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Sen Amartya K. - Identità e violenza | Nel 1944 a Dhaka, nel Bengala che ancora faceva parte dell'India, un bambino di 11 anni vide arrivare nel giardino di casa un uomo gravemente ferito che implorava un sorso d'acqua. Colpevole solo d'essere musulmano, era stato linciato per strada da alcuni indù. Amartya Sen, il bambino della mia storia, non ha mai dimenticato quell'episodio. Da allora il futuro premio Nobel per l'economia ha imparato a diffidare di quelle categorie collettive - religione, razza, nazione, lingua - che hanno la pretesa di definire in maniera irrevocabile che cosa sia un individuo e di vedere in questa "minimizzazione dell'essere umano" - come lui la chiama - un seme di brutalità e di violenza. "E l'uomo dov'era?" dice un verso del Canto Generale di Neruda. È la domanda che sembra porsi Amartya Sen in ciascuna delle pagine di questo libro. (Mario Vargas Llosa)
sdrucciola (22-05-2008) Sono infiniti i passaggi che se ne potrebbero citare per gettare uno sguardo illuminante sul presente.
I concetti espressi da Amartya Sen fino allo sfinimento sono chiari e cristallini. La tanto affannosa difesa dell’identità genera una violenza disumana dell’uomo sui suoi simili e prima ancora su se stesso.
Perché se è vero che i gruppi che si raccolgono in base a un’identità, sia essa la razza, la religione ma anche la cultura, non possono che generare conflitti, è altrettanto vero che ridurre l’essere umano a una delle sue affiliazioni opprime prima di tutto la sua individuale e splendida capacità di essere molteplice.
La questione torna a esplodere sul piano delle collettività.
Là dove si inventa lo “scontro di civilità”, nella cattiva fede di chi generalizza tutto ciò che non gli assomiglia ma anche in quella buona e ugualmente pericolosa, di chi tenta di difendere l’altro ricacciandolo nella sua alterità.
Perché in ogni tempo e sotto ogni cielo, sono esistite persone che hanno combinato nei modi più variegati la loro fede e le loro convinzioni politiche, la loro lingua e la loro cultura.
Assegnando pesi, spostando l’ago della bilancia e trovando equilibri sempre nuovi che di certo non sono omologabili per venire incontro al nostro desiderio di classificazione.
Nel libro c’è questo e molto altro, i motivi per leggerlo, oggi, sono davvero tanti. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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