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Luperini Romano - L' età estrema | Nel 2011 - in occasione dell'anniversario dell'attentato terroristico alle Torri Gemelle - un anziano professore italiano che si trova in una università americana, inizia ad annotare giorno dopo giorno impressioni e vicende (l'atmosfera di paura, la morte di un amico, gli incontri con una giovane donna e l'amore che nasce). Sono le notizie di una difficile vecchiaia e insieme quelle di un mondo diventato inesorabilmente vecchio. Viene così a profilarsi l'autoritratto impietoso di una generazione, l'ultima autenticamente novecentesca.
9 recensioni presenti. Media Voto: 3.22 / 5anna dragoni (06-04-2009) noioso e poco riuscito.
annd Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Cleo (24-03-2009) D´accordissimo con le ultime due recensioni, le altre sembrano scritte da amiche molto affezionate e poco obiettive, almeno questa è l´impressione che si ha leggendo le recensioni sui vari siti. L´autore non si distacca mai da se stesso, ha una visione della donna aberrante, come dimostrato già nel primo romanzo, sicuramente migliore del secondo. Entrambi ben scritti, ma quanti sanno scrivere bene senza avere la stoffa per fare lo scrittore? Non capisco proprio perché un critico affermato e intelligente debba lanciarsi in un mondo che gli è estraneo.
Forse dipende da una buona dose di narcisismo.
Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Franz (06-02-2009) Il romanzo è lodevole in qualche guizzo. Ma in generale l'autore si rivela incapace di staccare dalla pagina scritta l'opacità del mondo, come direbbe Calvino. Il risultato è un libro incolore e - sono d'accordo con altri lettori - sostanzialmente noioso. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
sergio (23-10-2008) noiosetto, vittimistico, monocorde; è abbastanza? Voto: 1 / 5 |  |  |  |
anna (15-09-2008) Quello che colpisce di più è l'atmosfera. Se oggetto di questo breve romanzo - scritto in prima persona come un diario - è il declino di una singola esistenza, e del mondo in cui è vissuta, il senso opprimente dell'inevitabilità del processo non è teorizzata, ma alita in ogni pagina del libro, è il suo ritmo (la quasi totale assenza di trama, o di sviluppi significativi) e il suo respiro. Da tempo non si leggevano pagine così essenziali come quelle dedicate alle città americane lambite dall'oceano "vasto e vuoto", di un cromatismo denso e pastoso, cielo troppo "azzurro e vuoto" contro la fabbrica grigia dei grattacieli, luna pallida e artificiale. Atmosfera allucinata. Oppure tesa nervosa, come nei sogni del protagonista (si veda quello ricorrente della "scimmia che fa un ritratto", con quella inquietante 'mise en abyme' della scrittura diaristica stessa). Una grigia assuefazione, una rassegnata sopravvivenza in un orizzonte uniforme, che ottunde la consapevolezza perché rende impensabile un 'altrove': è esattamente l'essenza del nostro presente. Su questo potrebbero esercitarsi le penne di studiosi e sociologi. Senonché, "L'età estrema" rimane un romanzo, non un saggio, non declina in forma di narrazione una qualche teoria, insegue una forma, una violenza rappresentativa. E' essenziale e istintivo, poetico. Il suo punto di forza è nell'aver saputo investire lo statuto formale del discorso. Uno statuto paradossalmente antirealistico, perché quello che conta dire è spesso iscritto in un dettaglio, in un angolo della memoria, rimanda al dolore dell'urto, o alla morbida consuetudine di un suono. Una economia di mezzi e una speciale sobrietà sostiene il racconto dalla prima all'ultima riga, dissimula l'estrema raffinatezza del dettato, intessuto di memorie poetiche (Fortini, Montale, Volponi), mai gratuite - nessuna strizzatina d'occhi al lettore - sempre 'necessarie': sembrano affiorare dal silenzio della mente di chi scrive. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
ria (14-09-2008) Una serie di pennellate intense da cui traspare l'inquietudine di un animo ormai giunto all'età estrema.
i colori decisi evocano i moti dell'animo: la cornacchia nera, il volo calibrato dei gabbiani bianchi, le rocce rossastre, il ticchettio dei pettirossi. Ai colori pertiene una significazione psichica della coppia oppositiva di eros e thanatos. La natura diviene lo spazio privilegiato della memoria; l'infelicità e il dolore nascono dall'alterazione del rapporto con il mondo naturale: ora tutto si scioglie e continua, si sfa, si corrode e si sfilaccia senza fine, si consuma in un lungo crepuscolo, in un logorio di guerre lontane e malattie sconosciute, di blakout e attentati. Non è solo la vecchiaia di un uomo, ma quella del mondo intero. E' da questa ecatombe che nasce, però, prepotente, il sogno della palingenesi, la dolcezza di una torta ricoperta di amarene, spalancate, terribilmente saporite e succose. Sono il simbolo della sensualità, il rosso della vita, il desiderio di rinascita attraverso la creatura che la donna amata porta in grembo. Il sogno consente il recupero dell'universo interiore dello scrittore: non una sconfitta ma una flebile speranza che trascende l'inutilità del vivere.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
carolina bandinelli (10-09-2008) L’importante ed indiscutibile merito dell’Età estrema consiste nella precisione intellettuale e nell’ ispirazione poetica con cui Luperini coglie i caratteri salienti del sentire contemporaneo. In una prosa a tratti poetica, una narrazione che spesso resta sospesa, una trama che lascia intravedere volute lacune, l’autore - con pochi ed efficaci segni - racconta il senso di dissoluzione, declino ed esaurimento che segnano il tempo attuale. Luperini descrive un’umanità incapace d’agire nel tessuto storico, un’umanità iperattiva còlta nel suo correre (inconsapevolmente?) verso la disgregazione, la distruzione; un’umanità che ha introiettato il post-moderno senso di frammentazione del reale, che s’è arresa di fronte all’impossibilità di sussumere il “tutto” entro un'unica metanarrazione, un’umanità per la quale l’assurdo è consuetudine. Il senso struggente e ineludibile di fine che emana da un reale convulso, minato da un eccesso di relativismo, soggetto ad un meccanismo inesorabile e intrinsecamente malato, si rispecchia nella vita interiore del protagonista: un professore settantenne che riflette con disagio e – talvolta - rassegnazione sulla sua estrema età. L’età è estrema, ultima, sia storicamente che psicologicamente e le due “voci”, esterna ed interna, si uniscono nell’esprimere la tensione e talvolta il paradosso della fine. Una fine che non si riesce del tutto a comprendere, ad accettare, ma verso cui ci si muove necessariamente. La forza allegorica del racconto si esprime in tutta la sua potenza nella seconda parte, ove il protagonista – a seguito di una minaccia batteriologica – si trova rinchiuso nelle asettiche mura di un residence. La narrazione si concentra sui percorsi psicologici del professore senza nome, segue le tracce della sua vita onirica, rivelando un inconscio oppresso dall’impotenza e dalla segregazione. L’ Età estrema è insomma un romanzo breve e concentrato, un distillato di realtà, che si distingue per sintesi, immediatezza e forte valenza emozionale. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
ann (04-09-2008) L’età estrema è un libro intenso e struggente: colpisce e suscita emozione. Colpisce soprattutto il controllo razionale che Luperini, con una scrittura calibratissima, con la razionalità dell’impianto diaristico e persino con l’emblematicità epocale dello scarno sistema dei personaggi, impone alla materia narrativa finendo quasi col chiudere gli spazi di libertà del lettore.
Si veda ad esempio la presentazione lucida e spietata dell’io protagonista fin dall’esordio, quando la sua dromomania è subito esplicitata nei termini clinicamente esatti di una fuga dalla propria angoscia: «mi agito. Mi muovo, mi precipito in posti lontani. Fuggo la morte, e mi accorgo di correrle incontro» (p. 12). Il lettore, colpito da tanta nitidezza, non può che prenderne atto.
Eppure questa volontà di controllo, questa urgenza di mettere le cose in chiaro non è una prevaricazione che si compie ai danni del lettore, ma un appello a lui rivolto. I commenti che cadono a piombo e le chiose che chiudono i frammenti del diario, difatti, sono anche prese di posizione nette che dovrebbero suscitarne altre in risposta. Come quando a proposito del postmodernismo si legge: «se può caderti sulla testa una bomba, è difficile pensare che il mondo è solo linguaggio, che non esistono fatti ma soltanto interpretazioni» (p.92). L’età estrema, dunque, sfida il lettore ad uscire fuori da ogni ambiguità: la sua rappresentazione del mondo, la sua ipotesi di realtà invitano alla condivisione o al rifiuto, in ogni caso alla scelta. Ed è qui che la forma del romanzo breve, con la sua razionalità esatta e impietosa, incontra il contenuto della realtà raccontata, essa stessa dolorosa, ma certamente per l’autore non opaca.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
do (31-08-2008) Un libro intenso, in cui la vicenda privata di un uomo permette di scorgere in filigrana l'affresco volutamente frammentato di un'intera epoca.Da leggere per cogliere i numerosi spunti di riflessioni che questo lungo racconto offre- attraverso gli incontri e gli scontri che segnano la vicenda esistenziale del protagonista; da rileggere per estrarre da una prosa essenziale, secca e a tratti lirica quei contenuti e quei significati che l'autore affida ai lettori.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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