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Cadioli Alberto - La storia finta | Dopo un quadro delle trasformazioni dei modi di scrivere, di pubblicare, di leggere portate dal romanzo moderno a partire dalla seconda metà del Settecento, il testo concentra la sua attenzione sui dibattiti che investono il genere romanzo nei primi trent'anni dell'Ottocento in Italia, mostrando in particolare le aperture di Ugo Foscolo (riletto attraverso le sue pagine critico-teoriche), le battaglie a favore di un nuovo pubblico e di un nuovo genere condotte dai romantici, le contraddizioni degli editori e dei critici negli anni Venti, la lunga riflessione di Alessandro Manzoni che, da ironico difensore del romanzo, si trasforma nel più coerente teorico della sua impossibilità.
| La recensione de L'Indice |

Nel corso dei primi tre decenni dell'Ottocento, il prestigio del romanzo aumenta e si consolida in tutta Europa: sull'onda dello straordinario successo internazionale di Walter Scott, quel genere che il secolo precedente guardava soprattutto come un veicolo di intrattenimento acquista un'autorevolezza insospettata e conquista al tempo stesso nuovi e sempre più ampi strati di lettori. Questa ascesa non avviene senza polemiche: la mescolanza di finzione e realtà del romanzo satirico e di quello storico incontra forti resistenze morali, al pari della carica passionale delle vicende d'amore che rischiano di introdurre fermenti pericolosi nella quieta vita domestica delle giovani lettrici. Mi pare che della forma che queste polemiche assunsero nell'Italia romantica nessuno avesse sinora tentato un quadro complessivo; è quanto fa Alberto Cadioli in questo appassionante volume che, partendo dalle premesse settecentesche, cioè dalla discussione sull'utilità del romanzo che coinvolge Giuseppe Baretti, Carlo e Gasparo Gozzi e Pietro Chiari, arriva sino al tormentato percorso intellettuale che porta Manzoni a rinnegare la finzione in nome della storia. Il primo merito di questo studio è quello di far giustizia di alcuni tenaci luoghi comuni, come quello del carattere "provinciale" della cultura ottocentesca italiana e dello scarso peso, all'interno di essa, del dibattito sul romanzo. In realtà, dal Santorre di Santarosa annotatore di Richardson al Foscolo che chiosa non soltanto Sterne ma Rousseau e Benjamin Constant, tale dibattito è in perfetta sintonia con le più vive correnti dell'Europa del tempo; e non c'è ragione di stupirsi se nel gruppo del Conciliatore, attentissimo ai problemi della narrativa, Silvio Pellico anticipa il Balzac teorico di una decina d'anni parlando, già nel 1819, del romanzo come di una storia "in cui le scene segrete della vita fossero svelate, in cui i quadri di famiglia non fossero ommessi". A questi temi teorici si accompagna, da parte di Cadioli, una costante attenzione alle nuove configurazioni del rapporto scrittori-lettori e al divenire dell'industria editoriale: aspetti sinora spesso trascurati di una tradizione letteraria che merita di essere ricostruita nella sua totalità. Mariolina Bertini |
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