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Narrativa straniera  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Maalouf Amin - Origini

Origini TitoloOrigini
AutoreMaalouf Amin
Prezzo € 19,00
Prezzi in altre valute
Dati2004, 488 p., brossura
TraduttoreVolterrani E.
EditoreBompiani  (collana Narratori stranieri Bompiani)

Attualmente non disponibile su IBS
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Descrizione
Dopo la scomparsa del padre in Libano, Maalouf riceve a Parigi una cassa colma di documenti di famiglia che risalgono ai bisnonni paterni. Un'occasione per tornare con la memoria e con i dati a disposizione alla complessa storia delle generazioni che lo hanno preceduto. Tra contadini radicati nella sapienza originaria della terra, predicatori fondamentalisti, patrioti in lotta contro l'impero ottomano, uomini e donne impegnati a sopravvivere ma anche a realizzare i loro desideri di emancipazione dai pregiudizi di una cultura rigidamente tradizionale, si compone una grandiosa saga familiare. Una storia attraverso cui raccontare il conflitto di religioni, il confronto fra Oriente e Occidente, il dramma del fondamentalismo.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice

"La parola 'radici' non mi piace, e ancora meno amo l'immagine che evoca. Le radici affondano nel suolo, si contorcono nel fango e si sviluppano nelle tenebre. Trattengono l'albero prigioniero da quando nasce e lo nutrono in virtù di un ricatto: 'Se ti liberi, muori'. Gli alberi si devono rassegnare, hanno bisogno delle radici: gli uomini no". Scartando così, con abile e serena tendenziosità, una metafora affatto venerabile, Amin Maalouf, cinquantacinquenne scrittore libanese trapiantato... pardon: immigrato, ospite, nomade, espatriato (o che dir si voglia) a Parigi, s'appresta a esplorare le proprie "origini", l'avventura e le leggende della sua grande famiglia "sotto tutti i cieli": "Come per gli antichi greci, la mia identità è legata a una mitologia. So perfettamente che è falsa, eppure la venero come se fosse una matrice di verità".

Con qualche affondo nel passato più remoto (come nella fulminea rievocazione delle varie tribù arabe che successivamente occuparono la Montagna del Libano), e un costante rimando a eventi cardine della vita dell'autore (la morte del padre, ad esempio) e al presente della scrittura nel suo farsi - Origini sembra quasi pensato e assemblato ad alta voce, più che scritto -, il racconto interessa quella sessantina d'anni, a cavallo fra Otto e Novecento, che assistettero alla definitiva disgregazione dell'impero ottomano. Si fosse spinto più indietro, Maalouf sarebbe entrato ancora una volta nella provincia del romanzo storico di cui, da Leone l'Africano (1986) al Periplo di Baldassarre (2000), s'è ormai dimostrato un maestro indiscusso; mentre tanto più in qua s'aprirebbero i territori forse prematuri dell'autobiografia (non ha caso, romanzieri come J. M. Coetzee o Amos Oz, che hanno scritto o stanno scrivendo notevoli autobiografie, hanno entrambi una decina d'anni più di Maalouf).

Anche grazie al ritrovamento di un baule pieno di vecchia corrispondenza, Maalouf richiama alla vita - ma resta una certa diafanità, la qualità dei fantasmi indecisi a tornare fra noi - essenzialmente le figure di Botros, il nonno paterno, insegnante e poeta, fondatore di una "scuola universale" nel suo villaggio libanese, e del prozio Gebrayel, emigrato a Cuba, commerciante di successo, morto a soli quarantadue anni in un banale incidente stradale. Sarebbe (e in parte è) la materia d'un tradizionale studio di contrasti tra otium e negotium, spirito contemplativo e spirito attivo, sponde lontane e villaggio natio, utopia e realismo; ma Maalouf, la cui cifra tonale è di virile tenerezza e superiore simpatia, si destreggia tra le contrapposizioni troppo nette, lavorando soprattutto sui chiaroscuri. Così certe leggende di famiglia - come quella, germinale, di un Botros eroico, che difende vittoriosamente il fratello davanti ai giudici dell'Avana, armato solo dello spagnolo imparato quasi miracolosamente nei quaranta giorni della traversata atlantica; o quella che la morte di Gebrayel non fosse accidentale - sono restituite alla più grigia verità o meglio probabilità della storia, senza che ne soffra perciò la loro portata emblematica (che anzi esce paradossalmente rafforzata).

Per non dire che i coup de théàtre avvengono anche dove, come in questo libro, l'autore vorrebbe evitarli a tutti i costi: come quando, alla morte di Botros, un altro suo fratello, il prete cattolico Theodoros, nominato tutore degli orfani, per non fomentare dissapori nel parentado distrugge tutte gli attestati di credito raccolti da Botros, restituendo la vedova alla povertà; e non solo, un paio d'anni più tardi, sorprendendo - in assenza della madre protestante - i bambini che Botros, spirito libero, non aveva battezzato (affinché scegliessero ciascuno la propria religione da grandi), li battezza improvvisamente tutti quanti. Salvo che poi, con ironia riparatrice, un zio dell'altro ramo della famiglia approfitta di un caso fortuito per far registrare i nipoti all'anagrafe come protestanti. Così che tuttora, scrive Maalouf, "quando mi capita di chiedere alle autorità libanesi un estratto dell'atto di nascita, vi trovo chiaramente precisato che io sono 'di confessione greco-cattolica', ma 'iscritto nel registro dei protestanti'".

A questa sua singolare situazione anagrafica Maalouf accennava già in un breve saggio del 1998, L'identità (Bompiani, 1999), là precisando che sarebbe stato "troppo lungo" raccontarne il perché. Scritto nello stesso spirito di quel saggio - nella persuasione che l'identità (un'altra parola che, come "radici", l'autore non ama) sia sempre composta da "molteplici appartenenze" - ma condotto con gli strumenti e il respiro del romanzo, Origini è anche la ricostruzione delle forze storiche, dei condizionamenti geografici e del genio imprevedibile della famiglia in cui è potuto nascere un autore consapevolmente - e direi, esemplarmente - cosmopolita come Maalouf: E non è certo un caso che la rappresentazione grafica della sua famiglia, posta alla fine del libro, "più che a un albero o a una piramide, somigli a un accampamento o a una carta stradale".

"Ho sempre sognato di creare, con quello che scrivo, dei ponti di passaggio fra il mondo occidentale e il mondo orientale", ha dichiarato Maalouf in un'intervista rilasciata in occasione dell'assegnazione del Prix Méditerranée 2004. "Ma lo scontro tra questi due mondi che credevo evitabile, sembra ormai imporsi, ed è il fanatismo che rischia di avere il sopravvento. La prospettiva di una lotta mi riempie di tristezza". Libri come Origini e L'identità sono di questi tempi sempre più necessari; ma sempre più difficile sarà scriverli con questa stessa pacatezza, con lo stile e il tono - oltre che in nome - della tolleranza etnica e religiosa. Quasi di certo se L'identità venisse tradotta oggi, anche il titolo, che in italiano suona così innocuo, sarebbe ormai reso - più spettacolarmente, ahimè televisivamente! - alla lettera: Les identités meurtrières: le identità assassine.

I vostri commenti
  Media Voto: 4 / 5

angelo stella sidus.star@hotmail.it (23-11-2009)
Il vero periplo che Baldassarre compie è un ripiegamento a U intorno alla propria vicenda umana: di famiglia genovese trapiantata nel Levante musulmano, torna, infatti, nella città di origine che mai aveva conosciuto ma indelebilmente iscritta nella propria memoria biologica ed affettiva, a deporre le uova, come fanno i salmoni prima di morire. A 40 anni Baldassarre si ricongiunge all'amata Madre-(Patria) in un amplesso edipico rinunciatario di ogni vitale autentico erotismo. In questo ennesimo "nostos" il Personaggio è un borghese rassegnato che, dopo un breve e, tutto sommato, onorevole passaggio attraverso il mondo del reale, decide, spaventato, di sbarcarne per rifugiarsi tra le braccia della Mamma ove si presume trascorrerà il resto dei suoi giorni. Magistralmente scritto e altrettanto ben tradotto il libro può quindi suggerire, a chi la voglia cogliere, una spiegazione alla progressiva involuzione della Superba.
Voto: 4 / 5
ant lomell@libero.it (02-07-2007)
Libro che in alcuni punti incanta per la struggenza delle parole(..."guarda com'è limpida l'acqua che corre verso la foce, invece com'è torbida l'acqua stagna".....Invito rivolto alle persone che non vogliono spostarsi dai luoghi natii), in altri passaggi invece un pò troppo pregno. Quello che emerge su tutto è la nascita dello stato della Turchia, come stato laico
Voto: 3 / 5
Claudio claudio_si@yahoo.com (03-09-2004)
Un libro assolutamente straordinario! Mi ha catturato sin dalla prefazione dell'autore, due pagine di indescrivibile emozione, sintesi, espressività. Tutto il libro è permeato da quella ricerca curiosa e vitale delle proprie origini, che dona vita a personaggi morti e sepolti di cui si conservano solo foto ingiallite, li plasma, li anima e ci appassiona alle loro esistenze. Personalmente lo ritengo un vero capolavoro.
Voto: 5 / 5

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