|
|  |
Spinazzola Vittorio - Pinocchio & c. |
| La recensione de L'Indice |

recensione di Clerici, L., L'Indice 1998, n. 2
"La grande narrativa italiana per ragazzi "(così recita il sottotitolo del libro di Vittorio Spinazzola "Pinocchio & C.") costituisce davvero un argomento intrigante e complesso. Spinazzola circoscrive efficacemente il genere scegliendo cinque titoli emblematici: oltre ai classici "Pinocchio "(1881) e "Cuore "(1886), "Scurpiddu" di Luigi Capuana (1898), "Il giornalino di Gian Burrasca" (1907) di Vamba e "I sette capelli d'oro della fata Gusmara" (1909) di Carolina Invernizio. A risultarne è una geografia letteraria di grande interesse sia riguardo alle singole opere (interpretandole Spinazzola alterna ammirazione e divertimento), sia per i suoi aspetti contraddittori, anzitutto ideologici.
L'intenzione degli autori di contribuire alla formazione della nuova classe dirigente italiana si accompagna a un'impietosa radiografia della realtà sociale e istituzionale. Come dimostra la valorizzazione delle figure materne a scapito dei personaggi virili, nei libri per ragazzi la famiglia è in crisi. Quanto alle istituzioni (scuola compresa), è evidente la loro fragilità: sono inadatte ad affrontare gli onerosi compiti imposti dall'unificazione nazionale. Intenzioni positive, dunque, accompagnate ad analisi criticamente pessimistiche circa la realtà contemporanea e il suo prevedibile sviluppo.
L'atteggiamento civilmente responsabile di chi è stato testimone del Risorgimento è intimamente connesso alla sfida rappresentata dalla narrativa per ragazzi, il cui aspetto qualificante consiste nel suo rivolgersi a un pubblico non solo incompetente, ma addirittura preletterario. D'altronde, il collocarsi fuori dai confini della letterarietà tradizionale consente una notevole libertà inventiva ed espressiva. Ecco allora l'originale compromesso fra intenti di carattere sperimentale e programmatica salvaguardia della leggibilità; ecco convivere formule tipiche della civiltà letteraria premoderna (la fiaba iniziatica, l'impostazione icastica delle scene propria della commedia dell'arte) e procedimenti caratteristici del
"Bildungsroman*. Non per niente la morale borghese che dovrebbe governare la modernità si accorda nei suoi capisaldi con le antiche massime del sapere contadino.
Alla base di queste complesse operazioni espressive c'è una scrittura lessicalmente colorita, affidata a una sintassi agile di stampo giornalistico, adatta al giovane lettore. Il fatto è che "la questione essenziale stava nel tenere conto del punto di vista bambinesco, cioè dell'ottica secondo cui gli avvenimenti sarebbero stati rivissuti nel corso della lettura".
Una scommessa difficile, che si gioca anzitutto sulla fisionomia di chi racconta, indispensabile mediatore fra la proiezione nel testo dell'autore (l'adulto depositario delle istanze ammonitive) e il giovane protagonista (il ragazzo interprete delle esigenze di intrattenimento).Ma la prospettiva bambinesca determina pure l'adozione di coordinate spaziotemporali indefinite, l'approccio alla psicologia in chiave comportamentistica, la preminenza assiologica dell'eroe rispetto agli altri personaggi, come pure l'intonazione dominante dell'opera, sempre a forte presa emotiva: comica, patetica, idillica. ""In "Pinocchio & C." Spinazzola fornisce insomma il quadro nitido di un fenomeno letterario di notevolissima rilevanza non solo storica e culturale, ma propriamente artistica.
|
|
 | I più venduti di Spinazzola Vittorio |
| Chi sceglie questo libro legge anche |
|
|