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Polchi Vladimiro - Blacks out. 20 marzo, ore 00.01. Un giorno senza immigrati

Blacks out. 20 marzo, ore 00.01. Un giorno senza immigrati TitoloBlacks out. 20 marzo, ore 00.01. Un giorno senza immigrati
AutorePolchi Vladimiro
Prezzo
Sconto 15%
€ 12,75
(Prezzo di copertina € 15,00 Risparmio € 2,25)
Prezzi in altre valute
Dati2010, 161 p., brossura
EditoreLaterza  (collana I Robinson. Letture)
 Disponibile anche in ebook a € 8,40

Disponibilita immediata
Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni

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Descrizione
20 marzo 2010. Ore 00.01. È il caos, anzi la paralisi. I cantieri edili si fermano di colpo. Chiudono le fabbriche. L'industria manifatturiera spegne le macchine. Vuoti i mercati ortofrutticoli. Restano abbandonati i grandi campi di pomodori in Puglia. Nelle grandi città, la metà dei muratori parla romeno. In Abruzzo, il 90 per cento dei pastori è macedone. In Val d'Aosta, a fare la fontina sono i migranti: nei trecento alpeggi della regione, gli italiani sono meno del 10 per cento. In Emilia Romagna, tra gli addetti al Parmigiano Reggiano, uno su tre è indiano. I lavoratori stranieri sono decisivi nella produzione del prosciutto di Parma, della mozzarella di bufala a Caserta, del Brunello di Montalcino e dei vini doc nella provincia di Cuneo. E ancora: chiudono ristoranti, alberghi e pizzerie. Tra le famiglie si scatena il panico: scompaiono badanti, colf e babysitter. È boom di ricoveri d'anziani e disabili negli ospedali. La sanità è in tilt: quella privata, dove lavorano quasi centomila infermieri stranieri, e quella pubblica, che si avvale del loro lavoro tramite cooperative e piccole società di servizi. Si fermano i campionati di calcio, basket e pallavolo. Molte parrocchie restano senza prete. Tremano le casse dell'lnps. Quale catastrofe si è abbattuta sull'Italia? Nessuno se la aspettava. Eppure, quei manifesti erano apparsi ovunque. "Blacks Out. 20 marzo, ore 00.01". Di colpo erano scomparsi. Tutti. Lo sciopero degli immigrati paralizza il paese.

La recensione di IBS
Questo libro è una via di mezzo tra un romanzo, frutto della fantasia dell'autore, e un saggio. In gergo televisivo sarebbe una docu-fiction, un continuo alternarsi di finzione e realtà. Vladimiro Polchi, giornalista, autore televisivo e teatrale, specializzato sui temi dell'immigrazione e della sicurezza, ha immaginato la cronaca di una giornata particolare, raccontando lo sciopero degli immigrati, di tutti quei lavoratori stranieri che tengono in piedi l'Italia. La finzione è lo scheletro di questo libro, la realtà sono i muscoli e i nervi, che danno corpo al testo: le storie degli immigrati, le interviste, le inchieste , i dati statistici, le opinioni della destra xenofoba.
L'avvincente narrazione di questo 20 marzo 2010 comincia con il risveglio di un cronista, Valentino, che si ritrova con la casa nel caos perché Mary, la collaboratrice domestica filippina che lo sveglia sempre alle otto con i cornetti caldi, quel giorno non arriva. Il protagonista si reca subito al bar sotto casa, e scopre che brioche e latte fresco quel giorno non sono stati consegnati. Dall'edicolante i giornali non sono arrivati, il quartiere pare assonnato, alcune pizzerie a taglio sono chiuse, la saracinesca del fruttivendolo gestito dai fratelli pakistani è abbassata. Così anche la pompa di benzina della Erg, sotto la redazione, è chiusa: nessuna tracccia del ragazzo indiano che da qualche mese ci lavorava. Il giornalista si reca subito al giornale per cui scrive per capire cosa stia accadendo. Due notizie d'agenzia cominciano a far capire qualcosa: "Confindustria Veneto: 60% delle fabbriche ferme", batte l'Ansa alle 9.40 e l'Agi aggiunge "Veneto, allarme degli industriali: ferme sei imprese su dieci". Pare che tutti i lavoratori non italiani non si siano presentati al lavoro.
Il racconto su questo ipotetico sciopero nazionale di tutti gli immigrati con lo slogan Blacks out si snoda analizzando la giornata del protagonista e di altri personaggi, suoi colleghi, familiari e conoscenti del quartiere. I dati e le cifre che vengono esposti sono tutti veri. Scopriamo così che il primo settore ad arrestarsi sarebbe quello delle costruzioni, soprattutto nelle grandi città, dove la manodopera straniera è il 50%. Poi, scrive Polchi, toccherebbe all'industria manifatturiera, tessile, metalmeccanica, alimentare, dove hanno un ruolo chiave spesso insostituibile (come gli addetti ai forni a ciclo continuo delle ceramiche). Quindi toccherebbe all'agricoltura, per la raccolta della frutta e dei pomodori, e alla macellazione degli animali, tanto che comincerebbero a mancare le merci nei mercati. Per non parlare di ristoranti, pizzerie, alberghi e di tutte le famiglie che resterebbero senza badanti o baby-sitter, e delle cliniche, che andrebbero in crisi senza gli oltre centomila infermieri stranieri.
Questo libro è il diario di una giornata di sciopero che, se mai accadesse, metterebbe veramente in ginocchio l'Italia e che, anche di fronte ai recenti fatti di cronaca del nostro Meridione, pone grossi interrogativi al Paese e ci fa riflettere seriamente sul presente e sul nostro immediato futuro.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
Blacks Out: "fuori i neri", scomparsi, spariti. Nel libro di Vladimiro Polchi, che si snoda lungo una giornata di marzo, i blacks sono tutti coloro che non sono white. Vale a dire quelli che non sono "noi", resi invisibili dalle barriere delle origini, della lingua, del colore della pelle. I blacks di cui si parla qui sono "loro", gli immigrati. Quella moltitudine che ormai infiliamo con cinica disinvoltura in un universo omogeneo e indistinto in cui convivono donne, uomini, bambini, storie, individui. Parlando di loro come se non fossero parte di noi, intrecciati allo stesso destino di condividere, con noi, lo spesso spazio nello stesso tempo.
La finzione parte da qui: cosa succederebbe se quei 4,5 milioni di invisibili d'improvviso sparissero? Se si volatilizzassero inaspettatamente, senza preavviso, cosa sarebbe della nostra vita? Cosa sarebbe di noi, che pure ignoriamo l'assoluta dipendenza della nostra esistenza da quella degli altri? La storia comincia con la corsa affannata del protagonista, Valentino, che apre gli occhi su una casa lasciata nel caos dall'assenza di Mary, maldestra colf filippina che non ha preparato la colazione, non ha riordinato la cucina, non ha rotto il silenzio con i rumori del lavoro casalingo. Nel bar sotto casa Valentino non riesce a fare colazione perché mancano i cornetti e il latte fresco: nessuno li ha consegnati. Non compra il giornale perché le edicole non hanno ricevuto i pacchi quotidiani dai trasportatori romeni. Non fa benzina perché il ragazzo egiziano non si è presentato al lavoro.
La geografia quotidiana delle abitudini, dei ritmi e degli sguardi distratti che sorvolano le Irine, i Mohamed, gli Alin, viene sconvolta da un'assenza che non è subito esplicita e consapevole. Manca qualcosa, ma si stenta a mettere a fuoco i particolari. Nel corso della giornata i contorni di questa assenza diventano più nitidi: alle agenzie di stampa arrivano, incalzanti, confusi comunicati. Si fermano i cantieri edili di tutta Italia per mancanza di manodopera. Il 60 per cento delle fabbriche del Triveneto è bloccato. A Brescia gli industriali chiedono lo stato di crisi. Gli approvvigionamenti ai mercati generali procedono a singhiozzo. Nel campi tutto è fermo. Nelle scuole sparuti bambini italiani si aggirano cercando i loro compagni di scuola. Anziani abbandonati dalle badanti tempestano di telefonate i figli, a loro volta assenti dal lavoro perché le baby-sitter sono scomparse e i frugoletti impazzano in case disordinate e caotiche.
Valentino è un giornalista. Giovane, precario e politicamente corretto. Si accorge presto che quest'assenza improvvisa non è casuale. Finalmente può mettere a disposizione del suo giornale i contatti e le conoscenze di una vita. Perché in tutte le testate, come nelle scuole o nella politica, ci sono sempre dei "giovani, precari e politicamente corretti" che si occupano di immigrazione. Sono gli specialisti del problema ai quali viene affidato il compito di occuparsene e passano la vita a mettere insieme, intrecciare fili, ascoltare storie, approfondire dati e statistiche. Sono quelli che sono talmente dentro al problema che si chiedono continuamente quale sia, questo problema. Sono abituati a stare dentro le sfumature e a vedere una normalità invisibile nella quale si specchiano e non trovano scarti, se non la fatica del mondo.
A quelli come Valentino non stupisce l'assenza di 4,5 milioni di altri, semplicemente perché sanno che esistono, hanno parlato con loro, li riconoscono per strada, ne hanno condiviso le storie, i sogni e le fatiche. Valentino cerca di capire come sia potuto succedere. Non perché. Come: come si sono organizzati, chi ha lanciato l'idea, come hanno fatto a mettersi d'accordo. 4,5 milioni di persone che non sono una classe sociale, parcellizzati nelle case, atomizzati nella fatica di rendersi invisibili. Rappresentano un pezzo determinante della società italiana senza saperlo. Aly Baba Faye, sociologo senegalese, e Pietro Soldini, responsabile immigrazione della Cgil, potrebbero avere la risposta. Valentino non può credere che 4,5 milioni di individui abbiano detto basta, per un giorno, senza che nessuno li organizzasse. Ne' Aly, ne' Pietro si fanno rintracciare. Mentre l'Italia si ferma e scende la sera su famiglie esauste, imprenditori isterici, ospedali affollati da vecchietti abbandonati, nessuno rivendica niente. Silenzio. Gli immigrati sono riusciti a ottenere l'attenzione generale del paese, ma nessuno di loro è disponibile a parlare.
Polchi ha il merito di umanizzare le statistiche, di raccontare delle storie verosimili dando nome e volti ai grafici e alle percentuali. Blacks out ci racconta una storia che sarebbe bello succedesse, per colpire al cuore e al cervello un'Italia che ha dimenticato di averli, il cuore e il cervello. E che in questa sordida amnesia si attorciglia in un futuro spaventato e rancoroso.
Ilda Curti

I vostri commenti
Marco Poli (22-01-2010)
La trama è la stessa di "Un giorno senza messicani" (Un dìa sin mexicanos) del 2004.
Voto: 3 / 5

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