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Pastor Ben - Il signore delle cento ossa | Martin Bora è un ufficiale della Wehrmacht, qui cronologicamente agli albori della sua carriera investigativa. Bora è un gentiluomo di antica nobiltà guerriera, fascino tenebroso, amante sfortunato, temperamento di severità kantiana, ma soprattutto roso, fino al disagio fisico tangibile, dalla contraddizione che non sa risolvere. Egli ha giurato obbedienza, e il codice d'onore gli vieta deroghe, ma cresce in lui la consapevolezza degli orrori dei nazisti, che disprezza per odio politico, per arroganza aristocratica, ancor più perché offendono il suo senso etico ed estetico. La carriera di Bora nel controspionaggio è appena iniziata. Il compito è quello di accompagnare una trilaterale tedesco-nipponico-italiana, una conferenza di affari e di scambio di tecnologie militari. Ma è una copertura. La missione reale è di indagare attorno al "Signore delle cento ossa", una spia che secondo una prima ipotesi si identifica nella persona di Ishiro Kobe, rigido generale giapponese. Una mattina, andando a prelevare Kobe per una cavalcata, scopre la scena raccapricciante del primo omicidio:. Nel bagno accanto, annegato nel sangue, l'aiutante Nogi. Sembra un delitto di onore, o di passione. Ma Bora si orienta diversamente: un terzo è penetrato nella stanza, l'assassino. Tra mistificazioni, altri delitti, tradimenti, Martin Bora si inoltra negli ambienti lividi dove la guerra incombente favorisce intrighi come pozioni venefiche. E dove perderà la sua fiducia.
7 recensioni presenti. Media Voto: 4.14 / 5Luciano (23-09-2011) Una storia complessa ma sottile. Niente effettacci, ma un uso intelligente dei "luoghi comuni" del giallo. Un'attenzione precisa alle psicologie dei personaggi e all'attendibilità del contesto storico. Uno stile che, pur permettendosi frasi di più di tre parole (grazie al cielo!), ha una forte scorrevolezza. Sconsigliato a chi ama i gialli fumettistici o narrativamente sciatti. Consigliato a chi vuol divertirsi in maniera non banale. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Hit_Man (18-09-2011) Sono rimasto fortemente deluso da questa autrice, enormemente quotata a livello internazionale e in grado di scrivere parecchi romanzi di buon successo sul tenente Martin Bora, improvvisato investigatore nella Germania in predicato di entrare nel secondo conflitto mondiale.
L'autrice, qui alla sua ultima fatica ma che fa risalire agli inizia della "carriera investigativa" di Bora la storia, srotola una narrazione lenta e troppo logorroica, ingessata quanto noiosa e insistente su minuzie e particolari che forse dovrebbero suggerire erudizione sul periodo storico, ma che fanno sprofondare nel tedio assoluto chi legge.
Non c'è un palpito, un guizzo, il piattume regna sovrano, perfino gli omicidi non eccitano né rendono più misteriosa e effascinante la trama, e le derive orientaleggianti hanno sapore di già visto e già sentito.
Più volte avrei voluto mollare il libro, anzi l'ho fatto in due occasioni, ma per una sorta di masochismo, o di patriottismo letterario, ho voluto insistere, non volendo credere che un'autrice considerata brava, si rivelasse per cotanta esiguità narrativa. Ma chi tributa gloria e onori a certi scrittori?
Voglio persuadermi che mi sia capitata una mela marcia dal cesto, e che forse gli altri (tanti) romanzi della serie siano migliori (cosa non difficile) di questo... ma sono davvero deluso di questo insensato pasticcio Voto: 1 / 5 |  |  |  |
nadia (30-06-2011) Primo romanzo che leggo di questa autrice, che pure conoscevo di fama. Ottimo libro, davvero avvincente, e in effetti il personaggio principale, Bora, è raffigurato benissimo. Ora dovrò mettermi in pari con le altre inchieste di questo soldato investigatore! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Marcello B. (23-06-2011) Seconda avventura pre-guerra per Martin Bora: dalla Spagna assolata alla piovosa Lipsia, il nostro eroe è sempre giovane, bello, tormentato e politicamente ingenuo. Ma qui, nelle eleganti sale di una conferenza con i giapponesi, qualcosa comincia a rompersi nelle granitiche convinzioni del tenente Bora... Si può prendere coscienza della malvagità del mondo attraverso un duplice omicidio (per di più un tantinello perverso, sadomaso-gay)? Come no, a maggior ragione se si è dei cattolici convinti come Bora, che, lancia investigativa in resta, dipanerà il caso, scoprirà colpevole e movente... e si accorgerà che, oltre ad aver servito il suo concetto di giustizia, è salito a bordo di un treno che lo porterà dritto dritto all'inferno. Quando ne scenderà, se glielo permetteranno? Forse nel 1945, quando non rimarrà più nulla delle sue speranze giovanili? Sta proprio qui il fascino del personaggio e della sua bravissima autrice: giallo, nero, nerissimo, ma soprattutto avvincente racconto delle avventure di un'anima, romanzo morale senza essere moralistico, storia avventurosa che non si limita a intrattenere ma ti costringe, quasi tuo malgrado, a qualche riflessione piuttosto scomoda... Insomma, per l'ennesima volta un gran bel libro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Nicoletta (04-06-2011) In assoluto tra i migliori gialli storici degli ultimi anni. Deve qualcosa sia a Le Carrè che a Len Deighton, però è molto molto personale. E tiene alla grande fino all'ultima delle sue quattrocento pagine. Ci si diverte e si riflette, combinazione rara nei thriller correnti. Ma qui siamo decisamente sopra il genere; questa è ottima narrativa e basta. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Kenny79 (27-05-2011) Era ora che Martin Bora tornasse in libreria. Questo è un personaggio che più la serie va avanti (e indietro) nel tempo, più acquista spessore, simpatia e fascino, nonostante militi nell'esercito della Germania nazista. Questa storia poi è tra le più riuscite, non solo per il confronto-scontro tra mondo europeo e mondo orientale, ma anche per l'intreccio giallo, che richiama un po', per bravura e perfezione, quelli di Agatha Christie. Forse questo libro avrebbe dovuto chiamarsi "Dieci piccoli giapponesi"! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Oriana (17-05-2011) Incrocio esotico-europeo di giallo (anche in senso orientale) e nero (soprattutto in senso nazista). Bella trama, bellissima atmosfera, personaggi indovinati. E' notevole come ben Pastor riesca a raffigurare il suo personaggio preferito, Martin Bora, ogni volta come se fosse nuovo e originale. Però, visto che questo è ancora un prequel (si svolge a Lipsia nel 39), ancora non sappiamo che fine farà Bora alla fine della Seconda guerra mondiale. Quando si dice tenere sulla corda i lettori... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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