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Campanella Tommaso - La città del sole | "Nell'ignota isola dei mari della Sonda, presso Sumatra, vicino all'equatore, sorge questo piccolo Stato felice, circondato da re tirannici che invano cercano di sopraffarlo, costituito come una polis ellenica, cioè come una distesa di campi ben coltivati intorno a una città...". (Dall'Introduzione di Luigi Firpo) Questa edizione riporta il testo della Città del Sole curato da Luigi Firpo nel 1949, aggiornato nelle note e corredato della "Terza questione politica". Una Nota critica ricostruisce la storia del testo e descrive i diciassette manoscritti depositari della redazione italiana dell'opera più famosa di Campanella.
Fausto Intilla (Inventore-divulgatore scientifico) f.intilla@bluewin.ch (28-07-2006) «Come modello di repubblica da imitare, la Città del Sole è un modello da non imitare» scriveva con insolenza Alberto Savinio presentando il celebre testo di Campanella. Era il 1944, e con La Città del Sole l’editore Colombo di Roma inaugurava – non a caso in un periodo di oscurità e barbarie – la Collana degli Utopisti diretta da Enrico Falqui e dallo stesso Savinio. Al progetto teocratico del «lampeggiante e roccioso» filosofo calabrese, l’umanista Savinio opponeva risolutamente l’antidoto della «grecità mentale»: « ... la libertà di pensare col proprio cervello ... si accende per la prima volta in Grecia e la illumina, e non torna a riaccendersi nel mondo se non con l’Umanesimo». Violando la consuetudine che vuole il curatore di un classico distaccato e impersonale, Savinio, che per nostra fortuna non dimentica mai di essere anzitutto uno scrittore, ha saputo trasformare strumenti di solito innocui come una introduzione e un commento in un’arma acuminata e micidiale – e l’intera edizione in un confronto, secco e ardito, fra «concetto teistico del mondo e concetto umanistico»: «La Città del Sole non è un’utopia. Le manca il primo requisito di ogni utopia: la qualità ateistica». Temi ardui, che Savinio stesso non voleva fossero oscurati dalla felice improntitudine del suo commento. E così annotava: «Lavorando in quest’aura utopica, ho finito per credere utopicamente che i miei lettori hanno tutti superato il pregiudizio della serietà, che tanto buio spande sulle cose della coltura e comunque della vita, e sanno ormai che la serietà è un ostacolo e una limitatezza, e dunque una forma di inintelligenza».
La Città del Sole fu composto da Tommaso Campanella (1568-1639) nel 1602 e successivamente (forse nel 1614) volto in latino dallo stesso autore. Alla redazione italiana Savinio fa qui seguire il trattatello Questioni sull’ottima repubblica, ossia la traduzione della quarta delle Quaestiones pubblicate a Parigi nel 1637.
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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