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Angioni Giulio - Gabbiani sul Carso | "Per Silverio Lampis, il giorno nove maggio del '93 è stato uno come tanti, fino al portone di casa. Un giorno meritevole di un buon rientro, persino con parcheggio nei dintorni. Figurarsi se adesso, sguardo miope fisso avanti a sé, Silverio Lampis nota i due carabinieri che in borghese gli stanno facendo la posta sotto casa. "Il professor Lambisse? Lambisse Silverio?", lo riscuote una voce alle sue spalle mentre infila la chiave nel portone. "Lampis", lo corregge d'istinto il professore, da sempre insofferente dello scempio del suo nome; ma frastornato subito dai gesti e le parole di presentazione, dalla sua stessa sorpresa, dal rimorso vago quando uno dei due carabinieri, quello che gli ha storpiato il nome, gli mette in mano un antiquato foglio protocollo, intestato Procura Militare della Repubblica, Padova, timbri sbavati, firme a scarabocchio". Protagonista di questo nuovo romanzo di Giulio Angioni è il mondo del dopo guerra fredda, il mondo scoppiato in miriadi di microconflitti, e in esso la deriva di senso dei singoli coinvolti. Silverio Lampis è un professore nell'Università di Trieste. In modo imprevisto si trova impastoiato in un'oscura vicenda di sospetti omicidi e traffico d'armi. È accusato, innocente, un suo allievo, adesso militare. Insieme alla sua assistente, Lampis, indagando, è forzato a conoscere una realtà in cui le parti dei buoni e dei cattivi si mescolano. E quando, dall'alto, vorranno insabbiare la verità, per i due si aprirà una partita con la vita.
Media Voto: 4.5 / 5trex (22-09-2011) Il professor Giulio Angioni in questo giallo insolito stavolta ha messo in scena un professore, che deve capire che cos'è succeso a un suo studente finito in coma all'ospedale. Solo che lo studente è anche un ufficiale dell'esercito italiano. In più siamo a Trieste, sul Carso, sulla Soglia di Gorizia, ai confini orientali d'Italia subito dopo la caduta del Muro di Berlino, con tutto quello che gli cade insieme. Per esempio la Jugoslavia, lì a due passi, che diventa subito un grande mattatoio. E non è che la nostra Italia lassù sui confini di nuovo in subbuglio non ne risenta. Ne risentono tutti, e tutti devono fare i conti con molte novità del tutto inaspettate. Intanto, che cos'è successo allo studente militare del professor Lampis? E a lui stesso, e alla sua assistente Florianic, e ai buoni e ai cattivi che spesso si scambiano le parti? Il ritmo è incalzante dall'inizio a una fine che al lettore lascia il cerino in mano. Da leggere! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
triven (19-09-2011) Mi capita di leggere l'uno dopo l'altro due romanzi della Sellerio, ambedue militari, ambedue di ambientazione triveneta, ambedue di autori universitari e ambedue del 2010: Molesini del "Non tutti i bastardi sono di Vienna", che ha appena supervinto il Campiello, ben meritato (echi di Hemingway); e questo romanzo di Giulio Angioni, "Gabbiani sul Carso" (echi di Lussu). La Grande guerra verso la fine per il veneziano Molesini, e la Guerra fredda verso la fine anch'essa, nel sardo Angioni. Narrazione pura quella di Molesini, ampia e piana in un contesto storico militare chiaro nel tempo e nei luoghi. Narrazione complessa questa di Angioni, in complessità di tempo e di luoghi. Il premio al romanzo di Molesini e la poca o nulla notizia del libro di Angioni spingerebbero a una classifica. Mi limito a un paragone, forse utile ad altri lettori. Ampio e solare Molesini, "saga" familiare nei disatri di una guerra che finisce in una chiara vittoria. Complesso e persino reticente Angioni, appunto per la più che ambigua e reticente Guerra fredda sui nostri confini orientali. Molesini ora gode di meritata notorietà. Gabbiani sul Carso di Angioni non l'ha, ma la merita. Ne consiglio la lettura in successione temporale di ambientazione: Molesini, Angioni. Si aiutano. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Malena (28-07-2010) Gabbiani sul Carso io la direi una grande narrazione su un'epoca epocale quasi non ancora per niente raccontata: l'Europa (e in essa l'Italia) e tanta parte del mondo dopo la caduta del Muro di Berlino. La vicenda sembra a prima vista soprattutto geo-politoco-militare, anche perché alcuni protagonisti e certi comprimari sono militari, nella militarizzata Italia del Nordest in disarmo, o forse invece no, mentre la Jugoslavia si disfa e si fa mattatoio etnico. In un tale sfondo post guerra fredda e in piene guerre guerreggiate, le vicende personali dei personaggi di questa storia sono reali e plausibili tanto quanto improbabili, come il mondo e la vita in quegli anni. Che continuano a essere i nostri anni. Di alcuni ci si innamora subito, di altri col tempo, e magari di più, come il tenente Manca, il professor Lampis, la Florianic. Ottima lettura. La consiglio. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
triestino (27-07-2010) Se la nozione di postmoderno ha un senso rispetto a una storia, questa raccontata da Giulio Angioni è una vicenda pubblica e privata come il romanzo classico richiede, ma immersa in un'ambiguità e in una complessità davvero postmoderna, per la vertigine del cambio dopo il Muro e lo sfaldarsi di tanto altro nel cuore dell'Europa, e degli europei, dell'ultimo decennio del millennio scorso. Azioni, parole e sentimenti si confondono e confondono, tanto quanto i buoni e i cattivi della storia, tanto da togliere ogni velleità di sufficiente o definitiva comprensione. Un intrigo postmoderno che richiede lettori postmoderni, raccontato, oltre le apparenze, ben al di fuori delle modalità previste, oltre anche la serialità e la dodecafonia, se regge la metafora musicale, dove nemmeno le parole riescono a lungo a stare in piedi. Con un po' di pazienza, un'esperienza imperdibile. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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