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Recami Francesco - Prenditi cura di me | Stefano ha quarant'anni, vive a Firenze e la sua vita fa acqua. Non ha figli e la moglie lo ha lasciato. E dopo due attività messe in piedi con amici e presto fallite, si ritrova a fare il trasportatore con partita Iva per una coop. Pieno di debiti. Capace soltanto di inconsistenti fantasie, brevi come uno spot pubblicitario. Per anni, suo obiettivo è stato impadronirsi del gruzzolo depositato sul conto bancario della madre: per raggiungerlo non ha risparmiato bassezze (perfino una finta gravidanza della moglie). Ma l'anziana signora non ha mai ceduto: convivono in lei le chiusure sospettose del mondo contadino e la nuova grettezza urbana. E una donna anziana e nel suo rapporto con il figlio e con il marito morto si riflette tutta l'ansia solitaria di chi è maggioranza anagrafica ed è nel contempo fuori posto nella nuova società italiana che affida a badanti la vecchiaia. La partita crudele tra i due sembra risolversi quando la madre ha un ictus. Una morte sospesa che però di partita ne apre un'altra: ora è Stefano che deve prendersi cura della madre, e questa responsabilità lo tramortisce. C'è da affrontare l'inferno dell'insensatezza delle strutture sanitarie, della solidarietà ambigua, di un futuro caotico e congestionato come il traffico della città, che per Stefano nel suo furgone è incubo quotidiano. A questo punto non ci sarebbero più scuse per differire la sospirata delega bancaria. Poi le condizioni della madre migliorano e la signora comincia a tornare in sé.
9 recensioni presenti. Media Voto: 4 / 5Meningococco purto@libero.it (11-01-2012) bello...bello....bello..il mio primo Recami scoperto sul tavolo della biblioteca solitario!
E che sorpresa...
Spero che le prossime letture dell'autore possano darmi ancora quelle emozioni di Prenditi cura di me! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
marco ferraro (09-01-2012) Ancora un libro vicino, questo oltretutto molto vicino tanto che potrebbe anche essere una biografia: quarantenne con mamma vedova ed ex contadina; quanti riferimenti! C'è pure l'orrenda chiesa di Via Baracchini e pure il ritrovo al Mercato Ortifrutticolo. È vero che la scrittura è oggettiva, tanto da sembrare il racconto di un fatto di cronaca ma io avrei preferito anche un'analisi introspettiva dei fatti e delle volte i toni sono eccessivi forse proprio per delineare l'analisi che non fa (l'incubo del traffico, sempre ingorghi inestricabili da catastrofe è certo eccessivo), ma riflettendo i personaggi sono più che realistici.
Un libro non eccelso, ma nel complesso buono; nonostante tutto preferisco i finali da commedia e questo, pur lasciando aperte le porte per un seguito, non va in quella direzione. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Giacomo (15-12-2011) Mi ha un po deluso il finale tuttavia il libro è scritto molto bene e si legge volentieri. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
gigia (12-01-2011) Mi è piaciuto molto il linguaggio che con sfumature gergali del fiorentino ha reso vitali i personaggi e molto realistica la storia. Però non ho capito molto il senso del finale... Forse era meglio chiudere con "la Marta" alla vasca da bagno. Sarebbe sempre stato un finale ermetico, a cui attribuire un significato individuale, ma almeno non avrei avuto l'impressione che l'autore ci avesse messo una toppa tanto per chiudere con un po' più di "originalità". Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Claudia (18-12-2010) Grande ironia e un personaggio principale riuscitissimo. Sarebbe un errore cercare una trama tradizionale, il libro funziona piu' come un insieme di scene importanti. L'autore non sembra dare alcun giudizio morale, e presenta la realta' per come e'. Romanzo molto moderno che lascia grande liberta' all'intelligenza del lettore. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
flavia macchia (09-12-2010) molto deludente rispetto al primo recami.
mi aspettavo un romanzo più maturo, dotato di un cinismo e un'ironia più consistenti (mi sembravano una bella caratteristica di quest'autore) e un contenuto evidente. l'impressione che ho avuto, invece, è che recami abbia compilato per svago una pila di fogli con le sue divagazioni, e abbia smesso quando è finita la risma.
la trama, secondo me, non ha né capo né coda, ma si spaccia per brillante trovata narrativa quella che è soltanto una carenza di idee. è apprezzabile che tratti l'argomento "badanti", una realtà italiana che merita di essere affrontata in narrativa, ma spesso scade nel cliché, nel già sentito, nella retorica.
il personaggio maschile è l'unico davvero riuscito; la madre già insomma, alessia invece, la ex moglie, non ha né arte né parte, forse sarebbe stato meglio non approfondirla affatto come personaggio e farla rimanere ai margini, visto quanto sono futili ai fini dello sviluppo narrativo i brani in cui "agisce".
potrebbe essere un riuscito romanzo sull'inettitudine e l'inutilità che io non ho compreso, ma anche in questo caso mi sembra che arrivi con un centinaio di anni di ritardo sull'approfondimento letterario di questo tema!
quel che so è che sono riuscita a finirlo, ma è stata una continua delusione pagina dopo pagina. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Tom (27-11-2010) Caro Francesco, questo libro mi e' piaciuto moltissimo, di quei libri come diceva il giovane Holden che quando li hai letti poi ti va ti chiamare lo scrittore al telefono. Io vivo all'estero da anni e mi piace vedere l'Italia attraverso queste finestre cosi' pulite. Non sono affatto d'accordo con commenti di chi parla di "nuovi miserabili", "vinti", e neanche con la terza di copertina che dice che questo e' un pessimismo sociale. Ma quale pessimismo? Questa e' la vita, difficile per tutti, ed e' veramente una ventata di aria fresca sentire un Italiano che la racconta in materia cosi' pratica e "ossuta". Capisco perfettamente che alla sensibilita' Italiana questo stile puo' sembrare un po' cattivo e radicale, ma in realta' non fai altro che togliere strutture, ipocrisie e porcherie varie, e raccontare la vita per come e'. La poesia c'e' in tutte le cose, comunque, se uno vuole trovarla. Non che poi il nostro Stefano sia cosi' un perdente come magari puo' sembrare - sa sopravvivere, e anche ottenere quello che vuole. Poi va be', alla fine hai deciso di fare un po' "ta-daa", ma il racconto poteva continuare all'infinito senza alcun colpo di scena, o finire senza il focherello, che andava benisimo cosi'. I miei piu' vivi complimenti. Ti prego, continua cosi': non vincerai MAI un premio Strega, ma avrai molti ammiratori veri, duri e onesti come le tue storie. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
nihil (22-09-2010) Una vera chicca, sembra scritta da una persona che ha vissuto realmente queste situazioni. Tra l'amaro e l'ironico, ci sono sprazzi di genialità e introspezione. Libri come questi sono perle rare dell'editoria odierna. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
andrea (20-07-2010) Recami sta a Firenze come me e quindi, avendo letto di lui nelle cronache locali, come topo di biblioteca, mi sono interessato ai suoi libri da anni... tranne "l'errore di Platini" li ho letti tutti. Mi sembra che la sua crescita sia esponenziale, almeno per il mio gusto. Da "Il correttore di bozze" che non mi piacque, in un crescendo continuo, siamo arrivati a questo vero capolavoro. Finalmente qualcuno che in modo asciutto ma partecipato al tempo stesso, senza finte compassioni e senza disprezzo o disinteresse, parla dei vinti "normali" quei milioni di sconfitti senza speranza, che anche se non sono dei veri "drop out" da cronaca nera o da caritas, si trascinano con fatica in questo mondo di solitudine che sono le nostre città sempre più vecchie. Amarissimo romanzo eppure così piacevole... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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