|
|  |
Eco Umberto - Il nome della rosa |
Il romanzo d'esordio nella narrativa di Umberto Eco. Ecco alcuni commenti: "Il libro più intelligente - ma anche più divertente - di questi ultimi anni" (L. Gustafsson, Der Spiegel); "Il libro è così ricco che permette tutti i livelli di lettura ... Eco, ancora bravo!" (Robert Maggiori, Libèration); "Brio e ironia. Eco è andato a scuola dai migliori modelli" (R. Ellmann, The New York Review of Books); "Precisamente il genere di libro che, se fossi un milionario, comanderei su misura" (Punch); "È riuscito a scrivere un libro che si legge tutto d'un fiato, accattivante, comico, inatteso..." (M. Fusco, Le Monde). Recensioni 1 - 20 di 97 recensioni presenti. Media Voto: 4.04 / 5Dany (10-11-2009) Il linguaggio meriterebbe sicuramente un 5 punti se non di più (e con questo libro si capisce che l'italiano non è quello scritto da certi altri autori), ma nella complessità è un libro che diventa difficile farlo proprio e per questo ho dato come voto 4.
Spesso diventa pesante e si discosta troppo dalla storia vera e propria per far posto alla storia medievale, facendolo diventare difficile da terminare. Vien quasi voglia di saltarne dei pezzi per ritrovare finalmente la trama così bella e intrigata. Secondo il mio parere fossero state scritte un 200 pagine in meno probabilmente avrebbe "toccato" più il cuore che la mente e sicuramente sarebbe diventato più "personale".
Per il resto che dire? Eco è Eco e già solo per questo è un capolavoro. Un linguaggio straordinario che insegna al lettore quale sia veramente la bellezza della nostra lingua.
Voto: 4 / 5 |
Nicola Intrevado intrevado@hotmail.it (31-10-2009) In un attimo giro' una strana voce che, il Professor Eco aveva scritto un romanzo.Un romanzo ?In fila alla mensa universitaria si sentivano commenti terribili.Il vezzo della diva andava per la maggiore.Il semiologo non ancora sazio di potere e di gloria che sconfina nell' hobby della scrittura creativa, cresceva nella borsa delle opinioni di giorno in giorno.Basta che non lo imponga a quelli del Dams come testo da studiare era il commento dei piu' timidi e spoliticizzati.E altri indicibili per le deliziose orecchie delle lettrici e dei lettori sensibili.Di li' a pochi giorni il famigerato romanzo era nelle mani dei piu'.In un crescendo di acquisti che sfiorava l' oggetto di culto. C'era chi lo leggeva a lezione di Anatomia, chi lo sfogliava a colazione, chi non riusciva a smettere di leggere mentre il suo compagno di stanza gli smorzava la luce dall' interruttore centrale.Io mi concedevo solo le pause per i pasti, e in soli quattro, dico quattro giorni, lo feci fuori ed ebbi finalmente : Pace.Era semplicemente irresistibile nell' uso indiscriminato del sofisma quale ragionamento falso con pretese di realta'; perfetto nell' intrigo racchiuso tra le inquietanti mura dell' abbazia; avvincente nella costruzione dell' indugio che ti teneva incollato alla pagina senza scampo; dotto nella comunicazione dei dati e raffinatissimo nell' esposizione degli stessi; interessante nella struttura distributiva dell' Opera con le sue intenzioni, le sue memorie , le vicende ed i commenti , miscelate in una perfetta trappola di false anticipazioni e terribili attese dense di ansia anticipatoria all' epilogo.Disattese, offerte, alle ipotesi del lettore e indurlo a porsi il dubbio su ogni indizio, di ogni segno, x ogni traccia affinche', siano, senza dubbio alcuno : smonatate dall' idea investigativa dell' autore. In una parola sola : un capolavoro.Altro che appunti messi alla rinfusa per costruire la prova della sua capacita' di emulare i suoi miti, come disse un altro semiologo, in quei giorni, all' universita'.Grazie Professore. Voto: 5 / 5 |
Andrea (20-10-2009) Non riesco a trovargli un difetto. In assoluto il miglior libro che abbia mai letto... e ne ho letti parecchi.
P.S.: faccio il bibliotecario, specializzato sul libro antico, per me questo romanzo è stato una goduria dalla prima all'ultima pagina!!! Voto: 5 / 5 |
alexis (17-10-2009) Capolavoro della letteratura italiana. Eco, al primo romanzo, ci prende tutti per mano e ci porta nel Medioevo del 1327. Una storia trascinante e ben congegnata. Un libro intelligente ma anche divertente. Come non amare frate Guglielmo, il suo fedele Adso e tutti i personaggi che ruotano loro attorno: Berengario, Malachia, Abbone, Alinardo, Severino e infine il diabolico Jorge. Bellissimo, forse un po' troppo prolisso all'inizio ma che si legge da solo. Eco immenso. Voto: 5 / 5 |
paola (08-07-2009) ottimo libro ,ben descritto nei dettagli ambientali storici e dei personaggi.
ottimi gli intrighi
Tiene fino all'ultimo col fiato sospeso.
Un consiglio chi vuol desistere dalla lettura: portate pazienza fino alla cinquantesima pagina, poi tutto scorre! Voto: 5 / 5 |
Carla (19-06-2009) In assoluto, uno dei libri che più ho apprezzato. Bello ed intenso, coinvolge il lettore fino al punto di trasportarlo in una atmosfera di concentrata suspence, che spinge al ragionamento, alle domande, nel tentativo di risolvere il rompicapo che lega tra loro gli accadimenti terribili all'interno del monastero. Rappresenta mirabilmente, in lettere, l'angoscia soffocante e cupa del periodo più devastante e distruttivo dell'inquisizione, sottolineandone senza polemiche, gli enormi, grossolani, terrificanti limiti ed errori ( o orrori). Da leggere e rileggere... Voto: 5 / 5 |
Stefano81 (16-01-2009) Una sola parola per descriverlo: CAPOLAVORO! Questo libro è Tutto: è romanzo, è giallo, è storia, è dibattito teologico, è storia d'amore. L'ambientazione è eccezionale, le descrizioni e i dialoghi anche, l'emozione nel leggerlo in alcuni tratti è veramente grande....Attenzione a non commettere l'errore commesso dal sottoscritto: guardare prima il film...secondo me, si perde gran parte della suspence. Nonostante ciò, l'ho trovato stupendo, non oso immaginare se avessi letto prima il libro e solamente poi guardato il film...che rammarico!!! Voto: 5 / 5 |
Marco Succini (15-01-2009) Comprai questo libro quasi tre anni fa, ma appena avuto tra le mani mi resi conto che la lettura non sarebbe stata facile. Figuriamoci, pignolo come sono che appena leggo un aggettivo che non conosco o una bella citazione stimolante ne vado subito a cercare i particolari su wiki. Ecco perché l’ho letto solo durante le scorse feste natalizie, quando il tempo non mancava. Senza considerare poi che questo romanzo è zeppo di massime in latino e io non ho fatto studi classici...Le innumerevoli riflessioni filosofico-teologiche e lo stile “medievale” invece sono state lo stimolo più importante.
Come molti romanzi anche per questo il lettore deve fare un sacrificio iniziale, cioè deve sforzarsi per le prime cento pagine, lette le quali, lo stile diventa sopportabile, poi piacevole e infine godevolissimo. Non è sicuramente una lettura da spiaggia, al contrario richiede concentrazione e passione.
E' un romanzo che a seconda di chi lo legge io lo definirei: “attivo”, per il lettore sguarnito di conoscenze storiche ma interessato agli argomenti trattati (vedi il sottoscritto) in quanto stimola a documentarsi; erudito, per il lettore colto , che apprezza un giallo non banale; difficile, per chi è abituato a leggere romanzi tutto-d'un-fiato (“il nome della rosa” non si legge in tre giorni!).
Uno degli aspetti che più mi ha colpito durante la lettura è il rendermi conto del lavoro che sta dietro ad un libro del genere. Non è un caso se Eco lo ha scritto a quarant'anni: per la stesura di un tale romanzo non è sufficiente il solo lavoro di ricerca atto a ricostruire ambientazioni, usi e costumi dell'epoca in cui si svolge la storia, ma anche avere una cultura letteraria a 360°.
Concludendo ritengo Il Nome della Rosa un libro senza tempo, che rimarrà un classico per innumerevoli generazioni. Uno di quei romanzi che bisogna assolutamente leggere. Voto: 5 / 5 |
Chris sylar81@hotmail.it (09-01-2009) Non me la sento di dare il voto massimo a questo romanzo,perchè ho faticato,e parecchio ada arrivare alla fine.Nonostante abbia molti aspetti positivi,a mio avviso non merita il massimo voto.Per lunghi,lunghissimi tratti fatica a scorrere sia per la pesantezza del linguaggo utilizzato,sia per i concetti troppo lunghi,articolati e infiniti che i protagonisti si trovano ad esprimere.Dall'altro lato però la parte investigativa è ben curata,i personaggi sono ben descritti ed il lettore riesce ad affazionarvisi.Sicuramente un bellissimo libro,ma come ho già letto su altri commenti,non è una lettura facile e non gli si può dedicare solo dei ritagli di tempo. Voto: 4 / 5 |
alberto (22-11-2008) Ciò che rende un capolavoro questo libro sono proprio la sua assoluta originalità stilistica e il suo contenuto. E' al tempo stesso un giallo, un racconto storico, un dibattito filosofico, e offre molteplici piani di lettura. Le dispute religiose possono essere lette anche come metafore dei tempi presenti, ci sono i riformisti, i conservatori, gli eretici (extraparlamentari), dietro i papi, i cardinali , i francescani, i dolciniani. Ci sono Conan Doyle e Sherlock Holmes e Watson (Guglielmo e Adso) trasportati nel Medioevo. C'è la riflessione sul riso che dissacra e demistifica il potere e l'autorità, sull'ortodossia religiosa e sulla Verità, e la possibilità o meno di raggiungerla. Ci sono le considerazioni del semiologo sulle biblioteche e sugli altri strumenti di comunicazione. Ci sono le ricostruzioni erudite e precise di luoghi, tempi e codici linguistici.
Certo, non è un romanzo facile per chi non possieda un discreto bagaglio culturale, ma è altrettanto certo che se un capolavoro si giudica per quanto di nuovo ha saputo portare nella letteratura mondiale, allora "Il nome della rosa" di Eco lo è senz'altro, perchè la sua struttura narrativa e il suo contenuto sono originalissimi.
Voto: 5 / 5 |
Donald donaldbressan@hotmail.com (15-10-2008) Libreo meraviglioso, capace di trascinare in un contesto così diverso dalla realtà a cui si è abituati a vivere attraverso descrizioni minuziose e dovizia di particolari. Libro complesso, difficile, complicato e che necessita di molta buona volontà ed attenzione. Questo è, forse, il suo miglior pregio e, al contempo, il principale motivo di tanto "disprezzo" da parte di così tante persone. Vi rendete conto che dare un "1" ad un opera del genere significa equipararla a libri alla Wilbur Smith o Clive Cussler?
Se un libro non è scorrevole, di semplice lettura e di trama lineare viene, spesso e a torto, malgiudicato.
Secondo la mia modesta opinione è un libro da leggere assolutamente e non nei ritagli di tempo: da gustare in ogni sua parte, in ogni sua descrizione ed in ogni sua digressione a favore di approfondimenti storico/teologici.
Capolavoro mondiale da uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi. Voto: 5 / 5 |
walt (10-10-2008) Forse l’errore è stato di aver visto il film peraltro molto bello prima di prendere in mano il libro, che ho definitivamente abbandonato a pag. 50. Deluso.
Voto: 1 / 5 |
giulia (06-10-2008) no,questo libro proprio non mi piace...è troppo pesante le pagine scorrono più lentamente di quanto si possa immaginare e comunque per leggere questo libro bisogna far fronte ad una buona riserva di concentrazione ,non è un libro facile insomma! comunque poichè rientra nel programma scolastico di quest'anno devo leggerlo assolutamente e soprattutto spero di finirlo al più possibile !!!! Voto: 2 / 5 |
Alinti (01-10-2008) Il Nome della Rosa non è un romanzo facile da leggere, certamente non adatto ad una luttura limitata ai ritagli di tempo. Ma Umberto Eco ci ha regalato un libro di grandissimo interesse, un romanzo storico in cui per la prima volta i personaggi pensano e agiscono come avrebbero fatto dei veri monaci (o frati) del XIV secolo. Leggendo il libro si ha la sensazione di essere veramente proiettati all'indietro nel tempo, e le numerose disquisizioni storico-filosofiche, che forse appesantiscono la lettura ma sono comunque di grande interesse, contribuiscono a creare questa sensazione. Inoltre Il Nome della Rosa è anche un bel romanzo giallo classico, in cui i delitti sono commessi per uno scopo ben preciso e indagando si può arrivare ad identificare il colpevole.
A quanto pare è un libro che o si ama o si considera un "mattone", comunque vale la pena provare a leggerlo perché nel caso ad abbandonare la lettura si fa sempre in tempo. Voto: 5 / 5 |
GIANFRANCO (04-09-2008) Concordo PIENAMENTE con il commento di Riccardo del 21/07/08. Voto: 1 / 5 |
Riccardo riccardosasso90@hotmail.com (21-07-2008) Insomma sono anch'io d'accordo con chi non lo considera un capolavoro...
Eco sceglie la commistione fra romanzo giallo e romanzo storico (peraltro accuratissimo nei particolari), ma diciamocelo, alla fine non sa da che parte andare. 500 pagine scandite solo ogni tanto dalla pura componente di mistero, solo a tratti il romanzo assume il connotato di whodunit, il resto è un'interessante ma spesso stancante disquisizione di carattere puramente filosofico, oppure uno spaccato quanto più possibile fedele dello sfondo storico-sociale del periodo in cui si ambienta il libro. E' un libro che si lascia leggere, all'inizio l'attenzione sale e ci si lascia coinvolgere anche dal carattere filosofico della narrazione, ma il troppo stroppia, d'altronde non ci si può aspettare troppo dal primo romanzo di qualcuno che è stato per tutta la vita un saggista... A parte le (veramente TROPPE) parti in latino ed uno dei linguaggi più astrusi che abbia mai sentito (parlo di lessico... parole che non trovavo manco sul dizionario, o che riuscivo a comprendere facendo paragoni col latino - formidinare, cachinnare ecc.), certi interi capitoli sfiorano e a tratti superano il limen della pippa mentale. Sicuramente sarà un libro dai concetti profondi ed interessanti, molto molto ben costruito sul piano della documentazione storica, ma alla fin fine di essi non ne ho colto quasi manco uno tanto si disperdono in mezzo ai meandri delle pagine. Eco voleva rimanere fedele alle sue abitudini di saggista ma al contempo voleva cattivarsi il pubblico con qualcosa che coinvolgesse; il risultato non è stato dei migliori... Voto: 2 / 5 |
Matteo (27-06-2008) Sono d'accordo con chi sostiene che il romanzo in questione non è un capolavoro. Certamente è pregevole l'ambientazione e la descrizione dei personaggi (anche se a volte un po' inquietante). Le discussioni dotte su Aristotele, la povertà di Cristo, il riso e molte altre rendono interessantissimo il libro, anche se qualche volta un po' difficile da seguire per il lettore non troppo esperto di linguaggio e concetti filosofici. Da esse,di fatti, traspare la multiforme sapienza dei dotti medievali. Pregevole è anche la scansione in giorni e ore, il che riflette il significato che la vita assume per il benedettino e aiuta ad ambientarsi in un mondo molto particolare quale quello di un'abbazia. Sono concorde con chi sostiene l'analogia Sherlock Holmes-Guglielmo e Watson-Adso: l'arguzia del francescano sembra a volte sfiorare il cinimo quasi positivista dell'investigatore di Baker Street. Inoltre credo che il romanzo sia impregnato di luoghi comuni sul medioevo che possono indurre il lettore più ingenuo a prendere dirizzoni colossali. La Chesa appare come una meretrice alla mercé dei potenti della terra (spesso è così), ma dimentichiamo forse, ad es., che fu un papa concubiario, Giovanni XI, a firmare la bolla a favore del monastero di Cluny?
Il colpo di scena finale è qualcosa che sfiora il ridicolo, l'assurdo con una vicenda assolutamente rocambolesca: per rispetto del lettore ancora indotto dei facta de quibus loquitur, mi limiterò a quest'asserzione.
Concludo dicendo: leggete questo libro se non altro per la trama intrigante, lasciando perdere i luoghi comuni (alias medioevo concepito come secoli bui), ma prestando attenzione alle discussioni filosofiche. E, se lo comprate perché avete visto il flm, aspettatevi qualcsa di meglio e di molto diverso. Voto: 3 / 5 |
Valter (09-05-2008) Secondo me si tratta di uno dei cinque Libri da salvare in ogni caso. Un capolavoro sotto tutti i punti di vista. Voto: 5 / 5 |
Alfredo (02-05-2008) Io evito di dare il titolo di capolavoro a qualsiasi opera, ma posso tranquillamente dire di avere trovato il libro di Eco interessante e gradevole, tanto da superare la prova di una seconda ed una terza lettura. Appare una buffa forzatura volerlo considerare un losco complotto di anticattolici, come cerca di fare un benedetto in sedicesimo alcuni messaggi più giù. Ma il senso dell'umorismo ha sempre fatto difetto ai seguaci della Santa Sede. Voto: 4 / 5 |
tomas tomas.bolettino@tele2.it (28-04-2008) Uno dei libri migliori e più intriganti di tutto il panorama letterario contemporaneo: divertente, realistico, storicamente accurato (come lo è Eco stesso) nonché, per chi è competente di semiotica, un compendio di tutta la teoria semiotica interpretativa di Eco. Insomma da leggere sia come romanzo che avvince dalla prima all'ultima pagina, sia come saggio in grado di esemplificare il pensiero dell'autore su che cosa sia (e come funzioni) un testo narrativo. GENIALE! Voto: 5 / 5 |
Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 40 Recensioni 41 - 60 Recensioni 61 - 80 Recensioni 81 - 97
|
 | I più venduti di Eco Umberto |
| Chi compra questo libro legge anche |
|
|