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Harvey David - Breve storia del neoliberismo | Un'analisi della storia e dello stato attuale del neoliberalismo, che ne esamina le contraddizioni evidenziando come le "libertà" che offre non coincidano con i bisogni reali della gente. Dati alla mano, l'autore dimostra che il neoliberalismo ha restaurato il potere di classe e minaccia le istanze democratiche. Tutto comincia negli anni tra il 1978 e il 1980, quando Deng Xiaoping dà il via alla liberalizzazione economica che condurrà alla Cina di oggi, Paul Volcker cambia drasticamente la politica monetaria americana, Margaret Thatcher diviene primo ministro e il neoeletto Ronald Regan concede maggiori libertà alle lobby finanziarie. La cosiddetta "globalizzazione" ha inizio in quei giorni, quando il benessere dell'umanità è affidato alla libertà imprenditoriale (supportata da strutture militari o paramilitari a difesa della proprietà privata). Vent'anni dopo, i sostenitori di tali strategie occupano posizioni importanti nel campo dell'educazione, dei media, della politica.
| La recensione de L'Indice |
 Associata generalmente ai nomi di Reagan e Thatcher, di Pinochet e Deng Xiaoping e, in tempi più recenti, di Bush jr., Berlusconi e ora Sarkozy, la svolta neoliberista ha segnato in profondità la storia recente di molti paesi, dal Cile alla Cina, dal Messico all'Europa orientale ex socialista e al Sud-Est asiatico. Tanto che, seppure con modalità, forme e tempi assai diversi da un contesto all'altro, il neoliberismo costituisce per molti aspetti l'autentica cifra distintiva delle politiche economiche nazionali degli ultimi venticinque anni. Di questo processo il volume ricostruisce la genesi culturale e politica, le prime sperimentazioni e i molteplici e complessi effetti sociali ed economici, senza indulgere in semplicistiche schematizzazioni. Il neoliberismo appare infatti ben altra cosa rispetto a una meccanica riedizione del liberismo classico, o al combinarsi di monetarismo e drastiche riduzioni del ruolo dello stato. Basti pensare alla presenza asfissiante dei monopoli, ai diversi casi di incremento della spesa pubblica e del deficit statale, alle politiche monetarie espansive e, almeno in tempi più recenti, a un ben poco liberale interventismo etico. Alla fine, più che nell'affermazione di uno sfrenato individualismo e di un mercato senza vincoli e limiti, la sostanza della svolta neoliberista deve essere rintracciata nel rafforzamento della posizione del capitale a discapito del lavoro, che ha per corollario l'irrefrenabile sviluppo della finanza e l'accentuarsi delle differenze sociali. Non solo, ma proprio la sempre più accentuata fragilità della coesione sociale che ne deriva sembra ormai dare luogo, secondo l'analisi di Harvey, a una più recente svolta neoconservatrice, e quindi all'accentuazione dei tratti autoritari e antidemocratici del neoliberismo. Alessio Gagliardi |
tommaso (30-05-2009) Il neoliberismo è il pensiero unico che cratterizza tanto le politiche della destra quanto quelle di una sedicente sinistra.
L'autore, tracciandone una breve storia, afferma che si è trattato di una lotta di classe, condotta dalle classi dominanti nei confronti di quelle subalterne che hanno visto i loro diritti notevolmente ridimensionati, con severa ridistribuzione del reddito dal basso verso l'alto.
E' indubbiamente un modo nuovo di affrontare il problema, poichè di problema si tratta, datosi che abbiamo appena sperimentato una crisi economica profonda, che in un neoliberismo globale ed esasperato affonda le sue radici.
tommaso
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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