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Dominguez Carlos M. - La casa di carta | L'Io narrante è un docente argentino di ispanistica all'università di Cambridge, che ha sostituito una collega, Bluma Lennon, travolta mortalmente da un'auto mentre leggeva, incantata nel verso, una poesia di Emily Dickinson. Il professore riceve un libro a lei spedito, La linea d'ombra di Conrad, impastato con frammenti di cemento, recante una dedica della stessa Bluma che sembra accennare a un'avventura amorosa. Una restituzione, secondo tutte le apparenze. E non resiste alla tentazione di entrare nell'intimità di Bluma, di decifrare il mistero di un legame tranciato dal destino, che, attraverso quel testo dell'amato Conrad recuperato da chissà quale distruzione, gli manda una specie di messaggio imperioso racchiuso in un silenzio da squarciare. Approfitta così di un ritorno al suo paese, per trovarsi, tra Buenos Aires e Montevideo, dietro le tracce evanescenti di un uomo, Carlos Brauer. Era il destinatario, all'inizio di tutto, di quel volume dedicato poi restituito; e in una occasione aveva espresso su Bluma una profezia stranamente precisa. Celebre bibliofilo, prigioniero della divorante passione per le collezioni bibliotecarie, Carlos era svanito verso terre estreme, dopo aver inseguito una chimera di dominio che lo aveva precipitato nell'inquietudine o nell'insania. Raggiunto il rifugio finale del bibliofilo, sulla costiera di una finisterre sudamericana, il professore apprende finalmente il segreto che lega Bluma a Carlos: un capriccio, una beffa del tempo circolare.
Media Voto: 5 / 5Max (22-09-2011) Chi ama veramente i libri - come contenitori, non solo per il contenuto - troverà in questo breve romanzo interessanti spunti di riflessione, che coincideranno inevitabilmente ai propri pensieri, al personale modo di stare insieme ai propri straordinari compagni di viaggio. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Massimo Gatta massimo.gatta2@tin.it (26-05-2011) Non ricordo bene, forse lo citava Jacques Bonnet in un altro delizioso Sellerio, "I fantasmi delle biblioteche", o forse no. Comunque sia un romanzo dove la protagonista si chiama Bluma Lennon e muore dopo le prime cinque righe travolta da un'auto mentre, a un incrocio, è intenta a leggere le poesie di Emily Dickinson, beh direi che merita più di un 5, mettiamo 5 e lode. Se poi le pagine successive vi immergono in una atmosfera strana e sofisticata, un clima metalletterario che piace così tanto a noi metalettori, ecco il gioco è fatto: "La casa di carta" è il vostro libro della settimana, e lui ha trovato il suo lettore ideale. Cercate, però, di non finire subito queste (poche) 85 pagine. Magari interrompete la lettura per uscire col vostro compagno, o magari per innaffiare il giardino (anche se non l'avete); oppure per comprare la baguette, le fragole, pensando a quando tornerete a quella pagina 42 dove "Lui alzò un sopracciglio e finì di preparare il caffè". Ma chiedo: esistono poi davvero donne con un nome così bello come Bluma? e se esistono saranno come la dama in copertina, dipinta nel 1908 da John Lavery? o come quel cagnolino che annusa la sabbia? chissà. Forse una Bluma Lennon è esistita davvero, in qualche parte del mondo e la sua morte non è accaduta invano, se infine ha trovato un lettore amorevole e attento come voi. Oppure è stato tutto un sogno: Bluma, Carlos Brauer, Carlos Marìa Domìnguez, e forse io stesso che sto scrivendo queste righe. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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