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Camilleri Andrea - La rizzagliata

La rizzagliata
Zoom della copertina
TitoloLa rizzagliata
AutoreCamilleri Andrea
Prezzo
Sconto 15%
€ 11,05
(Prezzo di copertina € 13,00 Risparmio € 1,95)
Prezzi in altre valute
Dati2009, 210 p., brossura
EditoreSellerio Editore Palermo  (collana La memoria)

Disponibile per la spedizione in 1 giorno lavorativo

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Questo prodotto dà diritto a 11 poinz (solo per acquisti con carta di credito).
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Descrizione
"Il romanzo si colloca nelle vicinanze della cronaca più recente. E dà una rappresentazione storicamente ravvicinata del generale insordidamento politico: delle occulte geometrie e delle segrete intese fra poteri forti trasversali alle colorazioni stinte dei partiti; degli strusciamenti della corruzione; delle collusioni mafiose; dei vari gradi di perversione del linguaggio velato o atteggiato, elusivo o reticente, ossequioso o intimidatorio. Le apparenze abbagliano. Ed è sconsigliato denudare le parole e interpretare i fatti. L'impermeabilità della politica irradia di sé le carriere, nelle aziende pubbliche, e i passaggi dei pacchetti azionari nella Banca dell'Isola; e persino le alcove: le fedeltà e le infedeltà coniugali; l'amor costante e le passioni tattiche. La giostra, che la politica fa intorno al cadavere di una studentessa assassinata e al fidanzato raggiunto da un avviso di garanzia, viene seguita, e assecondata, dal direttore del telegiornale isolano. Anche gli innocenti, che credono di star fuori o ai margini della trama, e sanno come 'cataminarisi', hanno le loro tare e qualche inaspettato tornaconto nel romanzo. La verità è confezionabile, come qualsiasi menzogna. [...]" Salvatore Silvano Nigro

La recensione di IBS
“Rete”, è questa la traduzione letterale del termine siciliano “rizzagliata”. Rete come Internet, ma anche come “rete televisiva”, come “rete di potere” e “rete di conoscenze”, anzi, di amicizie. Ma la rizzagliata non è una rete qualunque, è una campana che ha in fondo dei piombini e che si deposita sul fondo del mare intrappolando letteralmente i pesci più lenti e meno furbi, perché quelli piccoli e veloci si liberano facilmente. A finire tra le maglie spesse della rizzagliata sono gli inermi, gli sprovveduti, quelli che non hanno ancora capito come ci si muove in certi ambienti. E c’è tutta l’amarezza del maestro siciliano in questo giallo palermitano.
A metà strada tra il noir politico e l’inchiesta, tra la denuncia sociale e la fiction, Camilleri scrive uno dei suoi migliori romanzi “di riflessione”, come Il birraio di Preston e La concessione del telefono. Ambientato a Palermo, questo romanzo non si avvale della forza demiurgica del commissario Montalbano, che penetra il mistero e scova il delinquente, ma rimane per tutto il tempo immerso nell’aria torbida di una terra spesso incomprensibile. Ed è proprio la sensazione di sciatto provincialismo che si respira sin dalle prime righe del libro, quando vengono presentati i due personaggi principali: Michele Caruso, il direttore del telegiornale regionale della Rai siciliana, e Alfio Smecca, il caporedattore della testata e suo più stretto collaboratore. Sin dalle prime battute tra i due si insinua un dubbio: è proprio necessario dare la notizia che circola per i corridoi della Procura, o forse sarebbe meglio tacere?
La questione è molto delicata: il giovane Manlio Caputo, figlio del leader del maggiore partito della sinistra siciliana, viene accusato dell’omicidio della sua fidanzata, Amalia Sacerdote, anche lei un cognome importante perché suo padre è il segretario generale dell’Assemblea Regionale siciliana. La ragazza è stata trovata morta a casa sua con il cranio fracassato da un pesante portacenere e quel cadavere crea non pochi problemi, per le rivalità politiche dei genitori dei due giovani e per le evidenti connessioni con i poteri economico, giudiziario, giornalistico e politico dell’isola, una rete solida e ben radicata nel territorio, dalla quale è impossibile sfuggire.
Con l’abilità che tutti conosciamo, Andrea Camilleri riesce a descrivere alla perfezione non solo le dinamiche che si formano all’interno dei luoghi di potere, siano esse redazioni giornalistiche, Procure della Repubblica o salotti buoni della città; ma anche la fitta trama delle conseguenze che possono scaturire da un piccolo gesto apparentemente insignificante. Asfittico e claustrofobico, forse il più psicologico dei gialli di Camilleri ci presenta un carosello di personaggi nuovi e tremendamente verosimili. Uomini e donne carichi di rancore e opportunismo, incapaci di opporsi al corso degli eventi e di sottrarsi ai capricci del potere, arrendevoli e pronti a vendersi al migliore offerente pur di compiacere l’onorevole di turno. Una visione lucidissima e disillusa, quella di Andrea Camilleri, che aggiunge un tono di nero a un noir che contiene tutti gli ingredienti giusti per trascinarci, senza fiato, fino in fondo alla pagina.

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 21 recensioni presenti.  Media Voto: 3.14 / 5

Antonella Chinaglia antonellachinaglia@gmail.com (26-01-2010)
La coscienza civile di Camilleri volge la propria attenzione ai veicoli principe della comunicazione tradizionale, TV e carta stampata, arrivando a sottolineare il cattivo esempio di un modus operandi. Sebbene frutto di un’azione prettamente letteraria ne La rizzagliata, l’informazione occultata, deformata, debilitata dagli interessi personali -«La notizia del figlio dell’onorevole Caputo, tu non la dai» (p. 11)- viene a galla nel mare del silenzio (pp. 90-93). A tale informazione censurata Michele Caruso, direttore di un telegiornale regionale, si adegua impersonando il simbolo degli interessati del settore particolarmente impegnati ad evitare di dispiacere interessi di potere. Esigue le descrizioni, che si tratti d’ambienti o persone, i particolari vengono talmente a far parte d'un tutto falsificato da risultare superflui. Personaggi trasformati in attori sul palcoscenico costruito dall’ipocrisia collettiva, da divenire ombre indistinguibili, non persone, non cittadini, non uomini e donne, bensì pupi, burattini,“cose” manipolabili, spostabili, sostituibili, cedibili, comprabili, vendibili, al pari di qualsiasi altra “cosa”. Non è un caso che il termine “cosa”, venga ripreso abbondantemente Tale vocabolo generico caro a Camilleri (ricordiamo il testo d’esordio Il corse delle cose, Lalli, 1978; Sellerio, 1998), sostituisce termini concreti inerenti persone/atteggiamenti che necessiterebbero di maggior attenzione, d’essere osservati non soltanto con lenti d’ingrandimento e con il microscopio, ma anche «a occhio nudo» (p. 39), ognuno con il proprio visus, con il proprio grado di discernimento, con acutezza d’ingegno. Quasi un appello, da parte dell’anziano e saggio scrittore Camilleri, a togliere il velo d’informe a tutto ciò che per comodità o timore viene detto “cosa”, a recuperare la capacità di individuare il reale, consapevolmente, con i nomi propri, poiché come la collettività non è un’entità, una “cosa” indistinta, ma un insieme di singoli, così quanto accade è cosa di tutti.
Voto: 5 / 5

giorgio g (25-01-2010)
Sarò monomaniaco, ma Camilleri mi piace di più quando scrive le storie del Commissario Montalbano. Non che il plot de “La rizzagliata” non sia intrigante, con le sue incursioni nella politica palermitana, non che la storia non sia piena di mistero, non che l’aleggiare della mafia su tutta la vicenda sia fuori posto, non che la descrizione dell’atmosfera elettrica di una redazione televisiva non sia coinvolgente (anche se l’autore nella Nota di chiusura giuri e spergiuri di non averne mai vista una!), non che altrettanto coinvolgenti non siano le storie di sesso del protagonista con l’amante Giuditta e con la moglie ex-moglie Giulia, non che la conclusione non sia coerente con la storia…Per carità, tutto bene, ma il Commissariato di Vigata è un’altra cosa. Voto massimo comunque!
Voto: 5 / 5

massimiliano (08-01-2010)
Con questo libro Camilleri si affaccia nuovamente – dopo un po’ di tempo, in verità - sulla soglia dei suoi capolavori “storici” (nella duplice accezione che questo termine sottende, ovvero “appartenenti alla storia” e “memorabili”) che tutti abbiamo amato e conserviamo nella memoria, pronti a citarli con sicurezza ogni qual volta l’occasione lo richieda. Un romanzo ben costruito in cui le singole “maglie”, disseminate all’interno di ogni capitolo, si ricompongono nel finale mostrando l’intera “rete”, la “rizzagliata” del titolo. La pluralità dei personaggi e la narrazione articolata non impediscono tuttavia di seguire la vicenda, a tratti complessa, lasciando in bocca quell’amarezza e quel senso di impotenza per “il corso delle cose” propria del Camilleri più riuscito.
Voto: 4 / 5

Roberto Magazzini (19-12-2009)
E vero, questo libro divide leggendo queste recensioni. Io ad esempio lo giudico il migliore scritto negli ultimi tempi da Camilleri. Ma la vera ragione di tanta diversità di opinioni sta nel fatto che questa volta il Nostro si cimenta col genere noir politico. E il noir è difficile da digerire se non ci si è abituati. Senza fare confronti assurdi, pensiamo alla complessità e agli intrecci del grande Ellroy. Ebbene in forma naturalmente diversa, mi è sembrato di leggere un piccolo "Sicilian tabloid". Solo quattro stelle perché cinque le ho riservate a "Un fil di fumo", "La concessione del telefono", "La forma dell'acqua" ecc..
Voto: 4 / 5

Francesco P. (10-12-2009)
Vedo che questo libro divide. Sono uno di quelli che lo ha adorato. Durante tutto il testo ci sono episodi incomprensibili che, alla fine, diventano chiari ed evidenti. La spiegazione finale ricapitola anche i dettagli apparentemente più insignificanti, in un disegno logico. Ed è questa anche la parte più sconcertante del testo: la logica, la monoliticità del disegno che fa pensare che non ci sia speranza. Tutto è già deciso, chi si oppone viene fatto fuori, fisicamente o nella reputazione. Tutti i settori della vita pubblica, stando a questo romanzo, sono inquinati. E anche i personaggi apparentemente positivi non si salvano da questa contaminazione.
Voto: 5 / 5

Claudia (09-12-2009)
Non mi è piaciuto affatto. Troppi nomi, troppi doppi sensi che però non danno corpo al libro. Noioso.
Voto: 1 / 5

Claudio S. (05-12-2009)
Il finale non mostra tutto (dice un post)? E che deve dimostrare ancora? Il più "siciliano" dei lavori di AC. Contorto come il tronco di un ulivo. Complicato come lo può essere fare politica in Sicilia. Ogni gesto,azione ha una doppia, tripla lettura. Fare il giornalista, l'uomo politico ha come dazio da pagare fare i conti con un'organizzazione criminale che non esita a infiltrare suoi adepti in ogni luogo. A volte vivere diventa un mestiere difficile.
Voto: 5 / 5

stefano (01-12-2009)
Sono d'accordo con chi è rimasto profondamente deluso. Purtroppo la quantità non alza sicuramente la qualità e di libri il nostro buon Camilleri ne stà sfornando veramente troppi. Che siano scritti tutti da lui ????? Anche se la fiducia finora riposta in questo scrittore era granitica, oggi, viste le grandi quantità di titoli editi in pochissimo tempo e le qualità purtroppo decisamente non all'altezza dei romanzi precedenti, il tarlo sta cominciando a rodere.......... Spero che in futuro, a costo di non avere un Camilleri al giorno, riesca invece a leggere un buon Camilleri ogni tanto.
Voto: 1 / 5

Luca Morisi (27-11-2009)
Affrettato e caotico, un guazzabuglio di nomi condensati e difficili da ricordare (è pur sempre un libro di narrativa, non un dizionario onomastico.. quindi va bene l'attenzione, ma la lettura deve essere un piacere). L'intreccio è interessante come sempre ma la generale "fretta" rovina la magia camilleriana, che pure emerge qua e là. Ho letto tutto di Camilleri, mi mancano forse 1 o 2 librini (quello su Caravaggio e poco altro). La Riazzagliata lo metto in fondo alla pila (insieme alla Stagione della caccia, che prima o poi ripiglierò in mano).
Voto: 1 / 5

Luca (20-11-2009)
brutto. ma brutto proprio! è tutto un sottinteso, un "chi vuol capire capisce" ecc. Ebbene, io NON CAPISCO! Scusatemi, sarò lontano da un certo modo di ragionare, ma io non capisco! Ah, come rimpiango i capolavori di Camilleri, come il re di Girgenti, il birraio di Preston, la concessione del telefono ecc. Peccato.
Voto: 1 / 5

gino (20-11-2009)
Per me è uno dei libr migliori di Camilleri che dimostra, ancora una volta, una straordinaria capacità di immaginare storie e mondi. La sua descrizione delle dinamiche personali nei rapporti tra informazione, politica e finanza è davvero impressionante e colpisce ancor di più se si tiene presente che lo stesso autore ha dichiarato di avere scritto questo romanzo due anni fa. Una lettura più che mai divertente e istruttiva.
Voto: 5 / 5

catia (15-11-2009)
sono pienamente d'accordo con massimo r. Forse ho riposto troppe aspettative in questo libro; e purtroppo sono state disattese. Il mondo che descrive è sicuramente il suo, quello a cui sono abituata, cosi come le sensazioni che trasmette. MA ... mi sembra forzato, scontato, con una serie di personaggi troppo numerosa. Sembrava dovesse fare un nuovo romanzo, per forza, come per rispettare i tempi di qualche contratto . Peccato. Per riprendermi ho riletto "la mossa del cavallo" e mi sono subito sentita meglio
Voto: 2 / 5

fabrizio f bianucci bianucci@micronet.it (13-11-2009)
E nonostante che sia un fedelissimo fan di vecchissima data del grande Maestro AC, specie dei suoi romanzi storici e di quelli metafisici, non riesco proprio a giudicare la "La rizzagliata" se non come uno dei peggiori da lui scritti ( e mi dispiace per questo), insulso, immotivato, troppo confusionario e dispersivo, trito e ritrito, saputo e risaputo il fondo del discorso. Insomma, contrariamente alla maggior parte delle altre volte, non ho mai sentito il bisogno impellente di sedermi in poltrona per finirlo in fretta. Nessuna camilleri-dipendenza in questo romanzo. Peccato.
Voto: 1 / 5

Nunziante Rusciano nunziante.rusciano@tin.it (09-11-2009)
Stimo Camilleri, in qualche altra mia recensione ad un suo libro ho scritto che egli é scrittore fine ed elegante quando non scrive di Montalbano, trovo purtroppo questo suo ultimo libro di cattivo gusto soprattutto oggi, in questo contesto storico sociale che fa del turarsi le orecchie la sua religione,fuori rigo anche la chiusura al libro, no, non convince. Non so perché, ma questo libro per quelle strane associazione di idee mi ha richiamato alla mente e fatto rileggere alcune splendide pagine di Rousseau, che nel suo Dizionario sull'Origine e i fondamenti della disuguaglianza fra gli uomini chiarisce un aspetto molto importante del carattere umano:chi non reagisce di fronte ai crimini, alle ingiustizie, colui che si gira da un altra parte per non vedere chi soffre o viene umiliato pratica la religione dell'indifferenza Questo fa il personaggio principale del libro, resta indifferente, distaccato a ciò che succede intorno a lui, unicamente ed esclusivamente per propio tornaconto, egli é connivente con la mafia politica e non, chi é connivenmte é colpevole allo stesso modo e degli stessi crimini, connivenza e indifferenza che non accende in lui il sentimento opposto:un moto d'orrore verso tutto ciò che sta accadendo. Egli non prova compassione per "l'altro" di colui che viene ucciso,sentimento che invece prova il galeotto nella Favola delle api sempre di Rousseau,(cito due libri che vanno assolutamente letti oggi). Mi sono anche chiesto se Camilleri invece, voleva in un gioco sadico e perverso suscitare come ha fatto Rousseau un moto di indignazione, risvegliare le coscienze dei non-compassionevoli, di chi si gira dall'altra parte quando un suo simile viene sopraffatto, oppure risvegliare dal sonno giusto i compassionevoli che si preoccupano dei problemi del mondo e chiudono gli occhi e sono sordi al lamento dell'uomo ucciso sotto casa; potrei provare oppure trovare (filosoficamente discutendo) una giustificazione o una condanna al libro,ma resto fermamente compassionevole.
Voto: 1 / 5

Luigi (08-11-2009)
Un altro bel libro senza Montalbano. Difficile da leggere? Tanto meglio. Siamo qui più vicini al noir che il giallo. La scrittura di Camilleri è sempre magistrale. La vicenda, derivata dall'attualità odierna, costruita volutamente tortuosa con personaggi che vengono, partono. L'attenzione del lettore è richiesta. Ottimo quidi.
Voto: 5 / 5

valeria (07-11-2009)
Bel libro. Si fatica però a ricordare i nomi dei personaggi. Troppi e introdotti poco. Potrebbe essere davvero utile un elenco iniziale.
Voto: 4 / 5

NADIA3 (05-11-2009)
Un giallo senza Montalbano non è un giallo ma un esercizio di scrittura sempre apprezzabile ma anche piuttosto confuso,che non aggiunge altro e che fa sorgere una domanda spontanea:perchè?Forse vuole essere una denuncia al malaffare imperante o alle vare collusioni tra malavita e potere ma sinceramente in un libretto cosi' il risultato è solo una gran confusione tra nomi e un finale ambiguo che non dà nessuna risposta.Attedo fiduciosa il prossimo libro con Montalbano!
Voto: 3 / 5

Linda (04-11-2009)
Romanzo piacevole e ben scritto. Trama interessante ed attuale. Note dolente: la confusione nei personaggi secondari.
Voto: 4 / 5

Arcangela Cammalleri (02-11-2009)
La Rizzagliata di Andrea Camilleri Anche questa volta Camilleri ha teso la rete ai suoi fedeli lettori che non sono 25, li ha incastrati in questa storia in cui è complicato districarsi anche se non sono i pesci “ cchiù stùpiti o cchiù lenti, ma lo stesso non si sono scansati ’n tempo”. Relazioni pericolose, macchinazioni, geometrie occulte e disegni criptati s’intersecano in un gioco che di teatrale ha poco e di reale molto, la politica volta e travolta, come le cronache ci insegnano, nel suo inesorabile deviamento verso sordidi obiettivi ed interessi personali. Camilleri fa muovere i personaggi come dentro una scacchiera, le mosse delle pedine inizialmente un po’ imprecise, reticenti, man mano trovano la loro naturale collocazione e alla fine non c’è la sorpresa o il botto come se fin da principio una strategia pianificata portasse alla risoluzione del caso “Ad usum Delphini”. L’imbarbarimento della società e sommamente della politica, il malaffare, la corruzione globalizzati, un blob che ingloba partiti politici, finanza, magistratura, mafia, poteri pubblici…il tutto mixato da battute mordaci e allusive, con il doppio senso della parola siciliana che l’autore orchestra con svariate coloriture stilistiche.
Voto: 4 / 5

Fabrizio (30-10-2009)
Libro mediocre, dove il protagonista ragiona come Montalbano, ma non può agire perché non è un poliziotto bensì un giornalista. L'intreccio è confuso. Gioverebbe un elenco iniziale con il nome dei personaggi e il loro ruolo, come nei libri della Christie. Poco ironico e troppo morboso (senza motivo). Camilleri, nelle note conclusive, ammette la sua ignoranza sui retroscena del mondo bancario, giornalistico e politico e sembra quasi vantarsene. Francamente non si capisce il perché...
Voto: 2 / 5

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