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Rusconi G. Enrico - Berlino. La reinvenzione della Germania | Berlino ha sempre provocato reazioni contrastanti. È stata detestata da personalità opposte, come Rosa Luxemburg e Konrad Adenauer, per la sua incancellabile impronta prussiana. Ma è stata amata con pari intensità per il suo occidentalismo da letterati e studiosi come Heinrich Mann ed Helmut Plessner. Berlino è l'unica cittadella dell'illuminismo, il luogo della modernità tedesca che vuole conquistare e mantenere il suo profilo di libera città occidentale. Si è incominciato a parlare della Berliner Republik vent'anni fa con grande ambivalenza, nel contesto della decisione del trasferimento della capitale da Bonn. Di fronte alla naturalezza con cui oggi finalmente Berlino è e si sente accettata da tutti - tedeschi, europei e stranieri in generale - come capitale della Germania, si stenta a credere alla preoccupazione con cui la classe politica tedesca a suo tempo ha affrontato la questione. Da dove nasceva lo stato di ansietà per il pericolo di una possibile "orientalizzazione" del Paese? Gian Enrico Rusconi ripercorre le vicende che hanno portato all'epocale caduta del Muro berlinese e le contrastanti interpretazioni che sono seguite, e rintraccia nello scottante tema "dei due Stati tedeschi".
| La recensione de L'Indice |
 Dopo aver preso atto del congedo della Germania dalla sua tentazione a percorrere una via speciale, in quest'ultimo suo densissimo studio, Rusconi si spinge oltre e problematizza gli esiti di questo pluridecennale processo. A suo parere, infatti, la riconciliazione con l'Occidente avrebbe sì comportato la normalizzazione della Germania, ma anche la sua "sgermanizzazione", ossia lo smarrimento di ogni tratto peculiare della sua identità. Questo smarrimento, da cui l'oscillare tra l'affermazione della propria identità postnazionale e il sempre più frequente appello a un nuovo slancio nazionale, è solo una delle espressioni, e ha reso a sua volta necessario uno sforzo di "reinvenzione". È dalla denuncia di questo controverso esito che Rusconi intraprende la sua riflessione sui processi di ricomposizione della memoria che, a partire dalla riconfigurazione stessa del paesaggio urbano di Berlino, coinvolgono il tema della riunificazione e il tema, sempre presente ma variamente declinato, della colpa. Passando in rassegna le principali manifestazioni culturali degli ultimi anni, Rusconi mette in luce l'ambiguità della situazione attuale, che si traduce nella presenza di una competizione tra narrazioni contrapposte, anzitutto tra memoria della Shoah e memoria delle vittime tedesche, con il rischio della relativizzazione e della difficoltà a conseguire una riconciliazione con il passato. A suo parere, la Germania sembra restare prigioniera di un'"anomala normalità". Di ciò le responsabilità maggiori ricadrebbero sulla sua "classe interpretante", cioè sia sugli intellettuali della ex Ddr, sia su quelli della nuova Berliner Republik, gli uni rimasti estranei alla rivoluzione del 1989, gli altri incapaci di definire una nuova identità comune. Federico Trocini |
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