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Camilleri Andrea - La rizzagliata | "Il romanzo si colloca nelle vicinanze della cronaca più recente. E dà una rappresentazione storicamente ravvicinata del generale insordidamento politico: delle occulte geometrie e delle segrete intese fra poteri forti trasversali alle colorazioni stinte dei partiti; degli strusciamenti della corruzione; delle collusioni mafiose; dei vari gradi di perversione del linguaggio velato o atteggiato, elusivo o reticente, ossequioso o intimidatorio. Le apparenze abbagliano. Ed è sconsigliato denudare le parole e interpretare i fatti. L'impermeabilità della politica irradia di sé le carriere, nelle aziende pubbliche, e i passaggi dei pacchetti azionari nella Banca dell'Isola; e persino le alcove: le fedeltà e le infedeltà coniugali; l'amor costante e le passioni tattiche. La giostra, che la politica fa intorno al cadavere di una studentessa assassinata e al fidanzato raggiunto da un avviso di garanzia, viene seguita, e assecondata, dal direttore del telegiornale isolano. Anche gli innocenti, che credono di star fuori o ai margini della trama, e sanno come 'cataminarisi', hanno le loro tare e qualche inaspettato tornaconto nel romanzo. La verità è confezionabile, come qualsiasi menzogna. [...]" Salvatore Silvano Nigro "Rete", è questa la traduzione letterale del termine siciliano "rizzagliata". Rete come Internet, ma anche come "rete televisiva", come "rete di potere" e "rete di conoscenze", anzi, di amicizie. Ma la rizzagliata non è una rete qualunque, è una campana che ha in fondo dei piombini e che si deposita sul fondo del mare intrappolando letteralmente i pesci più lenti e meno furbi, perché quelli piccoli e veloci si liberano facilmente. A finire tra le maglie spesse della rizzagliata sono gli inermi, gli sprovveduti, quelli che non hanno ancora capito come ci si muove in certi ambienti. E c'è tutta l'amarezza del maestro siciliano in questo giallo palermitano. A metà strada tra il noir politico e l'inchiesta, tra la denuncia sociale e la fiction, Camilleri scrive uno dei suoi migliori romanzi "di riflessione", come Il birraio di Preston e La concessione del telefono. Ambientato a Palermo, questo romanzo non si avvale della forza demiurgica del commissario Montalbano, che penetra il mistero e scova il delinquente, ma rimane per tutto il tempo immerso nell'aria torbida di una terra spesso incomprensibile. Ed è proprio la sensazione di sciatto provincialismo che si respira sin dalle prime righe del libro, quando vengono presentati i due personaggi principali: Michele Caruso, il direttore del telegiornale regionale della Rai siciliana, e Alfio Smecca, il caporedattore della testata e suo più stretto collaboratore. Sin dalle prime battute tra i due si insinua un dubbio: è proprio necessario dare la notizia che circola per i corridoi della Procura, o forse sarebbe meglio tacere? La questione è molto delicata: il giovane Manlio Caputo, figlio del leader del maggiore partito della sinistra siciliana, viene accusato dell'omicidio della sua fidanzata, Amalia Sacerdote, anche lei un cognome importante perché suo padre è il segretario generale dell'Assemblea Regionale siciliana. La ragazza è stata trovata morta a casa sua con il cranio fracassato da un pesante portacenere e quel cadavere crea non pochi problemi, per le rivalità politiche dei genitori dei due giovani e per le evidenti connessioni con i poteri economico, giudiziario, giornalistico e politico dell'isola, una rete solida e ben radicata nel territorio, dalla quale è impossibile sfuggire. Con l'abilità che tutti conosciamo, Andrea Camilleri riesce a descrivere alla perfezione non solo le dinamiche che si formano all'interno dei luoghi di potere, siano esse redazioni giornalistiche, Procure della Repubblica o salotti buoni della città; ma anche la fitta trama delle conseguenze che possono scaturire da un piccolo gesto apparentemente insignificante. Asfittico e claustrofobico, forse il più psicologico dei gialli di Camilleri ci presenta un carosello di personaggi nuovi e tremendamente verosimili. Uomini e donne carichi di rancore e opportunismo, incapaci di opporsi al corso degli eventi e di sottrarsi ai capricci del potere, arrendevoli e pronti a vendersi al migliore offerente pur di compiacere l'onorevole di turno. Una visione lucidissima e disillusa, quella di Andrea Camilleri, che aggiunge un tono di nero a un noir che contiene tutti gli ingredienti giusti per trascinarci, senza fiato, fino in fondo alla pagina.
Recensioni 1 - 20 di 28 recensioni presenti. Media Voto: 3.14 / 5Renzo Montagnoli renzo.montagnoli@gmail.com (30-08-2010) Se è vero che la rizzagliata è una rete da pesca da cui il pesce difficilmente può scappare, è altrettanto vero che è pressoché impossibile sfuggire alla rete che il potere politico, economico e mediatico costruisce attorno a una persona. Nel libro c’è una costruzione siffatta che, nella sua individualità, può essere tuttavia estesa all’intera collettività, impotente di fronte a un accerchiamento di forze che di fatto ha addormentato le coscienze e nauseato, fin quasi allo sfinimento, chi ancora ha occhi per vedere.
In particolare, nel romanzo l’intreccio esistente fra gli organi di informazione, potere politico, potere economico e potere mafioso portano a un profondo senso di disgusto che è la prova certa di quanto la decadenza a tutti i livelli, compresi quelli familiari, stia corrodendo gli animi, in un trionfo dell’amoralità, in cui tutto viene fatto senza il benché minimo esame di coscienza. E poiché nell’uomo sono naturalmente presenti il male e il bene, nel ridursi ai più bassi istinti finirà sempre con il prevalere, senza battaglia, il male.
Camilleri questa volta ha inteso scrivere un romanzo più impegnato, ha lanciato un grido, per non dire un urlo che chissà se sarà udito. Indubbiamente si nota nello scritto quanto la questione gli stia a cuore, c’è insomma una sua partecipazione emotiva che nuoce un po’ all’equilibrio del testo (o forse questo mondo di pazzi, così ben descritto, è squilibrato per sua natura).
La rizzagliata è un piatto freddo, per non dire gelido, un’unica portata per un popolo che sembra non avere più fame di verità. Eppure, a Camilleri va un plauso per la sua incrollabile tenacia che lo porta a condurre, nonostante l’età avanzata, una battaglia che sembra persa in partenza.
Tanto di cappello, quindi, con la speranza che chi leggerà questo eccellente romanzo possa comprenderlo nel suo autentico significato, risvegliando magari una coscienza da troppo tempo sopita.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
ALICE (19-07-2010) Non c'è Montalbano, ma c'è un grande scrittore che nella forma dell'invenzione letteraria racconta così lucidamente la nostra Italia. Ma quando capiranno le varie librerie che Camilleri non va tra i "gialli", ma il suo posto è in "Scrittori italiani"?? Voto: 4 / 5 |  |  |  |
federica (18-06-2010) 1 e non 0 solo perché, scritto con l'ormai noto e contagioso italo-siculo di Camilleri, è pur sempre godibile, ma, se il libro è un po' involuto e confuso, la nota finale lo sotterra e fa pentire di averlo letto: l'autore con tracotanza ammette di non sapere assolutamente nulla e di non essersi affatto informato sugli ambienti che descrive, quello che scrive lo sa solo per sentito dire. Ormai l'oro delle sue uova è super garantito e quindi può permettersi di scrivere alla svelta quello che gli passa per la testa sotto la doccia la mattina. Il prezzo del libro vale un minimo di impegno in più (tra l'altro il racconto certamente riuscirebbe più chiaro). Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Maunakea (09-05-2010) Molto bello per quanto mi concerne, la lettura fra le righe degli avvenimenti così tipici della nostra quotidianità di cronaca e politica è ben orchestrata, probabilissime e perfettamente costruita, l'unico punto meno reale della faccenda è la relazione sentimentale fra il protagonista e la moglie ma temo che con le relazioni sentimentali il nostro nonostante l'età ed un matrimonio stabile abbia qualche problema... ci sarebbe da analizzare la cosa. Comunque una lettura consigliata anche ai non camilleriani essendo un libro svincolato da tutti gli altri come trama e personaggi. E' la traduzione italiana di una prima pubblicazione spagnola (ma Camillari sa lo spagnolo?) 'La muerte de Amalia Sacerdote', più folklorico il tutolo nostrano. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Mirko tarmat2@yahoo.it (11-03-2010) Libro attuale e come l'attualità che ci circonda è estremamente poco chiaro, nebuloso, a mezze parole. Buona la trama ma poco coinvolgente.
Alla prossima caro Maestro! Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Cristiano (15-02-2010) In questo romanzo non c'è Montalbano ma per molti versi è come se ci fosse. Gli intrecci, la struttura, il modo di indagare è quello del commissario Salvo. A me è piaciuto molto, l'unica cosa che mi ha un po' messo in difficoltà (ma non più di tanto) sono stati i tanti personaggi i cui nomi, se non si ricordano bene, rischiano di confondere un pochino. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Annalia di Trieste (13-02-2010) Questo libro mi ha fatto venire in mente il vecchio film "Tutti gli uomini del Presidente" degli anni '70 (con Redford & Hoffman); dove un intera equipe di giornalisti cercava di far luce sullo scandalo-Nixon. Lo trovai molto noioso, perchè sapevo che le ichieste vanno così ... non vedevo il perchè doverlo sottolineare.
In questo romanzo, si voleva dimostrare che i Media sono il 5° potere della Politica? Perchè, non lo si sapeva?
Un tentativo di alleggerire il tutto con una storia di corna, che in qualche modo poteva ricordare "La concessione del telefono".
Mah ... per fortuna che l'Autore ha scritto molto di meglio! Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Antonella Chinaglia antonellachinaglia@gmail.com (26-01-2010) La coscienza civile di Camilleri volge la propria attenzione ai veicoli principe della comunicazione tradizionale, TV e carta stampata, arrivando a sottolineare il cattivo esempio di un modus operandi. Sebbene frutto di un’azione prettamente letteraria ne La rizzagliata, l’informazione occultata, deformata, debilitata dagli interessi personali -«La notizia del figlio dell’onorevole Caputo, tu non la dai» (p. 11)- viene a galla nel mare del silenzio (pp. 90-93). A tale informazione censurata Michele Caruso, direttore di un telegiornale regionale, si adegua impersonando il simbolo degli interessati del settore particolarmente impegnati ad evitare di dispiacere interessi di potere.
Esigue le descrizioni, che si tratti d’ambienti o persone, i particolari vengono talmente a far parte d'un tutto falsificato da risultare superflui. Personaggi trasformati in attori sul palcoscenico costruito dall’ipocrisia collettiva, da divenire ombre indistinguibili, non persone, non cittadini, non uomini e donne, bensì pupi, burattini,“cose” manipolabili, spostabili, sostituibili, cedibili, comprabili, vendibili, al pari di qualsiasi altra “cosa”.
Non è un caso che il termine “cosa”, venga ripreso abbondantemente
Tale vocabolo generico caro a Camilleri (ricordiamo il testo d’esordio Il corse delle cose, Lalli, 1978; Sellerio, 1998), sostituisce termini concreti inerenti persone/atteggiamenti che necessiterebbero di maggior attenzione, d’essere osservati non soltanto con lenti d’ingrandimento e con il microscopio, ma anche «a occhio nudo» (p. 39), ognuno con il proprio visus, con il proprio grado di discernimento, con acutezza d’ingegno.
Quasi un appello, da parte dell’anziano e saggio scrittore Camilleri, a togliere il velo d’informe a tutto ciò che per comodità o timore viene detto “cosa”, a recuperare la capacità di individuare il reale, consapevolmente, con i nomi propri, poiché come la collettività non è un’entità, una “cosa” indistinta, ma un insieme di singoli, così quanto accade è cosa di tutti. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
giorgio g (25-01-2010) Sarò monomaniaco, ma Camilleri mi piace di più quando scrive le storie del Commissario Montalbano. Non che il plot de “La rizzagliata” non sia intrigante, con le sue incursioni nella politica palermitana, non che la storia non sia piena di mistero, non che l’aleggiare della mafia su tutta la vicenda sia fuori posto, non che la descrizione dell’atmosfera elettrica di una redazione televisiva non sia coinvolgente (anche se l’autore nella Nota di chiusura giuri e spergiuri di non averne mai vista una!), non che altrettanto coinvolgenti non siano le storie di sesso del protagonista con l’amante Giuditta e con la moglie ex-moglie Giulia, non che la conclusione non sia coerente con la storia…Per carità, tutto bene, ma il Commissariato di Vigata è un’altra cosa. Voto massimo comunque! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
massimiliano (08-01-2010) Con questo libro Camilleri si affaccia nuovamente – dopo un po’ di tempo, in verità - sulla soglia dei suoi capolavori “storici” (nella duplice accezione che questo termine sottende, ovvero “appartenenti alla storia” e “memorabili”) che tutti abbiamo amato e conserviamo nella memoria, pronti a citarli con sicurezza ogni qual volta l’occasione lo richieda. Un romanzo ben costruito in cui le singole “maglie”, disseminate all’interno di ogni capitolo, si ricompongono nel finale mostrando l’intera “rete”, la “rizzagliata” del titolo. La pluralità dei personaggi e la narrazione articolata non impediscono tuttavia di seguire la vicenda, a tratti complessa, lasciando in bocca quell’amarezza e quel senso di impotenza per “il corso delle cose” propria del Camilleri più riuscito. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Roberto Magazzini (19-12-2009) E vero, questo libro divide leggendo queste recensioni. Io ad esempio lo giudico il migliore scritto negli ultimi tempi da Camilleri. Ma la vera ragione di tanta diversità di opinioni sta nel fatto che questa volta il Nostro si cimenta col genere noir politico. E il noir è difficile da digerire se non ci si è abituati. Senza fare confronti assurdi, pensiamo alla complessità e agli intrecci del grande Ellroy. Ebbene in forma naturalmente diversa, mi è sembrato di leggere un piccolo "Sicilian tabloid".
Solo quattro stelle perché cinque le ho riservate a "Un fil di fumo", "La concessione del telefono", "La forma dell'acqua" ecc..
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Francesco P. (10-12-2009) Vedo che questo libro divide.
Sono uno di quelli che lo ha adorato. Durante tutto il testo ci sono episodi incomprensibili che, alla fine, diventano chiari ed evidenti.
La spiegazione finale ricapitola anche i dettagli apparentemente più insignificanti, in un disegno logico.
Ed è questa anche la parte più sconcertante del testo: la logica, la monoliticità del disegno che fa pensare che non ci sia speranza. Tutto è già deciso, chi si oppone viene fatto fuori, fisicamente o nella reputazione. Tutti i settori della vita pubblica, stando a questo romanzo, sono inquinati. E anche i personaggi apparentemente positivi non si salvano da questa contaminazione. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Claudia (09-12-2009) Non mi è piaciuto affatto. Troppi nomi, troppi doppi sensi che però non danno corpo al libro. Noioso. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Claudio S. (05-12-2009) Il finale non mostra tutto (dice un post)? E che deve dimostrare ancora? Il più "siciliano" dei lavori di AC. Contorto come il tronco di un ulivo. Complicato come lo può essere fare politica in Sicilia. Ogni gesto,azione ha una doppia, tripla lettura. Fare il giornalista, l'uomo politico ha come dazio da pagare fare i conti con un'organizzazione criminale che non esita a infiltrare suoi adepti in ogni luogo. A volte vivere diventa un mestiere difficile. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
stefano (01-12-2009) Sono d'accordo con chi è rimasto profondamente deluso.
Purtroppo la quantità non alza sicuramente la qualità e di libri il nostro buon Camilleri ne stà sfornando veramente troppi.
Che siano scritti tutti da lui ?????
Anche se la fiducia finora riposta in questo scrittore era granitica, oggi, viste le grandi quantità di titoli editi in pochissimo tempo e le qualità purtroppo decisamente non all'altezza dei romanzi precedenti, il tarlo sta cominciando a rodere..........
Spero che in futuro, a costo di non avere un Camilleri al giorno, riesca invece a leggere un buon Camilleri ogni tanto.
Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Luca Morisi (27-11-2009) Affrettato e caotico, un guazzabuglio di nomi condensati e difficili da ricordare (è pur sempre un libro di narrativa, non un dizionario onomastico.. quindi va bene l'attenzione, ma la lettura deve essere un piacere). L'intreccio è interessante come sempre ma la generale "fretta" rovina la magia camilleriana, che pure emerge qua e là. Ho letto tutto di Camilleri, mi mancano forse 1 o 2 librini (quello su Caravaggio e poco altro). La Riazzagliata lo metto in fondo alla pila (insieme alla Stagione della caccia, che prima o poi ripiglierò in mano). Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Luca (20-11-2009) brutto. ma brutto proprio! è tutto un sottinteso, un "chi vuol capire capisce" ecc. Ebbene, io NON CAPISCO! Scusatemi, sarò lontano da un certo modo di ragionare, ma io non capisco! Ah, come rimpiango i capolavori di Camilleri, come il re di Girgenti, il birraio di Preston, la concessione del telefono ecc.
Peccato. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
gino (20-11-2009) Per me è uno dei libr migliori di Camilleri che dimostra, ancora una volta, una straordinaria capacità di immaginare storie e mondi.
La sua descrizione delle dinamiche personali nei rapporti tra informazione, politica e finanza è davvero impressionante e colpisce ancor di più se si tiene presente che lo stesso autore ha dichiarato di avere scritto questo romanzo due anni fa. Una lettura più che mai divertente e istruttiva. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
catia (15-11-2009) sono pienamente d'accordo con massimo r. Forse ho riposto troppe aspettative in questo libro; e purtroppo sono state disattese. Il mondo che descrive è sicuramente il suo, quello a cui sono abituata, cosi come le sensazioni che trasmette. MA ... mi sembra forzato, scontato, con una serie di personaggi troppo numerosa. Sembrava dovesse fare un nuovo romanzo, per forza, come per rispettare i tempi di qualche contratto . Peccato. Per riprendermi ho riletto "la mossa del cavallo" e mi sono subito sentita meglio Voto: 2 / 5 |  |  |  |
fabrizio f bianucci bianucci@micronet.it (13-11-2009) E nonostante che sia un fedelissimo fan di vecchissima data del grande Maestro AC, specie dei suoi romanzi storici e di quelli metafisici, non riesco proprio a giudicare la "La rizzagliata" se non come uno dei peggiori da lui scritti ( e mi dispiace per questo), insulso, immotivato, troppo confusionario e dispersivo, trito e ritrito, saputo e risaputo il fondo del discorso. Insomma, contrariamente alla maggior parte delle altre volte, non ho mai sentito il bisogno impellente di sedermi in poltrona per finirlo in fretta. Nessuna camilleri-dipendenza in questo romanzo.
Peccato. Voto: 1 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 28
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