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Le Goff Jacques; Montremy Jean-Maurice de - Alla ricerca del Medioevo | "La ricerca per Jacques Le Goff non è mai finita. Poiché il Medioevo che ha studiato è molto più di un "periodo". Jacques Le Goff ha presto avuto l'intuizione di incontrare un mondo, una civiltà, molto vicini e molto lontani. Nonostante l'intensa opera di rimozione - talvolta di negazione - che permette alla nostra cultura di affermarsi contro le sue origini, il grande millennio che appassiona Jacques Le Goff ci tocca da vicino. Ecco il nostro problema: siamo spesso "medievali" quando ci vantiamo di essere moderni; e spesso siamo soltanto "medievaleggianti" quando crediamo di radicarci nel tempo delle cattedrali, dei cavalieri, dei contadini e dei mercanti." (dalla Prefazione di Jean-Maurice de Montremy)
| La recensione de L'Indice |

La notorietà e una certa sovraesposizione dell'autore hanno fatto forse sottovalutare questo libro, nato da colloqui fra Le Goff e de Montremy svoltisi nella prima metà del 2002. Con poche domande dell'intervistatore e con scansioni cronologiche e concettuali molto chiare si illustra minuziosamente l'ingresso progressivo ed esistenziale dell'autore nel mondo della ricerca medievistica e, poi, le varie declinazioni del concetto di "civiltà" ritenuto decisivo per comprendere la società europea preindustriale. Troviamo il peso della fascinazione esercitata dallÆIvanhoe di Walter Scott (sopravvissuto poi in un modo "partecipato" di fare storia, ma tenuto sotto controllo dall'amore per la paleografia e per la centralità delle fonti); troviamo la combinazione di un'educazione ambivalente (cattolica la madre, laico il padre) e dell'insegnamento di Henri Michel (corretto "socialista militante che parlava molto bene della Chiesa") nella formazione di uno storico che si definisce "agnostico" e che, al contempo, legge l'immaginario dei rapporti terra-cielo di una società cristiana. È ribadita con forza l'opportunità che lo storico si sottragga al ruolo di "indovino" e pensi, essenzialmente e con coraggio, a "ricostruire" e a tendere alla verità: che nel medioevo è costantemente fatta di "tensioni" fra opposti. Colpisce la giusta insistenza della comunicazione efficace per il grande pubblico, un po' contraddittoria rispetto allo "scoraggiamento" che coglie l'autore quando constata che i "successi" della "florida scuola francese di medievistica" non sembrano essere riusciti a cambiare niente nei "media", nelle "idee di fondo che vengono trasmesse", nei "luoghi comuni ereditati dal XVIII al XIX secolo". Giuseppe Sergi |
Francesco (09-07-2005) Spunti molto stimolanti. Tuttavia sa di raccogliticcio. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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