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Viroli Maurizio - Il Dio di Machiavelli e il problema morale dell'Italia | Né ateo né pagano, come lo ha interpretato tanta parte degli studi, il Machiavelli di Viroli trova il suo Dio nel cristianesimo repubblicano che viveva a Firenze. Una tradizione fondata sul principio per cui il vero cristiano è il buon cittadino che serve il bene comune e la libertà. Dio partecipa alla vicenda umana, sostiene e premia chi governa con giustizia, vuole che gli uomini operino per rendere la città terrena simile alla città divina. Machiavelli delinea una religione della virtù senza la quale le libere repubbliche non potrebbero nascere, né esistere, né difendersi dalla corruzione.
| La recensione de L'Indice |
 Che le opere di Machiavelli abbiano uno scopo educativo è evidente a ogni lettore del Principe dei Discorsi o dell'Arte della guerra: la forza della parola permette di esortare all'azione e d'invocare una futura riforma della politica e della morale. In tal senso l'eloquenza machiavelliana rimanda alla rivalutazione umanistica della retorica e nello stesso tempo agli slanci profetici di Gerolamo Savonarola. Proprio a una dimensione oratoria e omiletica fa riferimento il saggio che Maurizio Viroli dedica alla religiosità tipicamente cristiana di Machiavelli insistendo però sulle sue sfumature civili. Riformare politica e morale infatti significa innanzitutto riformare la religione che per Machiavelli non è semplice maschera o instrumentum regni ma coincide invece con la carità di patria l'amore della virtù e del bene comune il culto della libertà repubblicana. Viroli ricostruisce la genealogia medievale e umanistica di questo ideale del cittadino cristiano unito nei Discorsi machiavelliani a una feroce critica non della religione ma della cattiva religione della chiesa romana che ha reso gli italiani cattivi. Le buone leggi e la libertà formano allora l'ethos civile della religione una religione interiore e strettamente legata al sentimento del dovere. Non stupisce che questo Machiavelli intimamente savonaroliano si proietti sul versante puritano della cultura occidentale in una discendenza che va ben oltre le censure controriformistiche. Sono infatti le voci di Bruno e degli illuministi di Alfieri Foscolo Gioberti e Leopardi a chiudere con brillante rassegna il saggio di Viroli: richiami secolari alla profezia machiavelliana di una religione della bontà civile e della virtù che ispirerà anche la dottrina politica dei primi patrioti americani e (ancora in Italia) il liberalismo di Croce e Gobetti. Rinaldo Rinaldi |
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