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Artioli Umberto - Il combattimento invisibile. D'Annunzio tra romanzo e teatro |
| La recensione de L'Indice |

scheda di Olivero, G., L'Indice 1995, n. 8
Invisibile è il combattimento che ha luogo nella psiche, già a partire dal "Piacere", tra due modi di essere dell'immaginario: spiritualmente fecondo con esiti artistici, l'uno, oscuro, carnale, trasudante sessualità, l'altro. Questa divaricazione, e in particolare l'assimilabilità del secondo aspetto ai connotati della dimensione scenica, sono per Artioli fondamentali per capire origine e sviluppo della teatralità dannunziana. Se per il giovane D'Annunzio il teatro è il regno della degradazione, e la scenicità una forma estetica minore, l'incontro con i maestri del neoplatonismo, da Plotino a Novalis (e non il pensiero di Nietzsche), produrrà il rovesciamento in positivo di quest'idea di teatro, che diventerà così il magico spazio dove una collettività celebra un rito iniziatico di conoscenza, e il corpo dell'attore, non più impuro, sarà capace di riflettere i ritmi del cosmo. Questa metamorfosi si compie attraverso tutto l'arco della produzione drammaturgica dannunziana, lungo la quale il modello è quello dell''Ich-drama' (come tale, fra l'altro, anticipatore dell'espressionismo), in cui, nel combattimento fra anima e corpo che agita lo spazio dell'io, i personaggi sono proiezioni delle potenze in lotta, che solidarizzano o si contrappongono come frammenti di un'unica individualità. Allo stesso modo le ambientazioni dei drammi, e gli oggetti-emblemi, sono metafore simboliche degli stati d'animo.
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