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Alesina Alberto; Giavazzi Francesco - Il liberismo è di sinistra |
Nei giorni successivi alla vittoria elettorale dell'aprile 2006, erano già evidenti le priorità che il nuovo governo avrebbe dovuto affrontare con la massima urgenza per dare una svolta alla politica italiana. Erano necessarie riforme concrete da attuare subito, intervenendo con decisione in tema di liberalizzazione economica. Le cose, secondo gli autori, sono andate diversamente: le misure varate dal ministro Bersani nel gennaio 2007 costituiscono solo un piccolo passo avanti, ma non sono sufficienti. È necessario intervenire con efficacia in settori-chiave come energia, trasporti e finanza. L'ala riformista del governo italiano, che fa capo a Prodi, ha di fronte due strade: una è "sopravvivere" liberalizzando parzialmente solo alcuni settori, rischiando così di perdere le prossime elezioni, l'altra è procedere sulla via delle riforme, cosa che le darebbe buone possibilità di ripetere il successo elettorale.
11 recensioni presenti. Media Voto: 3 / 5MAURIZIO ZANGANI (02-09-2008) Il liberismo è di sinistra? Mi pare irrilevante come domamda. Il liberismo significa comunque crescita economica? Può darsi. C'è una questione però che mi pare importante. Nel sistema capitalistico vi è una forma di spesa a carico dei cittadini senza la quale difficilmente è possibile immagiare il funzionamento relativo alla produzione e distribuzione del reddito così come la immaginamo. Tale spesa è la pubblicità e i costi cosiddetti di promozione che gravano in ogni caso sul consumatore finale e che costituiscono anche la principale fonte di reddito per la cosiddetta industria radio-televisiva e una parte consistente di quella della carta stampata.
Perché allora finanziare un ospedale o una qualunque azienda pubblica è considerato una sorta di reato commesso dallo Stato che sembra estorcere in tal modo denaro al cittadino mentre finanziare la TV in una forma appartentemente occulta come la pubblicità è un atto economico efficiente? Se le imprese private non avessero spese pubblicitarie (come suggeriscono tutti i manuali di economica politica) i consumatori avrebbero un risparmio sul costo d'acquisto di merci e servizi. Questa è una chiara inefficienza del sistema capitalistico presso il quale una industria potente economicamente e socialmente come l'informazione è pagata da tutti i cittadini-consumatori con una semplice transizione di fondi dalle imprese produttrici alle imprese che si reggono sulla pubblicità, senza nemmeno rendersi conto di farlo. Se a questo si aggiunge il volume di interessi e commissioni che regolarmente trasferiscono ricchezza dalle imprese industriali alle imprese bancarie ci si può rendere conto meglio di qualunque pur dotta e importante trattazione di economisti di come sia effettivamente retta nel sistema capistalistico la produzione e la distribuzione della ricchezza economica. Senza precocetti, ovviamente. Grazie. Voto: 2 / 5 |
Guido bortoluzzi.guido@alice.it (13-06-2008) Libersimo significa innanzitutto "regole". Poche ma efficaci. Quanto costa al contribuente italiano l'assenza di suddette "regole"? E quanto costa, di contro, l'iper-regolamentazione di tutti i settori dell'agire economico? Se tentassimo una stima in % sul Pil ci sarebbe di che rimanerne scioccati. E proprio di uno shock, finalmente liberale e (oddio, oddio, lo sto per dire!) LIBERISTA (ecco, lo spaevo, mi è scappato!) ha bisogno questo Paese. Giavazzi ed Alesina inquadrano molto lucidamente il problema e suggeriscono una ricetta altrettanto semplice ed efficace (come le famose regolette di cui sopra) per il malato terminale. Di fronte ad un'economia in perdurante arresto cardiaco non rimangono molte strade da percorrere: la prima consiste nell'agire presto e bene attraverso misure forti già sperimentate con successo in altri paesi (anche nordici! non solo dal "nemico" americano...), la seconda consiste nel discuterne per l'ennesima volta all'ennesimo incontro dell'ennesimo circolo dell'ennesima fazione dell'ennesimo partitino della solita sinistra. Wow, che bella prospettiva... Voto: 5 / 5 |
lucio (17-04-2008) La tesi degli autori è che il Liberismo, abitualmente considerato di destra, costituisca oggi il modello più utile per realizzare i tradizionali valori della sinistra: aiuto ai più deboli, pari opportunità, eliminazione dei privilegi di censo, equità, ecc.
Nella società contemporanea il minimo denominatore che ci accomuna tutti è l’appartenenza alla categoria dei “consumatori-contribuenti”, prima che a qualunque altra categoria. Quindi difendere i privilegi, grandi o piccoli, di questa o quella corporazione (industriali o notai, pensionati o metalmeccanici, farmacisti o dipendenti pubblici, ecc) favorisce quei pochi, ma danneggia i più, i consumatori-contribuenti, sulle cui spalle ricade inevitabilmente il costo del privilegio. I partiti ed i sindacati che si arroccano a difendere le prerogative delle categorie da cui attingono voti e tessere non perseguono l’interesse generale del Paese, bensì lo danneggiano. Nei diversi capitoli alcuni concetti chiave vengono spiegati alla luce della nuova tesi. Da Leggere!
Voto: 5 / 5 |
Giulio (04-04-2008) Alesina e Giavazzi partono da 2 loro assiomi:
il liberismo è bene;
la sinistra è bene;
Ergo? Il liberismo è di sinistra.
Un libro che sconsiglierei di leggere anche agli stessi autori. Voto: 1 / 5 |
Francesco Scacciati francesco.scacciati@unito.it (18-03-2008) E’ certamente lecito sostenere che se governa la destra, se gli imprenditori hanno le mani libere e se il mercato impera incontrastato, si produce più ricchezza: chi scrive non ne è tanto sicuro, ma non è questo il punto. Si può anche sostenere che poi questa ricchezza, inizialmente nelle mani di pochi, si diffonda necessariamente verso gli “strati inferiori” e impregni di sé l’intera società: chi scrive è certo del contrario, a meno che non ci siano sindacati forti e combattivi (il che fa venir meno almeno due dei tre presupposti). Invece non dovrebbe essere lecito cercare di ingannare le persone al fine di realizzare il vecchio trucco di utilizzare i voti di sinistra per fare una politica di destra. Gli autori però vanno oltre sostenendo che le politiche di destra sono di sinistra. “Il liberismo è di sinistra” è un concentrato di ragionamenti capziosi e ingannevoli, supportati spesso da ovvietà sulle quali tutti concordano, tipo l’inefficienza di alcuni settori della pubblica amministrazione italiana, ma anche da alcuni errori teorici. Voto: 1 / 5 |
Gianalberto Vezzoli (22-02-2008) Superficiale. Semplicistico. Sceglie esempi "fior da fiore", come a voler dimostrare una tesi. Qui e là, accenni -inutili- di polemica.
Davvero mi aspettavo di più, considerando la fama degli autori. Forse anche per questo la delusione è stata maggiore. Voto: 1 / 5 |
ldfwiki (14-02-2008) Scritto con un linguaggio semplice e piano, è un libello interessante per tutti. Specialmente per chi, giovane o non più giovane, lavora con contratti atipici o partite iva fittizie e vuole capire meglio le ragioni della sua condizione.
Voto: 5 / 5 |
Gino (23-01-2008) Innanzitutto, secondo me, la tesi così netta rischia di essere manichea. E mi spiego. Non esistono soltanto una Sinistra e una Destra separate da spartiacque ideologici invalicabili. Sono esistite. ed esistono, Sinistre liberiste e Sinistre sociali così come esistono Destre liberiste e Destre sociali. Però se fosse vera la tesi drastica di Alesina e Giavazzi allora non avrei dubbi di sorta: la socialità dovrebbe assugere a caratteristica della Destra. Voto: 3 / 5 |
Gianpaolo Cordioli cordioligp@libero.it (25-11-2007) Non condivido l'entusiasmo dei precedenti lettori. E' un manifesto di economia liberista che associa affermazioni scontate, tipo l'inefficienza, tutta nazionale, della pubblica amministrazione ad una celebrazione pretenziosamente scientifica,gli autori sciorinano dati di studi che non si possono basare sulla metologia delle scienze vere, per giustificare e santificare il neoliberismo. Numi di questa visione del mondo, non lo nascondono, sono Thatcher, Reagan ed i nostri Tremonti, Martino, Capezzone. Lo stile è quello del manifesto politico, coloro che non la pensano come loro sono "conservatori che non vogliono il vero bene dei lavoratori". Questo consisterebbe nella flessibilità totale e nella precarietà. Chi la pensa come loro è di sinistra gli altri no. (sic!) Voto: 1 / 5 |
max (02-10-2007) Un libro per i neofiti della politica che ritengono essere "liberal" sia un atteggiamento di destra.
Un libercolo semplice semplice che dice cose che dovrebbero essere banali ed assodate. Alla faccia di Beppe Grillo il libro e' dedicato a D'antona e Biagi. In Italia l'estrema sinistra uccide gli uomini della sinistra liberale, che si occupano di riformare il lavoro. Ai neofiti che vogliono uscire dai luoghi comuni, consiglio anche "Per una sinistra darwiniana" di Singer. Voto: 4 / 5 |
rossella (08-09-2007) Con una scrittura semplice e scorrevole si rendono decifrabili concetti economici che sfuggono, si mettono in discussione i luoghi comuni della politica, ma soprattutto è un libro che dice qualcosa di sinistra alla sinistra italiana. Grazie!!!! Voto: 5 / 5 |
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