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Veneziani Marcello - La cultura della destra | Che vuol dire essere di destra oggi, qual è la cultura della destra e come si esprime nel nostro tempo davanti ai problemi cruciali creati dalla globalizzazione e dall'immigrazione, dal dominio della tecnica e del mercato, dalla bioetica e dalle nuove famiglie? Ecco le principali domande a cui cerca di rispondere questo saggio che evidenzia alcune contraddizioni: la forbice esistente tra una cultura di destra larga e diffusa e una cultura militante di destra che è invece minoritaria e marginale e il paradosso di una destra che per la sinistra è sempre stata al potere sotto falso nome (liberalismo, fascismo, democrazia cristiana, berlusconismo) e per i suoi sostenitori invece è sempre stata all'opposizione.
| La recensione de L'Indice |

Il nuovo saggio di Marcello Veneziani, nel tentativo di disegnare in poche pagine la cultura di destra, dal suo significato filosofico più profondo fino alle più recenti manifestazioni politiche, finisce per suscitare almeno tre perplessità. In primo luogo, sul terreno della filosofia politica, la metapolitica di destra costituisce, per Veneziani, una risposta realista e non violenta alla barbarie dell'utopia: il Mito di destra salverebbe cioè la Storia dai naufragi sanguinosi dell'Utopia, permettendo una sintesi pacifica fra terra e cielo. Ma il discorso metastorico non ha forse storicamente armato i guerrieri della destra radicale ? In secondo luogo, sul piano dell'ideologia, la cultura di destra, con il suo apporto di tradizionalismo, identitarismo e comunitarismo, offrirebbe la risposta ideale ai problemi indilazionabili della globalizzazione, dell'immigrazione, della secolarizzazione ecc. Ma in un paese che non può non apparire idilliaco, popolato di "brava gente" e immune da ideologie razziste - come lo immagina Veneziani -, forse proprio questo comunitarismo giunge a rappresentare l'espressione di un neorazzismo, depurato dal tema inegualitario e arroccato nell'assolutizzazione delle differenze "culturali". In ultimo, scendendo sempre più nell'agone politico, Veneziani riveste i panni dell'intellettuale critico e propone una decontaminazione del berlusconismo, che lo trasformi in un rispettabile e moderno comunitarismo. Ma il suo "Progetto Italia" - ovvero l'idea che il "luogo d'intervento" di una cultura di destra in Italia si collochi "nel punto d'intersezione tra scuola, beni culturali e comunicazione pubblica" - suona tristemente ironico in un'epoca di autocrazia telematica e di conflitto d'interessi. Francesco Cassata |
6 recensioni presenti. Media Voto: 4.16 / 5Oceano oceano2005@libero.it (31-01-2005) Un libro assai scomodo che ha colpto al fianco quella sinistra per la quale la destra rimane (meglio, deve rimanere) "una turba oscena che pratica l'illegalità, evade il fisco e sogna la dittatura allevata alle barbarie dalle tv di Berlusconi ovvero "Una plebe lazzarona che si innamora di sovrani, tiranni e demagoghi". Ma le interessanti considerazioni di Veneziani, sempre dirette eppure mai aggressive, devono aver reso inquieta anche la sedicente destra di governo, quella sì sgrammaticata ed impresentabile, ormai portavoce di USA ed Israele in Italia e lontana anni luce dal titolo e dai contenuti del testo dell'ex direttore dell'Italia Settimanale. Un libro, infine, che getterà un'ombra inquietante su anni di
cattedre negate, editori ostili, finanziamenti inaccessibili, produzioni impraticabili e porte chiuse per quanti non rientravano nell'egemonia culturale della sinistra italiana. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
paolo63 (01-12-2004) Se questo libro fosse un progetto, una ipotesi il buon Veneziani sarebbe da elogiare. Purtroppo vuole essesere un decalogo, mi sorge il dubbio in che mondo vive il nostro Marcello. Cultura di destra? Premetto sono di sinistra ed ho sempre apprezzato Veneziani, ma il così detto centrodestra è quanto di più lontano,dalle intenzioni descritte nel libro. I valori come comunità, spiritualità, moralità, dove stanno nella bigamia di Berlusconi, nella rincorsa del liberismo all'americana più selvaggio' Siamo la nazione più americana d'Europa Silvio Berlusconi. la difesa delle proprie radici,mi domando quali? Dato che siamo stati per secoli terreno di conquista, nei nostri dialetti sono presenti parole francesi, spagnole, tedesche. La questione degli immigrati, il solidarismo cattolico, di sinistra, ma siamo stati fino all'altro ieri emigranti 'Sto ripetendo concetti espressi da Veneziani. Secondo me il problema di fondo è il non avere da parte nostra una visione positiva dello stato, di conseguenza non esistono valori condivisi da tutti. Noi per lo stato non siamo cittadini, ma servi. La giustizia è un incubo kafkiano, apparati interi sono antidemocratici, il sentire comune è di trovarsi in balia dell'arbitrio, la trasparenza tra i vari centri di potere partiti, sindacati, mafia, industriali non è mai esistita.Perchè mafia? Il malcontento meridionale monta in questi giorni, nessun investimento, nessuna politica, ma la domanda sorge spontanea come mai in Sicilia su venti collegi Il polo, Berlusconi li ha conquistati tutti, il mio non è leghismo, o peggio razzismo, ma un dato di fatto. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Roberto Andreoli roband@email.it (14-07-2003) E' interessante (e deprimente insieme) constatare come le idee sulla destra esposte in questo bel libro siano in realtà l'esatto contrario di quello che è l'atteggiamento politico-culturale dell'attuale destra al governo (scrivo nel luglio 2003, in pieno governo Berlusconi).
Infatti laddove Veneziani ipotizza un concetto di patria che sia un insieme di valori fondati sulle proprie radici tradizionali e "mitiche", nell'Italia attuale dominano forze di segno nettamente opposto: dispersive e disgregative come quelle leghiste o nichiliste e qualunquiste come quelle del berlusconismo.
Dove l'autore propone dei limiti alla globalizzazione, ipotizzando la valorizzazione della propria cultura ed un governo capace di gestire l'americanizzazione e non solo di assorbirla passivamente («La politica che non sa rispondere alla globalizzazione, limitandosi ad allinearvisi e ad assecondarla è clinicamente
morta» scrive Veneziani in chiusura al capitolo dedicato al tema), l'attuale governo invece è totalmente "in riga", allineatissimo con le direttive del capitalismo globale e dell'"amico Bush".
Ancora, laddove viene esaltato il valore etico, umano e di coesione sociale della religione, in opposizione al materialismo ateo e razionalista caratteristico delle sinistre, ci ritroviamo un governo che incentiva in maniera estrema tutto ciò che di più antireligioso puo esistere in una società: la volgarità, l'oscenità, il culto del
denaro, la scalata al successo, l'esaltazione del più forte, la preopotenza morale, l'egocentrismo sono solo alcuni dei più anticristiani "valori" della (in)cultura del
Berlusconi-pensiero; altro che materialismo delle sinistre!
Infine (ma si potrebbe continuare a lungo) quando Veneziani esalta il patrimonio artistico e culturale che fa dell'Italia un paese unico ed egemone in questo settore (la vera grande risorsa che l'Italia può opporre alla globalizzazione), oggi abbiamo un governo che non esita a privatizzare indiscriminatamente beni collettivi, come musei e edifici storici e che rifiuta spudor Voto: 4 / 5 |  |  |  |
massimo (24-12-2002) io non ho apprezzato molto questo libro.
Ho trovato parecchi spunti interessanti ma il resto (ovvero gran parte del testo) mi è sembrata scadere in un preludio al berlusconismo-come spesso succede nel Giornale in cui l'autore lavora (sono io stesso un elettore del centro destra...)
Certo non sono un grande critico letterario per cui il mio parere è molto relativo.
Nonostante la mia critica vale però la pena leggerlo. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Sam (24-03-2002) Ci voleva proprio un libro come questo... consiglio di leggerlo parallelamente a "Il partito degli intellettuali" di Pierluigi Battista, edito sempre da Laterza. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Andrea Bonetti (11-03-2002) Un grande libro che porta il lettore in un interessante viaggio nei meandri della cultura della destra. Molto interessante la suddivisione in argomenti del libro come sanità,istruzione,cultura,patria ecc.. Il linguaggio è ben curato e ricco. Un libro che va letto qualunque siano le opinioni politiche. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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