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Febvre Lucien - Martin Lutero | L'inquieto, mistico novizio del convento di Erfurt? O il profeta, il riformatore liberale del 1520? Il "politico" che invoca la spada dei principi sulla rivolta contadina? Qual è l'immagine più attendibile di Martin Lutero? Quale infine il segno lasciato sulla coscienza moderna? A queste domande cerca di rispondere lo storico francese autore del libro.
sandro landonio lasandro@libero.it (28-08-2009) Non è una biografia come le altre e non tanto per il personaggio descritto quanto per la capacità dell’autore, evitando i luoghi comuni del genere, di far comprendere al lettore la complessità della figura di Lutero. In questo Febvre si dimostra uno storico di alto livello sia nella capacità d’ intuizione che nella larghezza degli orizzonti d’indagine.
Il risultato finale può non essere completo nei dettagli, ma spinge a riflettere in profondità sulla figura del riformatore religioso, sull’importanza del suo ruolo storico e sulla natura stessa di quello che si potrebbe chiamare l’”essere tedeschi”. Quest’ultimo è un tema spesso presente nel libro e che mi ha colpito particolarmente. E’ descritto infatti con insistenza come fra il 1518 ed il 1520 Lutero divenga il fulcro di una situazione di insofferenza (U. von Hutten, F. von Sickingen), già largamente diffusa in Germania, nei confronti della Roma papista. La contrapposizione col mondo latino che sia l’Italia rinascimentale dei papi o la Francia di ‘800-‘900 fa emergere un “Super Io” teutonico che, credo, oggi come allora, si trova, anche nei Laender di religione cattolica, in sintonia con lo “spirito” pragmatico e di purezza interiore che ha ispirato il riformatore di Eisleben.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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