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Roversi Paolo - La mano sinistra del diavolo | A Capo di Ponte Emilia non accade mai nulla. Fino al giorno in cui il piccolo paese della Bassa Padana viene sconvolto dal ritrovamento di una mano mozzata nella cassetta delle lettere di un anziano pensionato. A Milano accadono molte cose, ma né la scomparsa del proprietario di un ristorante giapponese né il ritrovamento in un parco del cadavere di una ragazza riescono a sconvolgere il ritmo della città. Morti e misteri che piombano nella vita di Enrico Radeschi, intraprendente cronista di nera, che si trova, un po' per caso e un po' per mestiere, a condurre una doppia indagine tra le notti della metropoli lombarda e le sonnolente giornate della provincia. Cammina Radeschi, inseguendo storie che nascondono segreti del passato e violenze di oggi. Cammina Radeschi, perché dietro ad ogni notizia ci sono un mistero che chiede di essere svelato e una mano che tira le fila di tutto.
Recensioni 1 - 20 di 26 recensioni presenti. Media Voto: 4.26 / 5Serena (16-12-2008) Senza dubbio uno dei migliori romanzi con Enrico Radeschi. La doppia ambientazione è un arricchimento della storia e la vicenda, poi, ti tiene legato proprio fino all'ultima pagina (e questa volta non è un modo di dire!) Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Silvia (09-12-2008) Difficile leggere qualcosa di peggiore. Il narcisismo dell'autore è solo pari alla pochezza intellettuale del libro. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
GIANLUCA GIANLUC30@LIBERO.IT (18-01-2008) LIBRO MOLTO SCORREVOLE E PIACEVOLE, ANCHE LA TRAMA è INUSUALE E PRENDE MOLTO IL LETTORE MA PURTROPPO NON DO I MASSIMI VOTI PER LA SEMPLICITà CON CUI SI ARRIVA ALLA FINE DEL CASO..UNA PASSEGGIATA ...
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Ferdi (29-10-2007) Quello di Roversi è un romanzo scorrevole, ben costruito che ti tiene lì fino all'ultima pagina. Un giallo ben congeniato, ricco d'atmosfera. E poi se ha vinto un premio importante come il Camaiore (che precedentemente si erano aggiudicati autori come De Cataldo e Carofiglio) battendo Marcello Fois, così brutto questo romanzo non deve essere. Giusto Taddeo? Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Taddeo (26-10-2007) Decisamente un autore sopravvalutato e con un ego smisurato. Mai più. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
titta 045500866@iol.it (03-09-2007) "la mano sinistra..." mi ha tenuto sulla corda dall'inizio alla fine.
non avevo mai letto libri noir o gialli ma con Paolo Roversi mi devo ricredere e d'ora in poi non disdegnero'.
nel romanzo c'e' tutto, la simpatia di alcuni personaggi e la cattiveria di altri, la tenerezza con cui vengono trattati gli animali, la crudezza della realta' e la memoria storica descritta con esattezza ma senza annoiarmi, che
mi da' la sensazione della solidita'e mi fa pensare ancora una volta da dove veniamo.
e' un libro ricco di tante cose anche se lo stile e' sincopato e mi piace cosi', senza fronzoli.
lo suggeriro' a chiunque mi chieda cos'ho letto di bello in queste ultime settimane, in attesa di una nuova storia di Radeschi che mi ha affascinata e completamente conquistata. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
alessandra (03-09-2007) Roversi cuce un vestito veramente di classe e lo manda senza paura in una passerella affollata di romanzi Noir gialli.
Bella la storia, intriganti i personaggi, mai "eroici" ma umanissimi e piuttosto rintracciabili nella nostra comune frequentazione.
Strordinaria questa quotidianità della bassa alla fine poi così simile alla quotidianità da metropoli, e ti accorgi che in provincia o in città l'unico modo di svelare i delitti è ragionare su più fronti e contaminare le inchieste con un equilibrismo di coincidenze che vanno poi tutte al loro posto.
Ottimo libro, ritmo avvincente, storia credibile e satira sociale, un mix riuscito senza sbavature e ottimamente bilanciato, suspence e buon umore si miscelano perfettamente.
Leggerezza che fa riflettere sul fatto che ormai siamo assuefatti alla cronaca nera, e che l'unico modo per scacciare l'angoscia è scriverci su con bravura e talento qualcosa che aiuti a capire, sperando non arrivi mai il nostro turno.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Veronica Cardelli (23-03-2007) Radeschi è un personaggio che merita un film, così come Boskovic e il suo Gatbsy. Questo libro è talmente pieno di trovate che l'autore ne avrebbe potuto scrivere due o tre con lo stesso materiale! Consigliato vivamente. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
snake (09-03-2007) Di gialli ne escono tanti, troppi. Per cui bisogna necessariamente selezionare. E visto che il giallo americano è ripetitivo oltre ogni limite, meglio ripiegare su storie di casa nostra. Roversi è uno dei migliori esempi. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Davide Fent davide.fent@tiscali.it (25-01-2007) Non è perchè Voglio Molto Bene a Paolo e lo Stimo molto dò un giudizio ottimo. Ma "La mano sinistra del diavolo" è uno dei Gialli più riusciti e coinvolgenti di questi ultimi anni.
Ho trovato gli echi dell' Emilia di Giovannino Guareschi e Pier Vittorio Tondelli, e la Milano di questi anni già bevuti, ma descritta con la Poesia di Scerbanenco. Condordo con la Critica ufficiale che ha definito Paolo Roversi, un genio, lo "Scerbanenco post-moderno". Una storia avvincente tra gli anni Duemila e la Guerra. Vari personaggi belissimi, e come disse un signore, lettore accanito, anche gli animali hanno un'anima. Da leggere e rileggere, nessuno, meglio di Paolo, stà tratteggiando con la penna del Giallista questi anni di "Vita agra".
davide fent Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Davide Righi (23-01-2007) Un libro pieno di trovate. Solo quella di Gatbsy vale il prezzo di copertina; e poi la pesca ai siluri, la faccenda della macchia più scura nel campo, la liberazione degli ometti di gesso... Consigliato vivamente! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Monica Campolo (18-01-2007) Fra i gialli che ho letto recentemente, questo di Paolo Roversi mi è particolarmente piaciuto. La storia è intrigante e ben congegnata, con i dovuti incastri fra due indagini che scorrono parallellamente tra Milano e un paesino della Bassa Mantovana. Anche lo stile è scorrevole, accessibile a tutti e i capitoli sono corti, si leggono tutto d'un fiato. Non mancano sottili vene d'ironia, battute intelligenti e un gusto per la buona cucina che è sempre presente nei gialli italiani e che non guasta mai. Comunque, a mio parere, per una persona che non sa assolutamente niente di questo libro, che non ne ha mai sentito parlare, l'elemento che attira per primo è senz'altro il titolo. Ben scelto. Un titolo non deve mai essere banale, per spingere un potenziale lettore a prendere in mano il volume, girarlo o aprirlo e leggere la trama, qualche riga. A quel punto lo compra. Come ho fatto io. Per concludere, un'altra cosa che mi è piaciuta del romanzo è la descrizione della vita di provincia, in un paesino come Capo di Ponte Emilia, che non esiste, ma che è il prototipo dei paesi della Bassa, di cui l'autore è originario: il lento scorrere della vita, i personaggi-macchietta, come il postino, il bar del centro, unico punto di ritrovo della vita mondana del luogo. Il paese, insieme al giornalista Enrico Radeschi, è il vero protagonista della storia, perché fra le righe si può capire quanto l'autore lo ama. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Greta Amarilli (15-01-2007) Senza alcun ombra di dubbio un libro bellissimo che racchiude tutte le qualità ottime del romanzo,del noire della caratterizzazione dei personaggi.Financo della psicologia di Gatbsy... Chi è? Be' sicuramente non l'assassino. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Andrea Franco andreafranco@inwind.it (13-01-2007) Ho letto il romanzo di Roversi tutto d’un fiato. E lo sappiamo bene, quando accade ciò è perché il libro ci ha preso e non ci ha permesso di staccare la spina. Ho letto che anche Roversi (così come provo a fare io) ha fatto scuola con Ed McBain e devo ammettere che ogni tanto, chiudendo gli occhi e fermandosi a pensare, sembrava di annusare le stesse atmosfere di Isola, la città dove i personaggi dello scrittore italo-americano muovono i loro passi.
Il romanzo di Roversi è ambientato allo stesso modo a cavallo tra un mondo reale e uno immaginaro, tra metropoli e cittadine, tra polizia, carabinieri e cronisti decisi a tutto pur di essere sulla notizia. Radeschi è un personaggio che ti prende subito ed è un piacere seguirlo nelle sue ricerche tra Milano e Capo di Ponte Emilia, paesino inesistente, scenario di efferati delitti. E dopo poche pagine il mondo che tratteggia sembra vivo e quel disorientamento che colpisce il lettore alle prime pagine di ogni libro svanisce in pochi secondi. Un bellissimo romanzo, un poliziesco perfetto, una trama avvolgente. Eccezionale il maresciallo Boskovic, come tutti i personaggi che ruotano attorno. Consigliato a tutti i tipi di lettori, non solo agli amanti del giallo/thriller/noir. Alla fine è anche un romanzo sull’Italia, sul nostro modo di essere. E a me piace tanto. (recensione inserita sul sito opera narrativa) Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Laura (13-01-2007) Molto bello. Complimenti a Roversi. Un giallo avvincente e intrigante, non vedevo l'ora che arrivasse la sera per poter proseguire nella lettura. Bello anche lo stile, il linguaggio schietto, l'ironia dei personaggi e i loro botta e risposta. Aspetto il prossimo... con ansia ! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Doriana Rinaldi (13-01-2007) La Bassa raccontata come faceva Guareschi ma senza pedanteria. In alcuni passaggi mi ha ricordato anche Varesi con le sue descrizioni del Po. Insomma un giorvane autore promettente ed un libro che, anche per come ha trattato l'argomento difficile della memoria, mi è piacuto molto. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Michela (13-01-2007) Se avete amato il Radeschi in Blue Tango non potete non leggere questa sua nuova avventura. Se non lo fate non incontrete mai quel fantastico personaggio che è il maresciallo Boskovic ed il suo "atipico" animale da compagnia! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Marco Paggi (13-01-2007) Con questo romanzo Paolo Roversi è riuscito a scrivere un romanzo che non tradisce chi ama gli omicidi sulla carta e allo stesso tempo è un’autentica rivelazione per chi ha sempre considerato i gialli letteratura di serie b. Da non perdere! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Michele (14-12-2006) Questo è un giallo scritto bene, con tutti i classici crismi del genere e con la risoluzione proprio nell'ultimissima pagina. Tuttavia il pregio maggiore di questo libro sono i dialoghi e l'umanità dei suoi personaggi. Roversi poi affronta un tema difficile e doloroso, come quello della memoria condivisa e della Resistenza, senza mai cadere nel banale. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Federico fedsai@alice.it (10-12-2006) Roversi decisamente non è lo Scerbanenco postmoderno. Evitiamo paragoni impropri! Voto: 1 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 26
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