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Alonge Roberto - Scene perturbanti e rimosse. Interno ed esterno sulla scena teatrale |
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Titolo | Scene perturbanti e rimosse. Interno ed esterno sulla scena teatrale |
| Autore | Alonge Roberto | Prezzo Sconto 10%
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€ 18,99
(Prezzo di copertina € 21,10 Risparmio € 2,11)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 1996, 152 p., ill. |
| Editore | Carocci
(collana Studi superiori) |
Normalmente disponibile per la spedizione entro 3 giorni lavorativi | | 
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| Quale spazio e dunque quale senso si dischiude al di là di una porta? Quale funzione può avere la dicotomia spazio chiuso/spazio aperto nel contesto della scena teatrale? Questo il punto di partenza del lavoro di indagine condotto su alcuni testi teatrali appartenenti alla grande tradizione occidentale, alla ricerca degli spazi e dei significati nascosti che si celano dietro precise strutture sceniche. Dallo spazio "aperto" del teatro greco classico, alla scena del teatro rinascimentale, dal primo esempio di spazio scenico "chiuso" del dramma borghese tardo settecentesco e ottocentesco, per arrivare sino a Ibsen, a Pirandello e al teatro di Kantor, alla ricerca degli spazi e dei significati nascosti che si celano dietro precise strutture sceniche.
| La recensione de L'Indice |

scheda di Vindrola, A., L'Indice 1996, n. 9
Il teatro letto attraverso la concezione dello spazio, o per la precisione illuminando la dialettica fra chiuso e aperto che sottintende, inevitabilmente, altre e rilevanti opposizioni fra visibile e invisibile, fra detto e tacito, fra storia e memoria. Una precisa idea di teatro si sviluppa - e la scena teatrale ne rappresenta in qualche misura la visualizzazione - dal teatro classico a quello contemporaneo, e l'allestimento spaziale costituisce uno dei più importanti strumenti per significarla, insieme con i valori culturali e sociali che contraddistinguono ogni epoca. È questa la tesi di Roberto Alonge, che in questo agile saggio spazia, in brevi capitoli, da Euripide a Kantor, non solo cercando di delineare il senso più immediato che ogni epoca ha espresso nelle sue scelte sceniche, ma anche andando a snidare quei significati rimossi, quell'indispensabile dialogo che la scena stabilisce con il fuoriscena, con il non visibile, con quel dietro le quinte che spesso è parte integrante dello stesso discorso scenico. Certo non è una novità che il teatro greco classico prediliga la dimensione di esterno, ambientando i suoi spettacoli in un edificio all'aperto e ignorando sulla scena ambientazioni in interni, per le quali si dovrà attendere, perché assumano rilevanza, il dramma settecentesco, l'emergere della borghesia e dei suoi valori "chiusi", la famiglia e la casa. Il percorso che Alonge compie attraverso gli spazi teatrali si dispiega soprattutto negli ultimi duecento anni, e passa per Goldoni, Ibsen, Puccini, Pirandello per concludersi con Kantor (da notare, non più un autore, ma un regista) per il quale il limite fra spazio scenico e fuoriscena, la porta, finisce con il coincidere con lo spazio tutto mentale della memoria. Ed è da questo punto che la storia dello spazio del teatro contemporaneo resta tutta da approfondire e da scrivere: perché basta pensare al proliferare di allestimenti - a cominciare dal ronconiano "Gli ultimi giorni dell'umanità" al Lingotto di Torino per finire con la miriade di rassegne estive che trovano pubblico non tanto per la qualità del cartellone quanto per l'ambientazione all'aperto, o in luoghi suggestivi - per intuire che il teatro di oggi trova sempre più difficile darsi un significato nell'edificio teatrale classico, e da questo cerca, con risultati più o meno felici, di emigrare alla ricerca di una sua nuova Heimat che non può trovare identità nelle persone fisiche o nei ruoli di chi il teatro lo fa, e cerca dunque le sue radici a partire dalla materialità della scena, dove si rende nuovamente possibile la vicinanza con lo spettatore, il quale finalmente da voyeur può tornare ad essere compagno di viaggio.
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