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Bernardini Carlo - Prima lezione di fisica | Di cosa si occupa la fisica? Il quesito è di quelli da far tremare le vene ai polsi, ma Carlo Bernardini non ha esitazioni nell'affermare che "la domanda è sempre una forma embrionale di ricerca e ne costituisce una buona premessa, e dunque i bravi docenti sono ben contenti di ricevere buone domande e temono, semmai, che di domande non ce ne siano abbastanza". Per capire la fisica, infatti, prerequisito essenziale è la disponibilità ad allontanarsi dal senso comune e a navigare in qualche oceano dell'astrazione, farsi venire delle curiosità, provare a formulare domande pertinenti e 'osare' chiedere spiegazioni. La fisica è una scienza sperimentale. Questo significa che al fisico è richiesta una forma tutta particolare di intuizione e l'intuizione ha un che di miracoloso: c'è una semplice domanda, "perché?", che ronza nella testa, impossibile da scacciare. Finché appare come un lampo la risposta e l'interrogativo, si placa. In sostanza, 'capire la fisica' vuol dire capire che è possibile usare forme razionali di pensiero per risolvere problemi sempre più generali della conoscenza del mondo. Si tratta di un vero e proprio allenamento della mente all'elasticità, il cui scopo unico è misurare il presunto contenitore che si chiama "universo".
| La recensione de L'Indice |
 Questo prezioso libretto è di grande interesse non solo per chi, come me, ha insegnato fisica per tanti anni, ma per chiunque pratichi la nobile professione di insegnante di ogni ordine, ruolo e disciplina. È poi particolarmente interessante anche per lo studente, perché gli fornisce un'introspezione significativa delle problematiche che ogni insegnante serio si deve porre all'inizio di un corso. Infine, è una lettura avvincente e molto rapida (una volta iniziato, non ho smesso se non all'ultima pagina). La prima lezione di un corso avanzato di fisica è un mix complicato in cui lo studente trova una serie di confidenze dell'insegnante che gli rappresenta in nuce tutto lo sviluppo del corso che seguirà, ma gli dà anche la chiave per capirlo. Nella prima lezione, l'insegnante condensa non solo i consigli pratici, gli avvertimenti, le raccomandazioni ma, soprattutto, affida allo studente la sua esperienza che, per definizione, cresce con gli anni. Condensa anche una messe preziosa e ineguagliabile di premesse che, per un corso di fisica in particolare (ma forse per qualsiasi corso), sono fondamentali per far capire a un giovane come muoversi. A distanza di decenni (ormai), mi capita di incontrare miei lontani allievi che mi ricordano come nella prima lezione li avessi, per esempio, messi in guardia sul fatto che dovessero sempre fare un rapido controllo dimensionale a ogni passaggio, o sull'importanza degli ordini di grandezza, delle potenze di 10, della misura di una grandezza fisica e tante altre cose: questi, insieme a molti altri, sono proprio, non casualmente, gli argomenti che ricorrono nel libretto di Bernardini. La prima lezione era quella che più gli era rimasta impressa e da cui avevano avuto lo spaccato del corso. Il bello della prima lezione è poi la sua freschezza; ogni "prima lezione" è diversa da tutte le altre pur nella continuità del pensiero che viene espresso. Un unico appunto, che è però allo stesso tempo una lode. Il libretto è scritto di getto e uno avrebbe magari desiderato che fosse rimeditato, ampliato, forse "completato" in maniera più approfondita. Poi, però, il pensiero corre alle tante "prime lezioni" che non sarebbero state tali se fossero state più ampie, rimeditate e più complete, e quindi, alla fine, il metro e il ritmo scelti dall'autore sono proprio quelli giusti per farne un breve saggio che chiunque può leggere senza sforzo apprezzandolo a fondo. Enrico Predazzi |
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