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Camilleri Andrea - Il sonaglio

Il sonaglio TitoloIl sonaglio
AutoreCamilleri Andrea
Prezzo
Sconto 15%
€ 10,20
(Prezzo di copertina € 12,00 Risparmio € 1,80)
Prezzi in altre valute
Dati2009, 195 p., brossura
EditoreSellerio Editore Palermo  (collana La memoria)

Nella promozione Sellerio Tutto Camilleri fino al 6 giugno

Disponibilita immediata
Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni

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21 recensioni|Invia recensione|
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Descrizione
"L'adolescente Giurlā č un mandriano di capre. Proviene dalla costa. Č un ottimo nuotatore, e ha rischiato di diventare un altro Cola Pesce. Ha sfiorato pure il pericolo della deportazione nelle terre calve: poteva diventare un caruso, un nuovo (pirandelliano) Ciāula negli antri infernali e nelle tenebre di una zolfara. Come guardiano di armenti, sugli altopiani, poteva toccargli in sorte il destino di solitudine di Jeli il pastore. Giurlā approda invece in una prateria. Si immerge e galleggia nell'erba, o nelle acque sciapide di un lago, ora. Sente l'allarme dei sensi. E cerca calore nel pelliccione di una capra, tra una musata e una sgroppata. La capra, Beba, č solitaria: ostinata e fedele; oltre che di permalosa gelosia. Sa battere gli zoccoli, al momento opportuno, e imporsi, dopo i lagni di un belare querulo e dolente. Beba č ferina e misteriosamente umana. Sa amare e farsi amare. Giurlā č un amante che non sopporta la distanza; e neppure l'attesa. La favola della capra-donna č di nuda tenerezza; assai diversa dalla cronaca della continuata violenza, che "armāli" pių grossi dei becchi consumano intanto su una innocente "pupa" fatta di carne. Beba č diversamente innocente, pur nella sua selvaggia rustichezza". (Salvatore Silvano Nigro)

La recensione di IBS
All'inizio del secolo scorso, in una Vigàta arsa dal caldo e dall'afa, le famiglie stentano a portare il pane sulle loro tavole e i "picciotti" spesso vengono venduti per essere mandati a lavorare sotto terra, senza luce e senza aria, nelle miniere di zolfo. Ma Adelio è un pescatore e, chiesto consiglio a Don Pitrino Vadalà, un uomo ricco e colto che compra sempre il suo pescato, ha deciso che il suo figliolo quattordicino, Giurlà, non può subire quella condanna. Piuttosto, visto che la famiglia ha bisogno, lo avrebbe mandato a guardare le capre, nelle montagne dove Don Pitrino ha i suoi possedimenti.
è triste la partenza di Giurlà. Seduto sul treno capisce che il mare pian piano si allontana e sparisce, come la sua famiglia e i suoi amici, e capisce che le montagne sono tutte in salita e che per raggiungere la sua mandria alle pendici del monte, bisogna camminare e faticare. Ma poi scopre una radura verdissima, gli odori intensi, i colori brillanti e un'aria frizzante che il mare, con i suoi mezzi toni, non gli ha mai dato. Una fame crescente s'impossessa di lui, tutto diventa più intenso, la natura, il desiderio, la risata cristallina delle donne che ogni settimana arrivano per mungere le capre. Donne floride, freschissime, come Rosa che non si vergogna di niente e che l'uomo lo vuole sempre, lo vuole ogni giorno.
Tra le montagne, nell'acqua gelata del lago, Giurlà diventa un uomo. La sua solitudine la supera grazie alle bestie, a Beba, la capretta che lo guarda con occhi umani e amorosi, senza la quale non riesce più a passare le sue notti. Lui la deve avere sempre vicina e lei lo segue mansueta, come una bestia domestica, e lo guarda sdegnosa, come una donna gelosa. Da Beba Giurlà non si separa mai, neanche quando il capo mandriano lo toglie dalla stamberga in cui vive insieme alle capre per farlo stare in una vera casa, neanche quando ormai uomo fatto e finito, deve scegliere, deve avere un po' di ritegno.
Ritegno, un parola antica e dimenticata, che suona nella testa di Giurlà come un sonaglio, che gli fa comprendere la sua posizione di mezzo, tra uomo e animale. Proprio come succedeva nell'antichità, quando gli dei e le ninfe scambiavano la loro natura con gli altri esseri del creato, o come raccontavano i pastori e i pescatori, narrando dei tempi in cui gli animali parlavano e le donne diventavano alberi o sirene.
Nel terzo episodio della serie dedicata alle metamorfosi più o meno compiute, alle trasformazioni degli uomini in animali e piante, o viceversa, il maestro Camilleri ci offre uno spaccato ancora più intenso e selvaggio della vita contadina. Un mondo perduto, un sud lontano anni luce, dove la natura domina gli animi e le regole sono quelle dell'onore e non del peccato. Un regno, con le sue caste e i suoi schiavi, in cui a volte, per miracolo, tutto si trasforma e cambia.

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 21 recensioni presenti.  Media Voto: 3.85 / 5

Maunakea (04-07-2010)
Molto carino, conclude una trilogia sulla metamorfosi iniziata con Maruzza Musimeci ed il Casellante, anche se non posso concordare che questa sia la migliore sua produzione come sostiene l'autore. Per me resta una lettura piacevole e comunque che consiglio ma che non lascerā segno a lungo e non sarā fra i libri di camilleri che ricorderō con maggiore affetto.
Voto: 4 / 5
pino laface (23-10-2009)
Un libro struggente, a tratti insostenibile. Una favola scabrosa e dolorosa.
Voto: 4 / 5
Gian Mario Garrucciu gianmariogarrucciu@virgilio.it (10-10-2009)
Splendido libro, il migliore della trilogia; Camilleri si dimostra grande conoscitore dell'animo umano, dei sentimenti importanti e al tempo stesso semplici; al di la della metamorfosi, secondo me realizzata in modo sublime e credibilissimo, č bello seguire la crescita di Giurlā tra le difficoltā del lavoro e il distacco dalla famiglia: una storia di emancipazione sociale e di libertā. Il finale ha qualcosa di epico.
Voto: 5 / 5
Pino Chisari (30-09-2009)
Camilleri comincia chiaramente ad essere stanco: ha scritto tanto e benissimo ma, forse, a leggere gran parte della sua ultima produzione, ora sta raschiando il fondo del barile. Certo č ancora meglio di tanta roba in circolazione, ma ha poco a che fare con il Camilleri di una volta. Lo perdono, ma ancora non so per quanto.
Voto: 3 / 5
danilo (27-09-2009)
dellla trilogia č sicuramente il meno bello. tuttavia camilleri č sempre capace di trascinarti in queste atmosfere magiche e fantastiche da cui non vorresti mai fare ritorno. quando leggo camilleri mi emoziono sempre e comunque!
Voto: 3 / 5
Mirko tarmat2@yahoo.it (30-07-2009)
Bello....ma non quanto "il Casellante".
Voto: 4 / 5
bice (27-06-2009)
Letto in un solo giorno,bellissimo;anche se Maruzza Musumeci rimane il pių bello di quella che Camilleri stesso definisce la sua "trilogia fantastica".Impressionante come il mare,prima descritto come una inesauribile fonte di emozioni,suoni e colori,diventi,dopo l'abbondanza di sentimenti e profumi suscitati dalla montagna,piatto e quasi "slavato".Forse un pō affrettata la fine,ma non si puō avere tutto...!
Voto: 5 / 5
Lollo Micciché (22-06-2009)
Copertina= 5 Trama= 5 Suspence = 4 Personaggi =5 Ambientazioni = 5 Conclusione = 5. Dialoghi = 5 Principale difetto: non ne ha. In una parola= grazie. Ultimo libro letto: Hyperversum vol II.
Voto: 5 / 5
Mariagrazia (17-06-2009)
L'ho letto tutto d'un fiato. Mi sembra di leggervi dentro note kafkiane, pirandelliane, verghiane. Anche se per me, il migliore della trilogia, rimane Il CAsellante
Voto: 5 / 5
neardj (16-06-2009)
Premetto che non ho letto "Maruzza Musumeci" e "il casellante" che dovrebbero essere i due libri della cosiddetta trilogia di cui si parla nella prefazione di questo libro. Sinceramente come quasi tutti i libri di Camilleri che non parlano di Montalbano non mi č piaciuto. La storia di un capraro senza testa e senza coda.
Voto: 2 / 5
renntiger (27-05-2009)
Carino, ma manca della magia di "Maruzza Musumeci". In ogni caso si legge con piacere, anche se la parte finale perde un po' rispetto al resto del romanzo.
Voto: 4 / 5
Gi (24-05-2009)
Profondamente deluso! Sono arrivato in fondo e sono rimasto come quello che dopo tre giorni che non mangia gli danno mezzo piattino di spaghetti e si ritrova con la forchetta a mezz'aria in attesa di qualche cosa che non c'č. Qualche sprazzo di buona prosa, del miglior Camilleri per intendersi, per poi disperdersi nei peggiori di Montalbano. Che, alternativamente, sono leggibili per la trama, per il personaggio Montalbano, che a sua volta piace grazie a Zingaretti. Avendo letto i due precedenti della trilogia, sorge il dubbio che questo sia stato scritto da qualche esaltato ammiratore che ha poi raggirato l'editore.
Voto: 2 / 5
NADIA3 (20-05-2009)
Che bella storia d'amore,che poesia,che tenerezza, un piccolo ma intenso libro che ti resta dentro,ti emoziona e ti fa sorridere.Leggere Camilleri č una vera libidine e questa trilogia delle metamorfosi č ancora pių gratificante perchč sono tre storie semplici ma cosi'intense e piene di sentimento che sono impossibili da dimenticare.Sempre grazie per tutta questa gioia al grande Maestro!!!
Voto: 5 / 5
FIORELLA (25-04-2009)
Anche questo bellissimo come gli altri, per me č poesia pura per la delicatezza e sensibilitā con la quale Camilleri racconta l'amore.Mi sono piaciuti moltissimo tutti e tre i libri di questa serie. Per non parlare poi del dialetto una vera libidine. Un grande, ne aspetto altri leggetelo.
Voto: 4 / 5
MARCY (24-04-2009)
bello ma il sommo ha fatto di meglio.....
Voto: 3 / 5
Alberto (24-04-2009)
Una delusione. E' decisamente il peggior romanzo di Camilleri (li ho letti tutti). Banale, a tratti quasi gratuitamente disgustoso (inutile enfasi sui dettagli del rapporto d'amore tra il pastorello e la capra), privo della poesia favolistica di cui erano pervasi "Maruzza Musumeci" e, soprattutto, "Il casellante". I personaggi sono male disegnati e spesso fuori dal contesto della trama. Scritto in modo affrettato. Chiaramente una forzatura. Camilleri poteva risparmiarselo. Quanto meno poteva lavorarci un po' di piu'.
Voto: 1 / 5
Nunzio Fatmah47@yahoo.it (18-04-2009)
Il racconto stenta a decollare e per la maggior parte iniziale si sofferma su aspetti ripetitivi e di nessuna utilitā per il fulcro della vicenda, relegato nelle ultime pagine. La tentazione di abbandonare la lettura dopo le prime cinquanta pagine č forte. C'č poi una sproporzione fra le pagine e l'analisi dedicate al rapporto Giurlā-Beba e quelle riferite al rapporto fra Giurlā e Anita. La psicologia di Anita non č per nulla affrontata: si innamora "capricciosamente" e basta.
Voto: 3 / 5
giovanni vitali (12-04-2009)
bello come sempre, anche se ho preferito gli altri due
Voto: 4 / 5
Marco Z. (08-04-2009)
Questo č un romanzo che entra nell'olimpo dei titoli da ricordare e rileggere ogni tanto. Cammilleri nel suo grande stile ci regale questa favola bucolica che tiene piacevolmente avvinti fino alla sua conclusione. Vermente ma veramante consigliato.
Voto: 5 / 5
pierangela (31-03-2009)
ogni volta che leggo un libro di Camilleri mi stupisco sempre di piu' della sua bravura e capacita' di avvincere il lettore dalla prima all'ultima riga e poi il dialetto e' una cosa da libidine pura bravo da non perdere
Voto: 5 / 5
Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 21

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