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Consolo Vincenzo - Retablo | "Retablo" - dice uno dei più sintetici e usuali dizionari della lingua castigliana - è "conjunto de figuras que representan la serie de una historia o suceso": e la scegliamo, questa definizione, che può sembrare angusta come quella che invece sottrae la parola all'ambito della pittura, cui appartiene, per vagamente sconfinarla nel campo della letteratura e, qui ed ora, in questo racconto cui da titolo. Perché "retablo" è questo racconto non soltanto per il suo alludere alla pittura e, con quasi medianico gioco a rebours, a un pittore; ma per il suo svolgersi in figure di incantata e incantevole fissità, pur circonfuse di un movimento, di un cangiare e trepidare di linee, di colori, di eventi luministici che si direbbe aspirino, al di là delle parole, ma restando certa ogni parola, a una più ineffabile condizione. Sicché si può dire, per quel che vi si svolge e per come è scritto, che questo racconto è come un miracolo: il che, per altro esattamente si conviene alla parola "retablo", di solito i "retablos" in pittura rappresentando sequenze di fatti miracolosi. (Leonardo Sciascia)
Media Voto: 3.5 / 5martino martinomonopoli@hotmail.com (30-05-2011) ..non è il peggio, ma sinceramente mi aspettavo molto di più da questo romanzo di consolo, che si perde via via sempre più man mano che si legge: troppi barocchismi fuori luogo e troppe parole inutili..dalle descrizioni di questo viaggiatore milanese, ne viene fuori una sicilia forzatamente esotica, a tratti paragonabile a quelle terre d'oriente pomposamente descritte per 300-400 anni, a partire dal medioevo, da quei viaggiatori che volevano colpire l'immaginario occidentale con descrizioni a metà strada tra il racconto di viaggio e la favola.. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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