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Didi-Huberman Georges - Ninfa moderna. Saggio sul panneggio caduto | Aby Warburg, indagando l'arte dalla prospettiva delle "sopravvivenze dell'antichità", riservò particolare attenzione a un'immagine conturbante, una figura femminile ornata di panneggi alla quale diede il nome di Ninfa. Questo studio prolunga la ricerca warburgiana di Ninfa e interroga il motivo del corpo femminile e del panneggio attraverso le sue metamorfosi contemporanee. A partire dalle figure languide delle Veneri rinascimentali e dalle sante martiri barocche, si delinea un movimento che culminerà in artisti quali Brassäi, Moholy-Nagy, Alain Fleischer, Atget e Picasso. Gli artisti moderni, volgendo lo sguardo agli scarti e alle figure miserevoli che giacciono sui marciapiedi delle grandi città, riveleranno le ultime incarnazioni di Ninfa.
| La recensione de L'Indice |

La figura della Ninfa attraversa come un'apparizione enigmatica tutta l'arte occidentale. Così come la sua deità, anche il suo statuto iconografico è oscillante e non permette una lineare ricerca delle fonti. La sua comprensione impone di fare i conti con la fluidità temporale dell'immagine e chiede un metodo che sappia far tesoro di tale fluidità e che sappia poi scorgere la Ninfa anche nei recessi più oscuri della contemporaneità. Con Warburg, Benjamin e Bataille, tra cui, in precedenti lavori, ha saputo mostrare la stretta rete di intrecci, Georges Didi-Huberman in Ninfa moderna segue nella loro lenta caduta, con andamento quasi cinematografico, la figura mitica e il panneggio che la veste, ornamento che diviene elemento patetico più del personaggio, rappresentazione stessa del flusso e del movimento. La Ninfa continua a essere figura del Nachleben, della sopravvivenza warburghiana e dell'aura di Benjamin, apparizione nel presente dello sguardo di una traccia del tempo passato. Ma "come l'aura di Benjamin, la Ninfa declina con i tempi moderni", smette gli abiti e li abbandona, con le loro pieghe, all'angolo di un quadro di Tiziano o di Poussin, si accascia nella Santa Cecilia di Maderno, arriva all'informe negli stracci dei canali di scolo dei marciapiedi parigini fotografati da Moholy-Nagy, fino ai Clochards di Germaine Krull o ai mattatoi di Éli Lotar. Proprio quando l'abito della Ninfa viene smesso e diviene straccio, si pone come oggetto di ricerca di sopravvivenze dello storico-straccivendolo di Benjamin: la Ninfa si nasconde nelle pieghe della sua decadenza. Il libro di Didi-Huberman costituisce un ulteriore percorso nell'attuale dibattito sullo statuto dell'immagine in cui proprio la riflessione del filosofo e storico dell'arte francese ha svolto e svolge un ruolo importante. Ma è soprattutto un invito allo sguardo a cercare nel dettaglio un'intimità e un'intensità dell'immagine e della sua temporalità, talora anche chiudendo gli occhi e lasciando all'immaginazione il compito di montare le immagini e trovare le loro segrete relazioni. Giuseppe Di Liberti |
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