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Kepel Gilles - Fitna. Guerra nel cuore dell'Islam |
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Titolo | Fitna. Guerra nel cuore dell'Islam |
| Autore | Kepel Gilles | Prezzo Remainder - 55%
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€ 7,20
(Prezzo di copertina € 16,00 Risparmio € 8,80)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2004, XIV-316 p., brossura | | Traduttore | Brancaccio C.; Capezzone L. |
| Editore | Laterza
(collana I Robinson. Letture) |
Normalmente disponibile per la spedizione entro 3 giorni lavorativi | | 
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| Fitna - in arabo "disordine" - è lo stato di sedizione, la guerra interna alla comunità dei fedeli del Corano in cui sta precipitando il mondo musulmano. Secondo Kepel, fra i massimi conoscitori dell'Islam politico, l'attacco agli USA, cela un'altra guerra, quella contro il "nemico vicino", le élite che governano la maggior parte dei paesi arabi. Una guerra che mira alla mobilitazione delle masse diseredate e all'instaurazione di uno Stato islamico. Il fallimento del processo di pace in Palestina, la stretegia terroristica, le reazioni americane, la lotta per la successione al trono saudita, la guerra in Iraq: tasselli di un'analisi che sottolinea le carenze della politica occidentale, ma anche la crisi del mondo islamico.
| La recensione de L'Indice |

L'apogeo del jihad contro l'Occidente, ovvero la catastrofe dell'undici settembre, ha segnato l'apertura dell'era della fitna, termine con cui si designa il caos e il disordine interno alla umma (la comunità islamica). Ciò è avvenuto sia a causa della reazione americana all'aggressione subita, sia a causa delle spaccature interne al mondo musulmano stesso. Questa la constatazione con cui Gilles Kepel chiude un libro denso che va letto con la dovuta calma, tanto è facile perdersi nella miriade di informazioni che delineano un paesaggio politico e religioso estremamente complesso. L'analisi dell'autore assume prospettive differenti nel corso dei diversi capitoli, che partono dal fallimento degli accordi di Oslo per raggiungere infine l'attentato a Madrid e la stagnazione della situazione irachena. Il terrorismo islamico viene inseguito attraverso le sue diverse ramificazioni in Arabia Saudita, in Afghanistan, in Cecenia e in Europa, ma soprattutto è inquadrato sotto diversi punti di vista. Tale attenzione rende il libro non solo appassionante, ma anche più completo. Vi è dunque l'esame delle ideologie politiche: di particolare finezza è l'analisi del pensiero neoconservatore americano, di cui si individuano le tappe di formazione e si mettono in luce i rappresentanti più notevoli. Vi è la l'analisi religiosa: la formazione dell'islamismo radicale è vista attraverso lo sviluppo del risveglio del pensiero musulmano, dal wahhabismo al riformismo, dalla salafiyya alla nascita dell'islam militante. Vi è anche l'economia: gli interessi petroliferi americani, il soffocamento della società irachena a causa dell'embargo. Ma il tessuto che collega tutte queste dimensioni è da individuare nella visione geopolitica del problema: le altre prospettive si riagganciano a questa, che domina il volume. Il proposito dell'autore è descrivere e spiegare in modo obiettivo e nell'ambito dei contesti locali e internazionali gli sviluppi politici che hanno condotto alla situazione attuale. Ne risulta un prodotto di notevole peso specifico. L'unico neo che si vorrà mettere in evidenza, forse costitutivo della geopolitica stessa, è l'ottimistica fiducia di poter spiegare processi macroscopici dell'attualità attraverso un'analisi attenta dei numerosissimi documenti di cui l'epoca contemporanea ci sommerge: in questo la storia, occupandosi del passato, conserva di più la dimensione del mistero. In effetti alcuni punti dell'analisi di Kepel mettono in luce dei dati che per sua stessa ammissione risultano inspiegabili. Per dirne uno, si trova costretto ad ammettere che la sottovalutazione del pericolo terroristico da parte dei servizi segreti americani, prima della catastrofe, appare cosa ben strana e non facilmente comprensibile (dunque non entra nel merito dell'analisi dell'autore, mentre suscita più d'una riflessione al lettore). Inoltre, ma qui è questione di punti di vista, il fattore economico, che pure trova il suo posto, risulta spesso sacrificato, nel peso che gli si attribuisce, rispetto a quello ideologico. La domanda di fondo è questa: quando parliamo della prima potenza del mondo, in quale misura ne spieghiamo l'agire con le idee o invece con gli interessi economici e politici? A ogni modo l'onestà dell'autore dà al lettore tutti gli strumenti per una consapevolezza critica, segno questo di un lavoro approfondito e, per quanto è possibile, imparziale. Fabrizio Vecoli |
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