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Benni Stefano - La traccia dell'angelo | Un Natale degli anni Cinquanta. Tutta la famiglia è riunita intorno all'albero, che porta sulla cima un puntale con l'effigie di un angelo che il piccolo Morfeo fissa incantato; ora il bambino si allontana, si rannicchia presso una finestra, quando una persiana si stacca piombandogli sul capo. Il trauma lo lascia per giorni tra la vita e la morte. Ciò che segue è il tempo di Morfeo, da quel disgraziato incidente agli anni futuri. Ma ciò che segue può essere letto come un lungo delirio, come un sogno oppure come un racconto di verità alterato dal dolore, un dolore che c'è sempre, acquattato nelle pieghe della vita, e periodicamente mostra la smorfia. Morfeo cresce, diventa scrittore, incontra il mondo e i suoi curiosi abitanti: ha amici, passioni, e un amatissimo figlio. Ma tutto il suo cammino è segnato dalla malattia, forse eredità di quella ferita, forse no, che lo rende diverso e non mette d'accordo i medici, tantomeno l'industria delle cure. Superbia, vanità, incompetenza, ma soprattutto il cinico affarismo lo lasciano in balia dei farmaci, ne diventa dipendente, le sue giornate sono ritmate da quel "dominio chimico".
Media Voto: 2.25 / 5Tiziana (11-02-2012) io l'ho trovato un libro magico e toccante, con un fraseggio agrodolce, immagini carezzevoli e graffianti al tempo stesso; le parole sembrano un sussurro ma gridano, sembrano idilliache ma pugnalano; non mi chiedo chi o cosa ci sia dietro tanto dolore o pessimismo, ma mi godo ogni singola riga che è scritta in modo grandioso e avvolgente. di certo non è il Benni tragicomico e spassoso di un tempo, ma chissene importa, ha comunque fatto centro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
max (01-12-2011) Purtroppo da margherita dolce vita in poi i libri di Stefano Benni sono solo imitazioni poco riuscite di sè stesso. Personaggi abbozzati e senza spessore, ripetizioni di clichè abusati e trame poco chiare e non credibili. Eppure Benni è un grande scrittore, se non ha nulla da dire può permettersi un periodo anche lungo di silenzio, lasciando parlare per lui quanto di bello ha saputo scrivere negli anni. Per tornare quando e come vuole, ma non così. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Giacomo Di Girolamo giacomo@ilvolatore.it (25-10-2011) "Vi devo ringraziare perchè pensando a voi ho immaginato qualcosa che non era solo paura, medicina e dolore". Sta tutto in questa frase, il racconto di Benni. Lo ha scritto perchè stava male, molto male. Lo ha aiutato a guarire l'amore per suo figlio, il suo angelo. E la scrittura di questo breve romanzo, fatta essenzialmente per lui, per i suoi demoni. Non è una lettura facile, nè piacevole. La trama è scomposta, i registi ballerini. L'importante, comunque, è che almeno per lui questa medicina abbia funzionato". Voto: 1 / 5 |  |  |  |
kimba (22-09-2011) Benni e' invecchiato, purtroppo. Troppo spesso questo racconto si lascia andare a invettive un po' vuote e banali. Per l'autore tutto era bello trent'anni fa: i giocattoli, le luci di natale, le persone. Tutto appare misero e artefatto al giorno d'oggi. Una visione comprensibile per un anziano, ma fastidiosa da ribadire ad ogni pagina. La visione del mondo e' manichea: il medico Poiana sembra tratto dal "cattivo" di un libro per bambini. I luoghi comuni sulla medicina sono egualmente unidirezionali e banalizzanti: i medici pensano solo a guadagnare, le medicine sono droghe cattive che servono a rendere schiave le persone. Gli stessi dialoghi appaiono artefatti: per esempio un dottore confessa che gli hanno insegnato a tenere il malato "spento, controllato dal nostro potere chimico e celestiale". La narrazione e' frammentaria e senza una direzione precisa. Si salva qualche spunto poetico... Purtroppo l'eta' non risparmia nemmeno i grandi scrittori. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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