o meglio il più umano...vediamo l'ispettore alle prese con stati d'animo degni della grande penna di Camilleri...l'unico che riesce a combinare il sapore siciliano e l'anima del protagonista tutt'uno con un giallo mozzafiato.
Compratelo non vi deluderà.
Voto: 5 / 5 |
Stefano (29-07-2008) Camilleri è un grande! Che altro dire, non vedo l'ora di scoprire come andrà a finire questa saga di Montalbano: arriverà alla pensione? Sposerà Livia? ecc... Da quello che ho capito non dovrebbero mancare ancora molti libri per dare risposta a questi interrogativi. Bello il passaggio in cui Salvo si legge "La scomparsa di Patò" (che voglio leggermi pure io). Alla prossima Voto: 4 / 5 |
renntiger (29-07-2008) Il tempo passa anche per il commissario Montalbano; malgrado ciò, Camilleri riesce ancora a sorprendere per l’originalità e per l’intreccio narrativo. Un bel libro. Voto: 4 / 5 |
francesco (28-07-2008) Camilleri è sempre Camilleri!! Inoltre, questo degli ultimi è quello che mi ha entusiasmato maggiormente. Voto: 5 / 5 |
Cristiano (15-07-2008) Come Dustin Hoffman non sbaglia un film, così Camilleri non sbaglia un libro. Nonostante sul commissario Montalbano siano stati già scritti molti romanzi, questo riesce ad essere ancora originale, interessante, sorprendente, affascinante in ogni sua pagina. Scritto da un vero maestro della penna, si legge tutto d'un fiato. Bellissimo! Voto: 5 / 5 |
Patrizia (11-07-2008) Gradevolissimo. Sembra che Camilleri abbia sempre un occhio che scrivendo pensa alla trasposizione audiovisiva. Situazioni e personaggi di grande spasso e letterariamente robusti. La figura della portinaia monarchica è a dir poco esilarante.No, Camilleri, non ci faccia sparire Montalbano. Ormai è diventato un caro amico. Però, a volte, con Mimì non le pare sia ecceda nell'arroganza. Se Mimì tirasse fuori un certo carattere avrei piacere e la sfida fra loro due sarebbe più interessante; Mimì è considerato così poco: donnaiolo per religione e non scaltro abbastanza come sbirro. Voto: 4 / 5 |
Demi80 (08-07-2008) La scrittura in siciliano, all'inizio incomprensibile, presto entra a far parte di te (ti "sicilianizzi" volentieri) e ti rende l'opera bella da leggere. Scrittura veloce, trama coinvolgente, da divorare! Voto: 4 / 5 |
Lix (08-07-2008) Rispetto agli altri romanzi con protagonista Montalbano, questo punta più sull'aspetto umano e sulla nuova fase che sta attraversando il protagonista e meno sul "giallo", visto il finale a mio parere un po' scontato. Voto: 3 / 5 |
Semiramide (02-07-2008) Personalmente Camilleri&Montalbano mi hanno già stufato da tempo e per questo il mio voto è bassino. Ormai ogni volta che leggo uno dei suoi libri mi sembra di leggere la sceneggiatura del film/tv studiato appositamente per rai due da diffondere subito dopo in edicola come "audiolibro:Camilleri ti legge la favola prima di andare a dormire"...
Continuo a preferire i suoi romanzi storici. Voto: 2 / 5 |
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