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Böckenförde Ernst-Wolfgang - Diritto e secolarizzazione. Dallo stato moderno... | "Lo Stato liberale secolarizzato vive di presupposti che non è in grado di garantire." Questa celebre tesi costituisce il centro del percorso intellettuale di Böckenförde, che spazia dal pensiero politico alla dottrina della costruzione, dalla storia delle idee alla teoria del diritto. È a partire da quella tesi che si è sviluppato il noto dibattito tra Habermas e Ratzinger sul ruolo della religione nelle società democratico-pluraliste e sulla loro crisi etico-culturale. L'intuizione fondamentale di questo lavoro è che quanto costituisce la forza e l'identità della modernità politica sia anche la fonte della sua perenne difficoltà. Ovvero che il prezzo della secolarizzazione, la quale accompagna lo Stato costituzionale di diritto, sia un permanente deficit di legittimazione, che deve essere colmato attraverso un'opera di autoriflessione culturale e etica diffusa, senza illudersi sulla presunta autosufficienza delle procedure. Modernità non può né deve significare neutralità assoluta. Dalle indagini sulla natura dello Stato moderno e sul suo ruolo nella laicizzazione delle società, fino all'analisi della prospettiva sopranazionale europea come compimento di un patrimonio costituzionale comune, nutrito di cultura politica e non solo di tecnocrazia, attraverso l'approfondimento di grandi classici come Hegel e Schmitt, il saggio offre un percorso ragionato del pensiero di uno degli esponenti più rappresentativi della cultura giuspolitica tedesca contemporanea.
| La recensione de L'Indice |
 Böckenförde, da decenni autorità nella giuspubblicistica tedesca, ha da poco varcato i confini del suo paese grazie anche all'attenzione da tempo prestatavi dal cardinale Ratzinger, ora papa Benedetto XVI. Nell'arco di un anno sono così apparse in Italia tre pubblicazioni che raccolgono numerosi scritti dell'ex giudice della Corte costituzionale tedesca. Il cuore della riflessione di Böckenförde pulsa attorno a questo duplice interrogativo. Chi siamo noi, membri di una data società organizzata mediante lo stato? Come dobbiamo e vogliamo convivere? È a partire dalla radice dell'obbligazione politica dei nostri ordinamenti politico-giuridici, della sua messa in discussione per effetto dei concomitanti processi di globalizzazione, europeizzazione e individualizzazione, che il giurista si muove alla ricerca di risposte soddisfacenti. Attraverso una rilettura interessante di Carl Schmitt, di Herman Heller e del Marx della Questione ebraica, Böckenförde intende arrivare alla dimostrazione che l'odierno stato sociale democratico è compatibile con una cittadinanza nutrita di un forte senso di appartenenza alle istituzioni e alla società. Ma la dimostrazione non è scontata e questo libro, raccolta di saggi redatti in oltre quarant'anni, rappresenta una ricognizione sulle reali possibilità teoriche di giungervi. Magistrale per acutezza e chiarezza è la ricostruzione che l'autore compie della nascita dello stato come processo di secolarizzazione, attivato sin dai tempi della lotta per le investiture (1057-1122) ed esploso in tutte le sue conseguenze con le guerre di religione tra XVI e XVII secolo. Eclissatasi la religione, e in seguito anche la nazione, resta da chiedersi se la costituzione possa coniugare ordine e libertà. Danilo Breschi |
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