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Jervis Giovanni - Contro il relativismo | In polemica con l'imperante qualunquismo ideologico, Jervis difende un uso cauto del metodo scientifico, sostenendo la validità della tradizione laica e razionalista della cultura occidentale. L'assenza di una solida cultura scientifica ha favorito secondo l'autore l'assimilazione - soprattutto in Italia - di un orientamento relativistico degradato, che riconosce a tutte le idee, anche le meno inverosimili, il diritto a una propria nicchia di credibilità.
8 recensioni presenti. Media Voto: 3.12 / 5Mauro (26-07-2011) Religione, progresso e metodo scientifico non sono certo in contrasto se si applicano semplici regole di coerenza. Bravo Jervis nel riuscire in questa sintesi. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
alfredo (07-05-2011) bellissimo... e soprattutto coerente Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Gino (14-12-2006) Già padre di tanti follie ideologiche degli 70 ("l'antipsichiatria"), Jervis tenta di rimanere sulla breccia cavalcando l'onda dell' attualità: ma da dietro i suoi pensierini rispunta l'ombra torva dell'ideologo plumbeo e cinico; in estrema sintesi il Jervis dice: "non tutte le idee sono uguali, perchè una sola è vera: la mia". Per chi volesse saperne di piu' sul Jervis - pensiero, consiglio lo stomachevole "Manuale critico di psichiatria". Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Aroldo Stefani (08-12-2006) Il relativismo sembra essere un concetto molto difficile da definire. Per rendersi il compito più facile Giovanni Jervis costruisce un fantoccio: un insieme di teorie che nessun relativista si è mai sognato di sostenere ma che l'autore ritiene essere in qualche modo diffuso come ideologia presso le persone mediamente colte. A tale ideologia vengono imputati gli atteggiamenti morali peggiori come l'irresponsabilità del "tengo famiglia", ignorando però che questa frase si regge solo sulla presunta universalità di un valore(la famiglia appunto). Il bersaglio costruito in tal modo risulta troppo grosso. D'altra parte in alcune delle sue osservazioni più interessanti l'autore fa uso di un metodo tipicamente relativistico, come quando invita il lettore ad adottare il punto di vista del terrorista la cui "terra venisse invasa e [la cui] vita quotidiana umiliata da forze straniere tecnologicamente superiori". Tali affermazioni suonano paradossali in un libro contro il relativismo, soprattutto se confrontate con le conclusioni opposte cui giunge Marcello Pera a partire da una altrettanto radicale critica contro lo stesso obiettivo (vd. M. Pera e J. Ratzinger "Senza Radici. Europa, relativismo, cristianesimo, islam". Viene il sospetto che tali confutazioni servano più che altro a garantire il valore assoluto della propria fede. Su questi argomenti consiglio di leggere Giulio Giorello, per esempio "Di nessuna chiesa". Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Fabio Milito Pagliara fabio.militopagliara@gmail.com (02-07-2006) “CONTRO IL RELATIVISMO” di Giovanni Jervis è un saggio di straordinaria chiarezza e lucidità. Il libro affronta il relativismo e le sue mitologie spazzandole via con acutezza e documentazione. Rivalutando le conquiste del pensiero moderno quali l’empirismo, il valore della conoscenza e dell’oggettività, i diritti civili e individuali, le ragioni sociali, l’importanza di valutare un corso di azione in funzione di risultati verificabili e non dei buoni propositi. L’autore affronta molti temi di grande attualità quali la mancanza di cultura scientifica, la demagogia, i fondamentalismi religiosi, l’assalto al pensiero laico e moderno per citarne alcuni.
Il libro si distingue per lo spessore scientifico (sostenuto dall’ottima bibliografia che stimola in più punti ad approfondire questo o quel argomento) e la comprensibilità con cui vengono presentati anche gli argomenti di più ardua comprensione. Un libro da non perdere.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Leonardo Tartaglia (06-04-2006) Senza eccepire la capacità dialettica ed oggettiva di queste "brillanti pagine", suppongo che il Jervis abbia indossato senza volere i panni del "Professore di sinistra" descritto a pagina 30 del suo libro. Accusare, in ogni refrain, la Chiesa Cattolica di relativismo è una grossa sciocchezza. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Mauro Morassi (12-10-2005) E’ davvero difficile commentare un libro in cui l’autore invoca ripetutamente il ritorno ad un’etica della responsabilità contro la deresponsabilizzazione insita nel relativismo ma che, a proposito dei cosiddetti popoli sottomessi (sic!), così si interroga: “potremmo chiederci, magari rimanendo nel dubbio, non è necessario rispondere subito sì, se per caso anche noi non reagiremmo con la loro stessa disperazione, e magari con analoghe forme di terrorismo ”. In altre parole, Jervis è pronto a comprendere le ragioni dei kamikaze che fanno strage di civili inermi. Se si tiene conto che una simile affermazione compare nel bel mezzo di continui appelli a favore della razionalità, si ha la misura della serietà di questo “brillante saggio”.
Che dire di tesi grottesche come quella secondo cui il relativismo imperante favorirebbe la Chiesa cattolica? Evidentemente l’autore non è a conoscenza del fatto che Papa Benedetto XVI è da sempre un fiero avversario dell’ irrazionalismo e del relativismo. E che dire ancora di affermazioni come "La Chiesa cattolica fa approvare leggi dello Stato" che, secondo l'autore, impedirebbero ai cittadini l'accesso alle terapie contro le malattie genetiche? Jervis dà per disponibili quelle che al momento sono solo ipotesi di possibili cure. Le tanto invocate razionalità e pacatezza lasciano dunque il posto ad un anticlericalismo cialtrone che toglie obiettività e credibilità alle sue analisi.
Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Carpano Roberto roberto_carpano@libero.it (10-05-2005) Prendendo le mosse anche da personali vicende formative e professionali, Jervis discute di Relativismo e di Anti-relativismo (nel I cap. rievoca De Martino e il suo concetto di etnocentrismo critico). Lo fa passando in rassegna diversi campi in cui le due culture (o mentalità) si contrappongono producendo rilevanti conseguenze pratiche: dall’epistemologia alla politica, dalla psichiatria all’antropologia culturale, etc.. In quest’opera lo psicologo si lascia andare a intelligenti polemiche e pungenti denuncie di un laico. Con un tono appassionato ci illustra come il relativismo, nelle sue diverse accezioni storiche e attuali, confondendo la differenza tra conoscenze e opinioni, fatti e interpretazioni, tenda alla deresponsabilizzazione dei singoli e alla dipendenza e alla soggezione dei più disinformati. Chi ne guadagna sono sicuramente coloro che fanaticamente propagandano il relativismo grazie al proprio carisma personale (ribadisce dunque anche in questa occasione la distinzione tra un’etica dei principi vs. un’etica della responsabilità). Contrariamente a questo un atteggiamento illuministico (che sostiene la ricerca scientifica come metodo di comprensione della realtà, fallibile ma fondato empiricamente, revisionabile proprio in virtù della sua trasparenza e accessibilità a tutti gli uomini di buona volontà) appare l’unico mezzo che le società contemporanee hanno ancora a disposizione per produrre benessere e opporsi inoltre ai conservatorismi e agli autoritarismi. Questo movimento culturale, che nacque in Europa ed ha ancora il suo nocciolo duro in occidente, mantiene la sua carica emancipativa e si pone al servizio di una dialettica e matura convivenza civile. Incalzando con esempi vividi e passaggi critici, che rendono ragione alla complessità del tema, l’autore mette alla fine in guardia dalle conseguenze antidemocratiche di una possibile regressione relativista e pone l’accento, in particolare in Italia, sulla necessità di rendere più efficace il sistema scolastico e di difendere la cultura scientifica. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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