|
|  |
McGrath Patrick - Port Mungo |
Jack Rathborne è un pittore. A soli diciassette anni si innamora perdutamente di Vera Savage, anche lei artista. Alla ricerca dell'ispirazione e della concentrazione necessarie alla loro opera, si trasferiscono ai Tropici, a Port Mungo. Dopo un periodo idilliaco, Vera cade nella spirale dell'alcol e del tradimento e sarà Jack a occuparsi della figlia Peg. Fino a quando la ragazza, sfuggita al controllo del padre e sedotta dalla vita dissoluta della madre, muore misteriosamente durante una gita in barca con la donna. Questa, almeno, la versione di Jack: molti anni dopo, a New York, la seconda figlia svelerà il lato oscuro della vicenda.
| La recensione de L'Indice |

Chi è solito dedicare attenzione alla narrativa di McGrath, sa che lo aspetta una parata fra le più amene deviazioni dell'umana psiche. Un'infanzia spesa al seguito del padre, direttore di un manicomio criminale, è parte saliente dell'apprendistato dell'autore verso quella raccolta di esperienze di vita da riversare poi sulla carta, come nella più gloriosa tradizione angloamericana. Talvolta le pulsioni estreme dei suoi personaggi irradiano un'aura di romantico maledettismo che genera in chi legge un involontario sentimento di solidarietà: è il caso della colpevole relazione adulterina fra l'artista folle di gelosia e la moglie del direttore del manicomio criminale (eccoci) in Follia. In altri casi, la reazione è di aver assistito a un volo pindarico nel grottesco, nell'osservare il tentativo di bacio alla francese fra un maturo dottore e un giovine, aitante pilota quasi ridotto in cenere dallo schianto del proprio aeroplano: si riveda il finale del Morbo di Haggard. In realtà, nei suoi lavori McGrath insinua spesso che l'unica, vera perversione da cui nascono tutte le altre è la brama di controllo, la tenace, crudele intenzione di voler annichilire la volontà altrui per compiacere il proprio ego ipertrofico. In quest'ultimo romanzo un pittore torna dall'aver speso buona parte della propria esistenza in un avamposto esotico della civiltà contemporanea in compagnia della moglie, artista talentuosa ma dedita a relazioni parallele e all'alcol. La figlia maggiore è stata trovata annegata nelle paludi di mangrovie: chi e che cosa l'hanno portata a scegliere quello che con ogni probabilità è un suicidio? Nello scorrere le prime pagine, si è portati a identificare l'oscuro manovratore dei destini altrui nel narratore, la sorella del protagonista. Ma al di là di un platonico innamoramento nei confronti del fratello, peraltro ammesso esplicitamente, costei non cova nulla di perverso: d'altra parte si autodefinisce una "bellezza glaciale", con amanti à la page, ma si comporta come una zitella annoiata che non brilla per acume, nonostante le frequenti cadute nello psicologismo che vorrebbe spiegare tutto, del tipo "la ragazza era diventata un doppio della sorella". Così, nel finale, sarà l'altra figlia del pittore, Anna, a punire il vero colpevole, costringendolo a subire la pena del contrappasso, suicidio (obbligato) per suicidio. Nessuna dignità per il morituro, piuttosto simile a un patetico maniaco da giardinetto pubblico, e peraltro un artista assai sopravvalutato. Madame Bovary c'est moi? Alberto Melotto |
Recensioni 1 - 20 di 23 recensioni presenti. Media Voto: 3.08 / 5Sx86 (03-10-2007) Decisamente dopo aver letto Follia non è facile farsi avvincere dai colpi di scena (il fatto che il narratore non sia oggettivo, per esempio).
Però questo libro ha i suoi momenti.
Fino a metà rasenta la noia, poi però si riscatta del tutto con il finale (che lascia un pò di turbamento).
Tutto somato lo consiglierei...a chi non avesse letto ancora nulla di McGrath. Voto: 4 / 5 |
luana (02-10-2006) Gli altri romanzi che ho letto di MG mi hanno coinvolta molto di più...x questo romanzo mi è sembrato di leggere un libro "vuoto"....dovevo sfogliare velocemente ed affrettarmi a leggere le pagine nella speranza di trovare quel qualcosa di "interessante ed emozionante" tipico dei romanzi dello scrittore MG....
In conclusione direi che è stato piacevole leggere soltanto l'ultimo capitolo! Voto: 3 / 5 |
Ketty (28-08-2006) Nello stile di McGrath, un libro ben scritto, che crea atmosfere distanti nel tempo e nello spazio, e rivela con toni talora crudi, talora emozionati, ma mai banali la psicologia dei personaggi. Voto: 4 / 5 |
Claudia (31-07-2006) leggendo gli altri commenti mi sono stupita perchè per me è davvero un bel libro. L' ho letto tutto d'un fiato e l' ho apprezzato molto Voto: 4 / 5 |
francesca (20-05-2006) potevano chiamarlo punti di vista, questo libro, perchè ci mostra come non esista mai una verità, una interpretazione assoluta e univoca delle cose, ma come le persona cambino le cose secondo il loro sentirle, secondo il loro viverle. il racconto di un vissuto è un prodotto mentale, una elaborazione per nulla imparziale, anzi, totalmente figlia delle sensazioni, degli umori, delle soggettive esigenze. il libro è ben scritto (ma aihmè l'edizione economica non manca di ripetuti errori di italiano) anche se un po' lento e incolore in certe parti (promette continuamente una suspence e un colpo di scena che non arrivano, o se arrivano, sbagliano i tempi) ma non è una storia alla quale ci si appassioni visceralmente: almeno, io l'ho trovata un po' pallida. non mancano certe frasi d'effetto, o verosimili descrizioni dei luoghi che quasi sembra di annusarne l'aria. ma forse per consigliarlo è un po' poco. port mungo, per come è raccontato in copertina (mai fidarsi, specchietti per le allodole! e io mi sono fatta impallinare) poteva dare "qualcosinina" in più. non riesco a votare meno di tre. sono troppo buona? Voto: 3 / 5 |
Mony (17-04-2006) E' il primo libro che leggo di Mcgrath. Non saprei dire se mi ha deluso, se mi e' piaciuto. Mi sembra di essere stata ingannata sul personaggio di Jack, colpevole e per tuto il libro invece vittima. Avrei preferito alcuni approfondimenti su cose invece descritte alla veloce. Anche io come ha scritto una lettrice, ho pensato per un momento che Anna fosse figlia di Peg. Leggero' gli altri di Mcgrath cmq. Voto: 3 / 5 |
Steffmaister steffmaister@msn.com (11-09-2005) McGrath è uno dei miei autori preferiti ma Port Mungo non è decisamente all'altezza dei suoi lavori precedenti. Ormai si dubita a priori della voce narrante ed il colpo di scena finale lo si può immaginare a metà libro. Il gioco delle mezze verità che celano passioni morbose ed episodi macabri sa troppo di già visto(o letto). A salvare il tutto rimane soltanto lo stile elegante e sobrio dell'autore. Voto: 3 / 5 |
Daniela (16-05-2005) Questo libro di Patrick McGrath non lo ritengo alla sua altezza, mi ha delusa. Ero abituata a ben altro. Del resto qualche libro infelice prima o poi succede di scriverlo... spero che P. McGrath torni al più presto alla sua bravura di sempre. Voto: 1 / 5 |
Emanuela (17-03-2005) Complimenti a McGrath: veramente un bel libro!!! Voto: 4 / 5 |
kata.pim kata.pim@virgilio.it (15-02-2005) I temi sono sempre gli stessi, amore ossessivo, deviazioni mentali, atmosfere cupe... certe volte viene fuori un grande libro certe volte no. Questo è no! Voto: 2 / 5 |
Luigi Azzarone (10-01-2005) Bel libro. Voto: 4 / 5 |
david (07-01-2005) affascinante, proprio perchè non immediato ed avvolgente dalla prima pagina.
Voto: 4 / 5 |
Flavio (05-01-2005) Mi sono accostato al libro molto dubbioso essendo stato precedentemente "bruciato" da Follia che ritengo uno dei peggiori romanzi che abbia letto. Nel complesso la trama si dipana in modo abbastanza coivolgente ed in crescendo; non banali alcune considerazioni della protagonista Voto: 3 / 5 |
DBK dbk100@wooow.it (26-12-2004) Sicuramente non il miglior libro di McGrath, ma vale la pena di leggerlo, se non altro per il suo finale increscendo. Voto: 4 / 5 |
kiki (08-11-2004) nulla di ke...forse mi son fatta contagiare dal fatto ke mc grat sia riuscito a scrivere libri come follia e martha peake...ma questo...proprio non mi è piaciuto ... credo si sia impegnato poko e nulla Voto: 2 / 5 |
Daniele danielededomenico@virgilio.it (28-10-2004) Non voglio parlare dei grandi trascorsi di McGrath... Ma le mie aspettative sono state deluse... Onnipresenti tipici tratti di manie, perversioni e nevrosi... Ma un deludente gioco di specchi fra l'autore e i vari personaggi, lascia spazio al rammarico di un opera poco avvincente, noiosa e , quello che è più grave, tanto vuota da non lasciare un labile segno nella mia anima. Voto: 3 / 5 |
eddie v. (03-10-2004) Impossibile definirlo un brutto romanzo... certo siamo ben lontani dai fulgori di Martha Peake (a mio parere il migliore) e Follia... Direi una trama discreta, un'ottima narrazione (come sempre del resto) e una buona caratterizzazione die personaggi!! Voto intermedio Voto: 3 / 5 |
Angela marinian67@hotmail.com (07-07-2004) Se vi è piaciuto "Follia" e avete trovato divertente "Grottesco", ma vi sono sembrati noiosi "Il morbo di Haggard "e "Spider", lasciate perdere questo libro. E' uno dei peggiori che Mc Grath abbia scritto. Mi sembra che questo autore stia avendo successo solo sulla scia di "Follia". Per quanto mi riguarda ogni volta che esce un suo nuovo romanzo spero in qualcosa che sia all'altezza di quel suo capolavoro, purtroppo resto sempre delusa. Voto: 1 / 5 |
marius p. pontmercy1@yahoo.it (29-06-2004) Secondo me non un bel libro come mcgrath ci ha abituati a leggere, un po' irrisolto. Ma forse non ha voluto dire la cosa che avrebbe potuto dare una luce nuova alla vicenda: Anna non è in realtà figlia di Vera ma di Peg; questo spiegherebbe molte cose....... o no? Voto: 2 / 5 |
cristina crimo@tiscali.it (29-06-2004) Per chi ama McGrath, dopo Follia, c'è la speranza di rimanere coinvolti piacevolmente.
Avvincente e forse poco psicologico, ma bello. Voto: 4 / 5 |
Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 23
|
 | I più venduti di McGrath Patrick |
| Chi sceglie questo libro legge anche |
|
|