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Casadei Alberto - Romanzi di Finisterre. Narrazione della guerra e problemi del... |
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Titolo | Romanzi di Finisterre. Narrazione della guerra e problemi del realismo |
| Autore | Casadei Alberto | Prezzo Sconto 15%
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€ 18,36
(Prezzo di copertina € 21,60 Risparmio € 3,24)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2000, 292 p. |
| Editore | Carocci
(collana Ricerche) |
Normalmente disponibile per la spedizione entro 3 giorni lavorativi | | 
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| Il libro è un percorso nella narrativa contemporanea ispirata alle vicende della seconda guerra mondiale, vista non nei suoi aspetti cronachistici bensì in quelli che più hanno segnato l'immaginario collettivo e il dibattito culturale. Dal "Doctor Faustus" di Thomas Mann a "Vedi alla voce: amore" di David Grossman, dal "Partigiano Johnny" di Fenoglio e "L'arcobaleno della gravità" di Thomas Pynchim, ci si addentra in alcune delle opere fondamentali del secolo appena concluso, senza trascurare il problema del ruolo e della natura del romanzo oggi.
| La recensione de L'Indice |

recensioni di Vin‡on, P. L'Indice del 2000, n. 11
Lasciava perplessi, nel precedente lavoro di Casadei (La guerra, Laterza, 1999), l'idea che la letteratura debba essere considerata come il mezzo privilegiato per raccontare la guerra. E il cinema, allora? L'equivoco si chiarisce - e in maniera convincente - in questo più corposo e teoricamente agguerrito Romanzi di Finisterre, in cui il rapporto tra la letteratura e la guerra (e nello specifico la seconda guerra mondiale), anziché essere il fine dichiarato della ricerca, è il mezzo per un'indagine sul concetto di realismo.
La tesi di Casadei è che il cinema (e più in generale la cosiddetta "società dell'immagine") ci abbia abituati nel corso del secondo Novecento a intendere il realismo in maniera assai riduttiva, vale a dire come puro e semplice "effetto di realtà". La letteratura, per contro, è diventata quindi il territorio ideale per quella che Casadei definisce "metafisica del realismo". Come infatti scriveva Adorno, "se il romanzo vuol restare fedele alla sua eredità realistica e dire come stanno realmente le cose, deve rinunciare a un realismo che, riproducendo la facciata, si limita ad aiutare questa nei suoi affari di occultamento". Ecco perché è indispensabile ampliare i confini del concetto di realismo: "perché anche narrazioni fantastiche o genericamente antirealistiche possono essere impiegate per una più profonda interpretazione (non solo rappresentazione) della realtà". Un esempio? La battaglia di Farsalo, "una delle opere - secondo Casadei - in cui più fortemente emerge il problema di come 'rendere testo' la guerra", e in cui Claude Simon "sceglie di impiegare i procedimenti di perdita delle coordinate temporali e spaziali, propri del Nouveau Roman, per dare una nuova forma di oggettivizzazione all'esperienza vissuta della seconda guerra mondiale".
Per le stesse ragioni, dunque, non è affatto detto che il massimo di realismo si trovi nella cronaca e nella memorialistica, che infatti si risolvono troppo spesso in un banalizzante effetto di realtà, quando non addirittura in un involontario effetto retorico. Persino per restituire l'esperienza di quegli eventi estremi che sono stati Auschwitz e Hiroshima occorre quindi un "racconto costruito". Come scrive Jorge Semprún, "Soltanto l'artificio di un racconto abilmente condotto riuscirà a trasmettere in parte la verità della testimonianza". Ed è esemplare, a questo proposito, il caso di Beppe Fenoglio, la cui scrittura passa attraverso gli stadi successivi dei dispersi "quaderni neri" (che contenevano materiale scritto "a caldo") e degli Appunti partigiani (che fornivano invece una prima rielaborazione narrativa) per arrivare infine al Partigiano Johnny, la cui dimensione epica assurge a un "realismo profondo".
Stesso discorso, naturalmente, per i linguaggi visivi. Sono infatti le immagini "documentarie" di Auschwitz e Hiroshima quelle che si fermano "alla soglia dell'emotività", anche quando si trovano all'interno di un film di finzione, come nel caso di Hiroshima, mon amour. Mentre i film più efficaci risultano proprio quelli che, come Apocalypse Now e Full Metal Jacket, trascendono la cosiddetta rappresentazione "realistica". Ogni forma di realismo, infatti, è inesorabilmente destinata a diventare maniera, a sclerotizzarsi; e, per dirla con le parole di Claude Simon, è troppo spesso il modo in cui " la gente s'immagina la realtà o forse a forza d'immaginarsela finisce col vederla".
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