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Molesini Andrea - Non tutti i bastardi sono di Vienna | Premio Campiello 2011.
Orgoglio, patriottismo, odio, amore: passioni pure e antiche si mescolano e si scontrano tra loro, intorbidate più che raffrenate dal senso, anch'esso antico, di reticenza e onore. Villa Spada, dimora signorile di un paesino a pochi chilometri dal Piave, nei giorni compresi tra il 9 novembre 1917 e il 30 ottobre 1918: siamo nell'area geografica e nell'arco temporale della disfatta di Caporetto e della conquista austriaca. Nella villa vivono i signori: il nonno Guglielmo Spada, un originale, e la nonna Nancy, colta e ardita; la zia Maria, che tiene in pugno l'andamento della casa; il giovane Paolo, diciassettenne, orfano, nel pieno dei furori dell'età; la giovane Giulia, procace e un po' folle, con la sua chioma fiammeggiante. E si muove in faccende la servitù: la cuoca Teresa, dura come legno di bosso e di saggezza stagionata; la figlia stolta Loretta, e il gigantesco custode Renato, da poco venuto alla villa. La storia, che il giovane Paolo racconta, inizia con l'insediamento nella grande casa del comando militare nemico. Un crudo episodio di violenza su fanciulle contadine e di dileggio del parroco del villaggio, accende il desiderio di rivalsa. Un conflitto in cui tutto si perde, una cospirazione patriottica in cui si insinua lo scontro di psicologie, reso degno o misero dall'impossibilità di perdonare, e di separare amore e odio, rispetto e vittoria.
Recensioni 1 - 20 di 29 recensioni presenti. Media Voto: 3.96 / 5Christian (25-04-2012) Il libro è scritto bene e si lascia leggere (personalmente l'ho finito in un paio di giorni), anche se la terza parte mi è sembrata un po' troppo "diluita" per quanto riguarda gli eventi, un modo come un altro per scrivere qualche pagina in più: insomma una buona lettura che non cade nella solita saga familiare (che ha pure un po' stufato). Voto: 4 / 5 |  |  |  |
V. Terzi (01-04-2012) Questo libro ha un pregio che è sempre stato raro e lo è ancor più ai giorni nostri: è scritto bene e in modo gradevole. Gli unici appunti sono un "ci" apostrofato davanti a un "ha" (ma quando mai?) e un perfetto che avrebbe dovuto essere un piuccheperfetto. Critiche da muovere al curatore, più che all'autore. Per i contenuti, trattandosi sostanzialmente di un affresco, non di un romanzo d'azione o storico (a meno di non considerare sufficiente, a questo scopo, l'ambientazione nelle campagne venete del 1917-18), ovvero di un'opera dove quello che conta è la caratterizzazione, si tratta di un romanzo valido. Trovo assurdi i commenti di chi lamenta il fatto che "non succeda niente" (affermazione assolutamente falsa) o che "non ci sia una trama". Il libro è basato sugli eventi annotati su un diario, quindi non ha senso avvicinarsi all'opera cercando un romanzo di avventura guerresca. È come entrare in una pinacoteca e lamentarsi perché le immagini dei quadri non si muovono o perché gli eventi non sono come la trama di un film: per queste cose si va al cinema. E raramente la vita è come un film. Il libro è adatto per chi cerca una lettura gradevole e mai noiosa e non ricerca vette di elevata drammaticità. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
franco (18-03-2012) Un bel romanzo, interessante,ricco di personaggi e avvenimenti drammatici, scritto in una bella lingua italiana arricchita da sapide incursioni nel dialetto veneto, che dona spessore e verità al testo. Infine, un bel racconto storico ambientato in quell'anno terribile e dimenticato che vide due nostre regioni sotto il duro tallone dell'invasione austro tedesca (novembre 1917-fine ottobre 1918)dopo la catastrofe di Caporetto: non credo che ve ne siano molti scritti dalla parte delle persone comuni e, in ogni caso, per me è il primo.
Il dramma ruota attorno ai membri di una famiglia nobiliare decaduta, che si vede occupare la propria bella villa dai soldati nemici, vivendo insieme al povero borgo circostante la misera vita degli occupati dietro il fronte del Piave, depredati e costantemente minacciati; la voce narrante è quella del giovane nipote Paolo che dovrà bruciare le tappe della propria maturazione da ragazzo a uomo nel breve spazio di dodici mesi. Il tumulto della guerra, il sangue, il dolore, la miseria e la fame, perfino il fetore e la sporcizia che essa porta con sè, occupano sempre la scena, costituendo l'incombente e minaccioso fondale delle vicende dei personaggi, i principali e i comprimari(il nonno mangiapreti fra i primi e il parroco fra i secondi soprattutto), spesso colti con benevola arguzia nelle loro debolezze e nella precarietà del vivere. E come in ogni momento di grandi lutti e minacce, l'amore carnale esplode fra il giovane Paolo e la cugina Giulia, parte integrante delle avventure che essi si trovano a vivere. Non svelo l'impennata drammatica finale che conclude adeguatamente la bella e avvincente trama del romanzo, augurandomi che altri lettori possano conoscerla con lo stesso coinvolgimento che ho provato io. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Michael Moretta michael.moretta@libero.it (05-03-2012) Libro molto bello. Solo la fine mi è parsa un poco esagerata con il plotone di esecuzione che non riesce a colpire mortalmente il corpo del ragazzo legato al palo.
Per il resto il libro è gradevolissimo pur trattando un soggetto non facile come il periodo della sconfitta italiana di Caporetto e la conseguente invasione austro-ungarica dell'Italia. Villa Spada ed i suoi abitanti, padroni e servitù, come metafora del nostro Paese e dei Paesi invasi da eserciti nemici, costretti ad essere ospiti in casa propria. Tutti i personaggi del libro sono ottimamente tratteggiati ed ognuno di essi è particolare e divertente a suo modo. Il nonno alle prese con un libro che non finirà mai e fonte di saggezza e buon umore con i suoi proverbi ed i suoi motti. La nonna, appassionata di matematica che inventa un codice per comunicare con gli alleati e che conserva un kit di clisteri che utilizza con grande enfasi. La padrona di casa che usa il suo aspetto e la sua classe per cercare di ottenere condizioni di vita migliori per la sua famiglia all'interno della propria casa invasa dai nemici. Ed il nipote che racconta la storia, alle prese con il primo amore e con tutta la crudezza della guerra. Attraverso questo libro abbiamo un'idea della vita dell'epoca, tra privazioni, difficoltà, ignoranza e crudezza. Il titolo nasce da una frase pronunciata dal prete del paese, anche lui personaggio ambivalente, da una parte animato da una profonda fede e dall'altra vigliacco e pronto ad attenersi ai nuovi ordini imposti dagli occupanti.
Nel complesso, secondo me, un ottimo libro scritto molto bene, in una bella alternanza di descrizioni, umorismo, storia. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Miriam (08-02-2012) Il mio primo libro per quanto riguarda la guerra... L'autore (che ho avuto il piacere di incontrare e che tra poco incontrerò un'altra volta) Ha detto che è da definire un romanzo con i toni della commedia....Concordo pienamente....Un libro molto scorrevole per nulla pesante... o stanzante...Lo consiglio! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Stefano stefanocrupi@hotmail.com (18-01-2012) "Non tutti i bastardi sono di Vienna" è un ottimo titolo. Peccato che il primo romanzo di Andrea Molesini, premio Campiello 2011, sia poco più che un bel compito da primo della classe che ha studiato precisamente le regole da seguire e che non cede mai alla tentazione di scardinarle.
Un'opera tranquillizzante se vogliamo, perché disciplinata e dal retrogusto classico, perfetta per le modeste pretese di uno sceneggiato televisivo, ma che ancóra troppo il proprio ritmo all'incedere ordinato del diario al quale si ispira, il "Diario dell'invasione" di Maria Spada. La sua prosa è come la donna esitante che in copertina spia l'esterno attraverso una finestra, vestita di una bellissima tunica scura ed elegante, stretta in vita da una cinghia dorata, che mai però potrà scoprirle le gambe o rivelare la potenziale voluttà del corpo che contiene.
Uscire e osare, o starsene in casa, al caldo e al sicuro, sembra chiedersi.Una serie di temi interessanti attraversa l'opera, il patriottismo, l'amore, l'odio, e la ricostruzione è perfetta nel suo riportare gli odori e i suoni di un'epoca lontana.
Eppure, la prosa calibrata di Molesini è capace di smorzare persino i momenti più intensi di pathos, come se la lancia che si è descritta fino a quel punto risultasse alla resa dei conti di colpo spuntata. Mi sarei aspettato qualcosa di più ardito da un racconto con una simile impostazione classica, un colpo di coda che la giustificasse, qualche trovata stilistica che la sbilanciasse.
"Non tutti i bastardi sono di Vienna" resta comunque un'opera prima molto ben scritta, moderatamente leggibile e piacevole, dotata di un raro equilibrio, che ci consegna un autore talentuoso in possesso di tutti gli strumenti per poter a questo punto osare. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Giovanni (11-12-2011) Buon romanzo, ottima ambientazione, si fa benleggere, descizione dei protagonisti impeccabile. Forse manca un pò di ritmo ed il titolo del romanzo sembra abbastanza casuale, tratto da una frase marginale del prete; scelta abbastanza discutibile e che male rappresenta il racconto Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Giesse (29-11-2011) Boh, pensavo meglio. Fatica a decollare, troppi personaggi e poca trama. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
jane (29-11-2011) E' un libro che si lascia leggere, ma - che peccato! - è un'occasione mancata: gli ingredienti sembravano esserci: i personaggi strambi, l'ambientazione in una vecchia villa veneta occupata dai nemici dopo Caporetto, la scrittura forbita...ma manca il ritmo, e manca anche il senso della storia (non basta dire Cecco Beppe o Cadorna per rendere viva e credibile l'ambientazione storica). Quanto alla coabitazione forzata fra vincitori e vinti, forse siamo lettori esigenti, ma dopo aver letto Nemirovsky, Vercors e Wescott questa sembra davvero una minestrina insipida. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Cheletta (14-11-2011) Meritati tutti e 3 i premi ottenuti finora. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Umberto Mottola mottolau.buggiano@gmail.com (03-11-2011) Buon romanzo storico, olfattivo, ricco di odori, ma anche denuncia degli orrori della guerra. In alcuni punti necessita, secondo me, di piccoli ritocchi formali, stilistici. Buona l'architettura della storia, ben caratterizzati i personaggi, ben dosati descrizioni, dialoghi e azioni, riesce a trasmettere emozioni. Un bravo regista ne potrebbe trarre un film non male, la trama si presta bene ad una trasposizione cinematografica. "Ci sono troppi angeli nella pittura italiana, troppi angeli e niente farfalle". Voto: 4 / 5 |  |  |  |
mati (03-11-2011) Innanzitutto non è un romanzo storico: non è romanzo in quanto non ha la benchè minima trama. Non è storico poichè la sua unica peculiarità è quella di essere ambientato in un determinato periodo, come peraltro tutte le opere. E' dunque un libretto scritto benino (lo stile è talvolta troppo compiaciuto, ma quanto meno le massime di nonno Guglielmo sono portentose) di una noia mortale, ambientato alla fine della prima guerra mondiale, che viene raccontata da un giovane di buona famiglia. Ha il pregio di tenere incollato il lettore facendogli immaginare che qualcosa accadrà; il difetto consiste nel fatto che non accade proprio nulla.Consigliatissimo a chi non prende sonno alla notte o a chi ritiene necessario sfoggiare un libro "dotto" nella propria libreria. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Augusto (21-10-2011) Bellissimo libro, scritto bene e coinvolgente. Lo stile è classico, sembra un romanzo del primo novecento, ma i personaggi sono ben caratterizzati e la trama non mi sembra affatto banale. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
vania (15-10-2011) scritto molto bene, una scrittura classica, forse di altri tempi, con proprieta' di linguaggio notevole, una profonda conoscenza della grammatica e della sintassi, dote rara oggi, dato che spesso troviamo pseudo-scrittori che ignorano cosa siano i congiuntivi e i condizionali .Peccato che la storia sia fragile, quasi inesistente, a volte noiosa, per la mancanza di avvenimenti,una storia che si trascina stancamente fino alla fine . Lo scrittore e'bravo, confidiamo che in un maggior numero di idee
alla prossima occasione . Voto: 2 / 5 |  |  |  |
enza (11-10-2011) Questo libro non mi ha entusiasmato: l'inizio è molto lento, poco delineate le figure dei protagonisti, diventa interessante solo verso la fine; un po poco per un premio Campiello. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
marcello marcello.bezzi@uniroma1.it (10-10-2011) Definirlo un romanzo storico mi sembra non appropriato anche perchè non ne ha assolutamente la dignità.Si legge bene come se fosse un telefilm anni 70 con il protagonista che per definizione non può morire. Peccato lo scarso approfondimento psicologico della storia di Loretta. Troppo,troppo poco per un Campiello Voto: 3 / 5 |  |  |  |
ant lomell@libero.it (06-10-2011) Premio Campiello 2011,
Andrea Molesini:
Non tutti i bastardi sono di Vienna
Riconoscimento a mio parere più che meritato, in quanto sia la trama che i personaggi avvincono dalla prima all'ultima pagina.
Il romanzo è imperniato sugli avvenimenti riguardanti la 1° guerra Mondiale ed è ambientato in un paesino sulle rive del Piave, a far da protagonisti sono i componenti di una famiglia veneta proprietari di una tenuta che verrà confiscata dalle truppe austro-ungariche. L'autore parte proprio dalla sensazione di esser ospiti in casa propria e da qui costruisce un bel libro infarcito di ogni gamma di emozioni, ci sono pagine in cui si descrivono gli orrori della guerra in modo brutale, così come ci sono momenti in cui il libro è pregno di sensualità e anche di arguzia e di frasi intelligenti e ad effetto. L'io narrante è un diciasettenne, Paolo, che avendo perso prematuramente i genitori si trova a vivere in casa dei nonni e saranno proprio gli anziani tutori di Paolo ad avere un ruolo fondamentale sia nella trama che nelle descrizioni e digressioni del narratore. Quello che mi ha più colpito di tutta la narrazione è la caratterizzazione dei personaggi e soprattuto le frasi e i comportamenti ben delineati di ognuno di loro. Chi leggerà questo libro sicuramente, a mio parere, sarà colpito dall'ateismo(veramente si faceva passare x buddista) del nonno Guglielmo, così come dalla praticità e dalla schiettezza di nonna Nancy. Un buon uso del dialetto fa sì che i dialoghi e le ambientazoni siano quasi visibili e i personaggi più che veritieri.Non tutti i bastardi sono...
lo scrittore con questo titolo lancia un ammonimento:
quando scoppia una guerra il male non deve essere percepito come proveniente da una sola fazione, ma bisognerebbe fare un'analisi sia esteriore che interiore più approfondita, il finale del libro ne è il classico esempio...
Bello.
Saluti Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Andrea (04-10-2011) Forse bastavano e avanzavano le memorie della Spada (da cui il romanzo prende spunto) edite nel centenario dei "ragazzi del '99". La narrazione olezza di vecchio, trama scontata, stile obsoleto (già per il 1929, epoca del narratore fittizio), storie già lette cento volte (e da parte austriaca e da parte italiana), i personaggi sembrano ricalcare stereotipi buoni per gli sceneggiati in due puntate con il Gabriel Garko e la Manuela Arcuri.
Insomma: «diambarne de l'ostia!» Voto: 2 / 5 |  |  |  |
fifhiel (04-10-2011) Consiglio vivamente l'acquisto di questo libro, avvincente, emozionante e sorprendente, l'autore tratteggia in maniera straordinaria tutti i suoi personaggi rendendoli vivi e regalando loro un'anima in carne ed ossa...un libro che avvince il lettore dal primo istante e dal quale non ci si vorrebbe staccare. Finale sorprendente...Premio Campiello meritatissimo!!! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
ernesto melcore (30-09-2011) Libro decisamente bello ed avvicente. Ottima la descrizione del periodo storico successivo alla disfatta di Caporetto. Grandissima capacità di far vivere tutti i personaggi nelle loro intime emozioni. Voto: 4 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 29
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