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Fontana Giorgio - Per legge superiore | "Per legge superiore" è prima di tutto il ritratto di un magistrato di fronte a un dilemma morale che gli fa percepire, con abbagliante chiarezza, quanto sia divenuta inadeguata l'idea di giustizia che coltiva da sempre. Roberto Doni ha più di sessant'anni, fa il sostituto procuratore a Milano, è sobrio, formale, ineccepibile. Il suo pensiero prevalente è l'ultimo passo della carriera, il più alto: ma non è un uomo di potere. Prende il privilegio come vive il resto, come cosa dovuta, inevitabile. Così Milano gli sembra operosa, prevedibile, asettica, ma in fondo straniera a tutti; la bella moglie, con la sua intelligenza, con il suo ragionevole amore, lo appaga; lo stupisce appena l'atteggiamento della figlia lontana, che gli sembra sempre un tacito, inspiegabile, rimprovero. A quest'uomo, che non s'è più incontrato con il tormento del dubbio da quando, agli inizi, dialogava con un collega coraggioso che gli fu maestro di ideali, capita una pratica di routine. Dovrà sostenere in appello l'accusa contro un muratore tunisino, ora in galera per un crimine commesso dalle parti di via Padova, un'aggressione che ha suscitato clamore di giornali e proteste popolari. Tutto scontato: perfino l'imputato sembra accettare quello che tutti vogliono, una condanna. Ma in quel momento a Doni si presenta una giovane giornalista free-lance. Chiede al procuratore di proporre, addirittura, l'assoluzione. Non solo è convinta dell'innocenza dell'uomo, ma si dichiara in grado di provarla...
Media Voto: 3.66 / 5rosa (09-05-2012) Ho appena terminato il libro e come sempre mi accade per quelli che mi colpiscono ma non mi folgorano li risfoglio, li rimugino, li rimastico ancora per un pò prima di "battezzarli" definitivamente e decidere del loro futuro nel mio archivio mentale. Sì, alla fine posso dire che l'ho apprezzato pur nelle sue lacune( quanto avrei voluto sapere di più del Colgnati appena accennato ma così importante per il protagonista Doni!)e nelle sue verbose divagazioni famigliari e cittadine(troppi bar, troppe marche di birra, la Milano strada per strada, no grazie...)ma, accidenti, che bello quando scava nel personaggio, vulcano silente sul punto di esplodere e lo fa crescere lentamente, consapevolmente verso la sua, ma che dovrebbe essere di molti, legge superiore.
A quando il prossimo Roberto Doni? Voto: 3 / 5 |  |  |  |
grazia (26-04-2012) ho letto il romanzo d'un fiato. Personaggi ed ambientazione sono molto realistici. Il protagonista (finalmente) non è un eroe, è un uomo normale che non nasconde debolezze, passioni, meschinità e fragilità. Un uomo normale che si trova a dover scegliere tra giustizia e legge, ordine e caos. Non so se rincontreremo Roberto Doni, ma mi auguro di sì. Ero un po' indecisa sul voto da attribuire, alla fine ho scelto il massimo quando ho saputo che l'autore è del 1981: davvero, leggendo il romanzo che tratta con maturità tematiche importanti, avrei giurato di trovarmi di fronte un autore più adulto. Una piacevole sorpresa. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Umberto Mottola mottolau.buggiano@gmail.com (09-03-2012) Romanzo, a mio avviso, non tanto riuscito. Il linguaggio è, a tratti, zoppicante, carente, povero. Troppe divagazioni rispetto alla trama principale. Il personaggio di Khaled rimane sempre sullo sfondo. Interessante, invece, il dilemma interiore del magistrato Roberto Doni che deve sciegliere se continuare a vivere la sua ordinaria vita fatta di piccole sicurezze, oppure mandare tutto all'aria in nome di un ideale di giustizia. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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