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Bevilacqua Piero - Miseria dello sviluppo | Ciò che continuiamo a chiamare sviluppo, l'insieme dei processi economici e sociali che nell'ultimo mezzo secolo ha moltiplicato i redditi individuali degli occidentali, elevato il loro benessere materiale, innalzato il loro orizzonte culturale, esteso gli spazi di libertà e rafforzato la loro partecipazione democratica, si è concluso: anzi si è rovesciato nel suo contrario. Oggi il meccanismo spontaneo della crescita non garantisce però benessere materiale ai cittadini. Piero Bevilacqua passa in rassegna le spie rosse che lampeggiano impazzite nella nostra paradossale "civiltà del benessere". La sua non è la "consueta lamentazione dell'ambientalismo" ma un'indagine su scala mondiale e a vasto spettro di ambiti sociali, alla ricerca di una spiegazione all'inspiegabile: perché nelle società più ricche, come gli Usa e il Giappone, la crescita del reddito monetario degli individui si accompagna a un sensibile aumento della loro privata infelicità, a un perdita sempre più evidente di relazioni sociali, a un impoverimento affettivo dei rapporti umani, al precipitare degli individui in una dimensione di competizione affannosa? Perché il mondo del lavoro richiede ai cittadini una flessibilità che non ha nulla di umano e impedisce una normale pianificazione di vita? Perché nel Terzo Mondo, a fronte dei pochi nuovi ricchissimi, dilaga la miseria e una vera e propria schiavitù di ritorno? Come si spiega la paralisi della politica di fronte a questo panorama dissestato?
ernesto (07-04-2008) "Questo libro, forse, lo comprenderà solo colui che già a sua volta abbia pensato i pensieri ivi espressi - o, almeno, pensieri simili -. Esso non è, dunque, un manuale -. Conseguirebbe il suo fine se piacesse ad almeno uno che lo legga comprendendolo." Cosi Wittgenstein all'inizio del Tractatus. E questo ho pensato quando ho terminato di leggere, quasi senza pausa, questo straordinario libro di Bevilacqua. Per motivi di lavoro ne ho letti almeno una trentina di simili, negli ultimi mesi. Ma solo due si ergono su tutti: Overshoot di William Catton e questo.
Overshoot è uscito nel 1982, è recensito solo su amazon US (e ha solo commenti a 5 stelle); ma non è mai stato tradotto in alcuna lingua. Pressochè ignoto (e immagino bene perchè). Un miracolo che io lo abbia individuato almeno x me stesso. Nel caso di Bevilacqua un grazie a La Repubblica che lo ha immediatamente recensito.
Se qualcuno mi chiedesse di cosa parla, la risposta sarebbe la stessa che per il Tractatus di Wittgenstein: parla di etica!
L'Italia non è un a sè del mondo; è come le altre nazioni, stessi pregi e stessi difetti. Ma c'è qualche pregio. Eccome. E questo bellissimo libro ne è la prova. Esiste ancora grande cultura in Italia, e cultura vuol dire innanzitutto profondo senso dell'etica.
In tempo recenti di fronte alle mirabili prestazioni intellettuali e morali di tanti uomini pubblici, quasi irriverentemente verso la divinità, ho detto a me stesso: "Eli, Eli, lama sabactani". Ma forse Dio non ci ha abbandonati del tutto.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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