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Bauman Zygmunt - Vita liquida |
Stress, consumismo ossessivo, paura sociale e individuale, città alienanti, legami fragili e mutevoli: il mondo in cui viviamo sfoggia una fisionomia sempre più effimera e incerta. È 'liquido'. "Una società può essere definita 'liquido-moderna' se le situazioni in cui agiscono gli uomini si modificano prima che i loro modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini e procedure. La vita liquida, come la società liquida, non è in grado di conservare la propria forma o di tenersi in rotta a lungo." Sospinta dall'orrore della scadenza la società liquida deve modernizzarsi, o soccombere. E chi la abita deve correre con tutte le proprie forze per restare nella stessa posizione.
| La recensione de L'Indice |
 Il consumismo ha un temibile avversario, che ne demistifica i meccanismi sociali e psicologici. Il suo nome è Zygmunt Bauman. Qualcuno potrebbe obiettare che bastavano Marcuse, Adorno e gli epigoni della Scuola di Francoforte, ma si sbaglierebbe, almeno in parte. C'è molto di antico, ma anche qualcosa di nuovo nel modello socioeconomico oggi imperante in Occidente. Viviamo infatti in una "società di consumatori", il che significa che il consumare, da pratica individuale opzionabile, si è trasformato in parametro in base al quale tutto ciò che accade nel contesto sociale è percepito e valutato. C'è una forza oscura che, simile a un burattinaio ubiquo e impalpabile, tira i fili di qualsivoglia condotta dentro la società. E la globalizzazione ha semplicemente espanso a dismisura i confini di questa società, sempre più universale. A chi volesse sapere quale sia il "colpevole" dovremmo rispondere che per Bauman questi è il mercato capitalistico avanzato, vero e proprio deus ex machina che interviene più come minaccia che come soluzione. Ed è la "sindrome consumista", cioè la logica intrinseca al mercato, il suo motore perennemente mobile, che scioglie i residui di quel legame comunitario già intimamente corroso dalla prima modernità. Tale sindrome opera un rovesciamento dei valori connessi alla durata e alla transitorietà, per cui dilazionare è male, sprecare è bene, restare fedeli è stupido, usare e subito gettare è invece indice di razionalità e libertà. Bauman segnala il degrado civile e l'ingiustizia sociale cui conducono una libertà ridotta a licenza e un edonismo scambiato per eudemonia. Il mercato dei consumi ha creato il tipo umano più confacente al proprio mantenimento. Bauman offre una batteria di argomenti brillanti e si muove tra la diagnosi di Marx e la prognosi di Hans Jonas, con un sorprendente retrogusto tradizionalista. Danilo Breschi |
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