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Glauser Friedrich - Il tè delle tre vecchie signore | In occasione dei quaranta anni dalla fondazione della casa editrice palermitana, è qui riproposto uno fra i titoli che meglio hanno rappresentato i punti cruciali della sua storia editoriale. "Non sottovalutate il racconto poliziesco: oggi è l'unico mezzo per diffondere idee ragionevoli" - diceva Friedrich Glauser. Non sappiamo se lui davvero scrivesse racconti polizieschi per diffondere idee ragionevoli, né in che tali idee consistessero (ma le si può forse far consistere, sic et simpliciter, nella ragionevolezza di fronte a una società rigida, puritana, fitta di divieti e interdetti): sappiamo però con certezza che è un grande narratore di storie poliziesche; lucido, sottile, affascinante. E a considerare la sua vita - disordinata, inquieta, allucinata - e la sua adozione del genere poliziesco, della tecnica narrativa del giallo, e il modo tutto suo di gestirlo, possono apparire una incongruenza, una contraddizione. Ma è una contraddizione che ci riporta a colui che del poliziesco è stato il padre: Edgar Allan Poe.
Media Voto: 3.33 / 5stefano (05-09-2010) a me e' piaciuto molto, nonostante abbia molti anni li porta molto bene, l' ho tovato molto fresco e mi ha lasciato un buon sapore, lo regalo agli amici sempre e con piacere, ottima la descrizione di una certa societa' svizzera in un certo periodo, garbata e ironica, attento ai sentimenti, bravo glauser Voto: 5 / 5 |  |  |  |
diablo (12-01-2010) per questo libro si sono scomodati i nomi di Simenon e Dürrenmatt..direi che dovremmo volare più bassi..è un tentativo poco riuscito e confuso di scrivere qualcosa di originale. non mancano le idee, ma l'autore non riesce mai a dare una forma sensata al tutto, non per scelta stilistica, si noterebbe, ma solo per incapacità dell'autore a tessere più piani narrativi e far interagire più personaggi, forse troppi. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
stefano (01-09-2009) La prima metà dell'opera è quasi perfetta; l'autore riesce a scrivere un poliziesco senza un protgonista di riferimento: chiaro indizio di una indubbia capacità di guidare la narrazione con disonvoltura. Dialoghi sempre sopra le righe, stilisticamente perfetti; personaggi ambigui, in una Ginevra anni trenta apparentemente piena di intrighi internazionali. Il gioco però non regge fino alla fine, e le ultime cento pagine sono, secondo me, decisamente confuse e non cariche della ricchezza stilistica della prima metà del libro; peccato, sarebbe stato meglio tirare le fila in un centinaio di pagine in più, che non concludere affrettatamente un romanzo troppo intricato per rimanere nelle 350 pagine. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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