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Sjöwall Maj; Wahlöö Per - La camera chiusa | È una giornata assolata a Stoccolma e in una banca del centro riesce una rapina solitaria. Autore, sembra, una donna giovane. Questa, in fuga con il ricco bottino, ha fulminato con un colpo di pistola il solito che cercava di fare l'eroe. "Bulldozer" Olsson, entusiasta ed accanito procuratore, è sicuro che il colpo sia parte di un elaborato piano criminoso. Dietro questa ipotesi sguinzaglia la squadra speciale. Lo stesso giorno, Martin Beck, appena uscito da una lunga convalescenza e moralmente a pezzi come il suo matrimonio, da solo, senza i suoi, inizia a indagare su uno strano fatto. Un cadavere è stato rinvenuto in un monolocale: un anziano indigente, una pallottola gli ha spaccato il cuore. La camera è internamente chiusa, e il caso si avvia ad essere frettolosamente archiviato come suicidio; ma allora, dov'è l'arma? Metodico, implacabile e triste, mentre gli altri elaborano trappole clamorose, Martin affronta l'enigma da camera chiusa. Nessuno crederebbe che la rapina e il cadavere misterioso siano le due facce dello stesso imbroglio. Solo lui e forse perché si sente anch'egli dentro una camera chiusa. Per chi volesse conoscere cosa sia davvero «il poliziesco procedurale» e perché Sjòwall e Wahlòò ne sono considerati il re e la regina, questo nuovo romanzo della serie è la lettura adatta. C'è il coro rumoroso dei poliziotti, con le loro capricciose personalità; c'è la galleria variegata dei personaggi; e c'è la razionalità di un'indagine dalla logica metodica. Håkan Nesser, uno dei più celebrati giallisti scandinavi contemporanei, scrive nella nota conclusiva di questo romanzo: «Era il 1972… Ricordo che acquistai “La camera chiusa” nella libreria Ludquist di Uppsala la settimana stessa in cui uscì. Lo lessi d’un fiato, me lo gustai appieno e lo passai alla persona successiva alla comune. Sicuramente la mia copia venne letta da dieci persone il primo mese dopo la pubblicazione del libro. C’era una specie di coda».
In Svezia, negli anni Settanta, Maj Sjöwall e Per Wahlöö erano due scrittori di culto. Marito e moglie, attivisti di sinistra in un periodo in cui essere di sinistra significava votare in un certo modo e avere degli avversari politici ben definiti, tra il 1965 e il 1975 scrissero dieci romanzi dedicati alla figura ruvida e romantica del commissario di polizia Martin Beck. Fu un successo immediato, che oggi viene celebrato con la pubblicazione in Italia di tutta la serie poliziesca.
Ne La camera chiusa, il nono episodio, Martin Beck, come sempre malinconico e amaro nelle considerazioni sul mondo che lo circonda, rientra in servizio dopo la violenta sparatoria di cui è stato vittima nel precedente romanzo L’uomo sul tetto - da cui venne tratto l’omonimo film di Widerberg. Senza sua moglie da cui si è separato, e senza famiglia, il capo della sezione omicidi di Stoccolma, si risveglia dall’incubo della convalescenza una mattina di luglio e si rimette al lavoro. Martin Beck è un uomo di mezza età che ama guardarsi intorno e conoscere il perché delle cose. Con il tempo la situazione del suo Paese si è lentamente sfaldata: cresce il malessere sociale e la miseria, aumentano i suicidi e la microcriminalità, il sistema sanitario è al collasso, la polizia è in carenza di organico, incapace di intervenire mentre i cittadini hanno paura. I poliziotti sono perlopiù incapaci: quei pochi che dimostravano un minimo di attaccamento al lavoro si sono licenziati sopraffatti dalla brutalità del sistema; gli altri, ottusi e ridanciani, si divertono a leggere romanzi gialli e a trovare riscontri in improbabili ipotesi accusatorie.
Martin Beck non ha mai letto un libro giallo e odia gli errori procedurali dei suoi colleghi. Quando sfoglia per la prima volta il dossier riguardante il primo caso che gli viene assegnato, non può fare a meno di notare la totale incuria con cui vengono condotte le indagini, stesi i verbali, cercate le prove. La carenza di organico non può essere un’attenuante.
Il cadavere di un uomo, un anziano indigente, probabilmente ubriaco, viene rinvenuto dalla polizia a distanza di molti giorni dalla morte, riverso sul pavimento di casa sua, in evidente stato di decomposizione. La porta è chiusa dall’interno con diverse mandate, le finestre sigillate con il nastro adesivo. La polizia porta via il corpo in tutta fretta, liquidando il caso come suicidio, ma non si accorge del referto dell’autopsia: morte a seguito di esplosione da arma da fuoco. Il problema è che la pistola che ha sparato il colpo, nella camera chiusa, non c’è.
Forse neanche Martin Beck può risolvere questo caso, forse il suo intuito lo sta portando fuori strada e il suo caso non ha niente a che fare con un'altra indagine che sta tenendo col fiato sospeso il commissariato di polizia di Stoccolma: una misteriosa ragazza che, dopo una rapina in banca, ha lasciato un cadavere dietro di sé.
Forse, invece, ha ancora una volta ragione lui, e bisognerà leggere fino in fondo questo magistrale giallo svedese per capire cosa sia esattamente un “poliziesco procedurale” e quanta stoffa sia necessaria per inventare un genere.
10 recensioni presenti. Media Voto: 4.1 / 5fabio j. (05-03-2012) A mio avviso un ottimo romanzo! Divertente e spiazzante, con la polizia svedese che non ne azzecca una. Gli autori imbastiscono una trama geniale e, passando dalle inevitabili critiche alla società svedese, portano il lettore ad un finale assolutamente perfetto. Un gran romanzo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
silvia (24-03-2011) A quanto pare sono l'unica voce fuori dal coro..ma per me è stata una delusione..
Mi aspettavo un giallo basato sull'enigma più classico del mondo e mi sono ritrovata con una critica fata in modo ironico della società svedese,che mi è pure piaciuta perchè non è affatto pesante , anzi a tratti divertente ,ma è indubbiamente l'argomento protagonista del libro..io mi aspettavo tutt'altro..quindi a meno che non conosciate gli autori e vi piacciano ,non fatevi trarre in inganno dalla trama.. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
TG (29-01-2011) Ho letto tutti i libri della coppia Sjowall & Wahloo,ma devo dire che questo è veramente diverso.
Un po' più lungo degli altri,un poco più cupo ma tiene su in ogni momento.
L'autentico Martin Beck è qui, cosa che invece attribuivo a "Roseanna",nonostante in "la camera chiusa"è divorziato.
Anche qui come in altri romanzi,ma forse anche più,sono documentati esplicitamente i problemi e i controsensi della società svedese e delle sue regole. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
paola augusta estella (24-01-2011) piu' che un giallo!non solo un giallo :un'analisi storica dei primi anni '70,in quella svezia che consideravamo ultra moderna,mentre invece era una societa' in forte disagio tutta apparenza! martin beck,il nostro protagonista e' cupissimo...fino a quando ,qualcuno che sembra un umamo,gli aprira' il cuore di nuovo all'umanita'.Da leggere Voto: 4 / 5 |  |  |  |
jane (17-01-2011) Sì, concordo, è superiore agli altri della coppia S.-W. La forte dose d'ironia si accompagna all' indubitabile componente di casualità. I riferimenti alla società svedese del 1972 e i giudizi feroci sull'inefficienza della polizia sembrerebbero datati, se non tornassero a distanza di tempo in Persson e Mankell. Esilarante l'irruzione della polizia in casa di due sospetti, sembra una scena dell'ispettore Clouseau ! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Carlo (11-12-2010) Dal punto di vista strettamente giallistico il migliore della serie.
La soluzione dell'enigma "camera chiusa" nella sua semplicità è geniale!
Strepitosamente divertente la critica della polizia e della deriva della società svedese!
Mi ricorda qualcosa di più attuale e vicino!
Beck è più vulnerabile e più umano e, forse, incontra la donna giusta per lui!
Ottima lettura!
Peccato che sia il 9 libro uscito su 10! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
elda (20-11-2010) È un buon giallo che mi è piaciuto e mi ha fatto affezionare a Martin Beck, scrupoloso commissario di polizia in grado di risolvere anche i casi più difficili grazie all'ostinata determinazione, allo straordinario acume investigativo e all'attenta analisi di ogni minimo indizio. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
blaise (10-11-2010) Grande stile e ironia mordace, sicuramente un precursore del giallo svedese ma mi risulta un po' outdated.Comunque da collezionare anche perchè non ingombrante. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Giancarlo (21-10-2010) Molto interessante la postfazione di Nesser (autore che sto leggendo e consiglio - altro genere di poliziesco svedese) da leggere prima e rileggere dopo il libro. Martin Beck è un po' cambiato rispetto ai primi romanzi ma la cosa, più che da lui, parte dal Paese e dalla Società in cui vive. La "avaria" della socialdemocrazia svedese a cavallo fra gli anni '60 e '70, già presente nei precedenti lavori, ormai è "totale", permea, ancorchè diversamente dosata e sfumata, ogni momento della narrazione, arriva ad assumere tratti eccessivi e grotteschi, ma la cosa, pur appesantendo in termini di pagine il libro, non stufa.
La trama del poliziesco, in se, è forse una delle migliori della serie. GR Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Maurizio Ricci mricci_ra@libero.it (20-10-2010) C'è poco da dire; magistrale, al solito.
Effettivamente, come sottolineato anche dalla postfazione di Håkan Nesser, l'aspetto di critica alla società svedese del periodo si fa qui più pressante, tanto da appesantire un po' la narrazione (le oltre 400 pagine di questo volume sono inusuali, nel ciclo) ma la storia è buona, molto ben raccontata ed avvincente. Un classico delitto "nella camera chiusa" si intreccia alle vicende di una banda di rapinatori da "hard boiled story"....un finale inusuale, ma niente affatto banale. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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