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Rampini Federico - San Francisco-Milano | Federico Rampini, editorialista ed inviato di «Repubblica», saggista, è nato a Genova nel 1956. Ha vissuto a Parigi, Bruxelles, Roma, Milano, San Francisco. Ha insegnato all'Università di Berkeley. Attualemente abita in uno Houtong vicino alla città proibita di Pechino. Una parte di lui, come racconta in questo libro, è rimasta in California.
Media Voto: 4.5 / 5Natale Bittanti (02-09-2008) si legge tutto d'un fiato - pagine 156 - suddiviso in 54 paragrafi (prologo ed epilogo compresi) - ogni paragrafo è quindi condensato in due o tre pagine al massimo, il che ne facilita la lettura - chi da Milano è arrivato e ha vissuto,anche per pochi giorni a San Francisco, o viceversa non può che apprezzare la leggerezza (al tempo stesso la profondità) degli spunti
proposti da Rampini - Chi, come il sottoscritto, ha passato quattro giorni a SF - e ha preso un tram della linea F (il primo donato dal Comune di Milano) - (vedi a pag 78 ) - non può che riconoscersi in quanto viene descritto. Il tram giallo ti conduce dal quartiere di Castro ai moli di Fisherman's Wharf e il solo viaggio di 6 miglia
è già un succulento approccio alla Capitale Mondiale della Cultura e dell'Innovazione (Silicon Valley - Napa Valley e tutte le Università californiane fanno da intreccio/incrocio alle novità che negli ultimi
25 anni sono uscite tutte da lì. Difficile non identificarsi nella filosofia di vita - della cultura - della tolleranza che una comunità multietnica quale quella che vive e lavora nella grande California, esprime. Il confronto con Milano - a volte impietoso - spesso ironico - è decisamente centrato anche in dettagli
minimi. Se ne consiglia la lettura anche per chi in California non c'è mai stato e difficilmente ci andrà. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Emilia (07-01-2005) Il libro è una dichiarazione d’amore per San Francisco, paragonata alla città di Milano, dove Rampini ha abitato per vari anni. Cosa lo attrae, a parte le tante bellezze naturali della California? Soprattutto due cose: il rispetto delle regole e la disponibilità ad accogliere ed integrare immigrati di tutte le provenienze, caratteristiche che l’Italia non ha, e che non ha soprattutto Milano, che pure in altre epoche ha saputo essere all’avanguardia in campo economico e sociale. Il rispetto delle regole spesso è considerato da noi un atteggiamento ridicolo, nel migliore dei casi un optional. Gli esempi del fumo, della patente e dell’efficienza della polizia non potrebbero descrivere meglio la differenza fra Italia e California. E’ di questi giorni la dichiarazione del ministro Sirchia sui nuovi obblighi che la legge sul fumo impone ai gestori dei locali pubblici, obblighi da lui definiti “morali” e quindi non vincolanti giuridicamente: ma è una legge o no quella che è stata approvata dal Parlamento? per introdurre un obbligo morale” non era necessario fare una legge; se si è scelto di farla, che venga almeno applicata. Si sbaglierebbe tuttavia a ritenere che il rispetto della legge a San Francisco sia ottenuto solo con la repressione: la polizia funziona, il cittadino si sente protetto, e tutti condividono la convinzione che bisogna rispettare le leggi. Proprio l’integrazione degli immigrati (anche il capo della polizia è cinese) garantisce meglio il rispetto della legge da parte dei nuovi arrivati. Ovviamente, questa non è l’America che ha votato Bush. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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