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Eco Umberto - Il pendolo di Foucault | "... questo romanzo magico sulla magia, questo romanzo misteriosa sul segreto e sulla creatività della finzione, questo romanzo tumultuoso, questo romanzo luminoso su un mondo sotterraneo..." (Jacques Le Goff, L'Espresso); "Il messaggio del suo libro, se letto - come bisogna fare - come un libro sui misteri della fine del XX secolo, potrebbe anche voler dire che la storia da lui raccontata non è ancora finita..." (Alberto Asor Rosa, La Repubblica); "Il pendolo è libro superiore al Nome della rosa, pur se meno organico, proprio in quanto vi si incontra anche un Eco che non è più ludico ma, come dice Mondo, 'ha messo in gioco tutto se stesso'." (Maria Corti, L'Indice)
Recensioni 1 - 20 di 75 recensioni presenti. Media Voto: 3.82 / 5J (03-01-2012) Si vede subito dallo stile di scrittura e dai contenuti l'enorme cultura di Umberto Eco ma.. semplicemente non sono riuscito a finirlo, a tratti interessante, spesso abbastanza noioso, ma questa è una valutazione soggettiva. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
June (19-05-2011) Il mio Eco preferito, un libro che, come la Divina Commedia, se analizzato potrebbe ricondurre fino alla notte dei tempi letteraria, in un continuo intrecciarsi e rincorrersi di citazioni, riferimenti e richiami che avvolgono il lettore dentro una tela perfetta, dalla quale si uscirà controvoglia.
Puro sfoggio di bravura? Può darsi, ma ce ne fossero!
Stupendo Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Mattia Beretta (19-05-2011) Fare la fila al supermercato è un'esperienza elettrizzante se paragonata alla lettura di "Il pendolo di Faucault". Da queste 687 interminabili pagine si evince che l'amore di Eco per sé stesso non conosce limiti.
Pura noia. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
michele (04-05-2011) Durante la lettura ho amato,odiato,bestemmiato,criticato,venerato il Pendolo.Eco si diverte pagina per pagina a costruire e montare un sofisticato"gioco"storico riguardante un Piano di conquista del mondo da parte dei Templari che attraversa 600 anni.Quando ormai siamo totalmente immersi nella storia Eco la smonta con grande maestria...
è inutile nascondere la grossa fatica fatta per leggerlo...Eco si piace, le nozioni sono davvero troppe e troppo particolareggiate, per non parlare poi del numero dei personaggi realmente esistiti ma sconosciuti a noi comuni mortali...Ma gli perdono tutto questo perchè l'idea di fondo è geniale...Costruire una storia, prenderci per mano e poi dimostrare che è tutto una panzana...
Ho sentito qualcuno accostare il "capolavoro" di Dan Brown al Pendolo....ridicolo...
Con una magistrale chiaroveggenza Eco prende per i fondelli quelli che, come Dan Brown pretendono di spiegare con teorie assurde ciò che non si saprà mai su Graal, Pietra Filosofale e quant'altro...
"E con gli altri i diabolici, a cercare abissi dove si celi il segreto che la loro follia è". Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Moreno C. (16-12-2010) Non esistono parole migliori per descrivere 'Il pendolo di Foucault' delle parole di cui 'Il pendolo di Foucault' stesso è composto. Da leggere; punto e basta. Inconfondibilmente Eco. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
mario (03-12-2010) Per molti (spero) ma non per tutti. In assoluto, il mio preferito di Eco. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Il cantastorie (08-10-2010) Quando, a 16 anni, lessi per la prima volta il libro scrissi che servivano due volte: la prima per capire come leggerlo e la seconda per leggerlo veramente. Ora, a 36 anni, ho terminato la seconda volta e non posso che confermare la saggezza del mio alter-ego adolescente. Avevi proprio ragione!! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
max (08-04-2010) Mi ci sono perso e ritrovato. Terrificante e Geniale. Non aggiungo altro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
gallina (07-02-2010) niente da dire sull autore ma mi trovo d accordo con gli altri giudizi... estremamente noioso... scritto bene ma si fa una fatica bestiale ad andare avanti e a non fermarsi alla lettura... la fine inoltre non è che sia proprio quello che ci si aspetta... Voto: 2 / 5 |  |  |  |
antorizz (14-01-2010) Che spavento che mi sono preso, vuoi vedere che il maestro si è perso nei meandri della sua geniale mente ed ha creato un manicomio di parole e situazioni, lo ammetto ero anche tentato di fermarmi ma poi ho capito quello proprio che non dovevo capire, la follia pian piano di chi come me voleva saperne di più sui templari si rivelava e alla fine m'è stato dolce naufragar in questo mare. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Nicola Intrevado intrevado@hotmail.it (10-11-2009) La prima volta che sentii parlare di livelli di lettura fu tanti anni fa a lezione di Farmacologia del Prof. Caciagli.Egli, in una delle sue lezioni introduttive ci disse che,( dovendo studiare su un tomo enorme ed eruditissimo quale il Goodman & G.),maggiore sarebbe stato il nostro arrichimento di dati e la conseguente preparazione se avessimo avuto da offrire una disposizione di dati a nostro favore piu' approfondita e piu' solida.In altri termini, si cerca cio' che si conosce o si apprezza e si assimila cio' che la nostra precedente cultura e' preparata ad assorbire. Quindi, nessun libro e' piu' adatto a questo sistema di acquisizione dei dati come il " Pendolo " di Eco.E, se la teoria dell' acquisizione nozionistico-filosofica-informativa e' giusta, in modo spero non affensivo si puo' dire che: piu' si e' "ciucci" piu' si trova illeggibile tale testo.E per estensione piu' si e' colti piu' lo si ama.Il Pendolo di Fucault, all' indomani della sua pubblicazione fu giudicato proprio in questi parametri, male dagli ignoranti (nel senso che ignorano i dati esposti), bene dai colti (nel senso di cultori degli stessi dati).Forse, vi e' troppa carne al fuoco: storia, massoneria, templari, scienza astronomica, filosofia, psicanalisi, editoria, algebra, editing, matematica, e cosi' via, nel cui contesto non basta piu', citando Eco, trovare il "lettore ideale affetto da insonnia ideale" ma, un lettore che sappia non solo di tutto un po', o un po' di tutto, quanto piuttosto: quasi tutto di molto.E questo e' un fatto acclarato, che poi, il romanzo piaccia o non piaccia per la sua storia o il suo gusto descrittivo o la sua vicenda e' tutt' altra cosa che, si puo' apprezzare in simpatia o detestare in antipatia o persino invidia ma,l' esigenza del lettore possibilmente colto: resta.Perche' resta l'offerta del testo verso costui di un livello non fatto medio.Ed e' puro razzismo culturale, lo so, lo sa anche Eco,probabilmente, ma la cultura non si puo' dare in confezione spray, poiche' e' e resta duro lavoro.Ogni giorno. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Karl (13-10-2009) Ho una passione speciale per questo libro, quindi NON sono imparziale, tutt’altro. Letto e riletto tante di quelle volte…e ogni volta avrei voluto che non finisse mai. Chi non è portato alla cultura enciclopedica, chi non ama la prosa barocca, chi non ha affinità con l’affabulazione erudita, NON lo prenda neppure in mano. Io l’ho amato, e mi unisco a chi lo mette mille miglia al di sopra dei romanzetti pseudo-storico-occultistici, magari imprecisi e pieni di strafalcioni (Brown non fa eccezione), il cui nome è ormai legione: Eco fa giustizia della sciatteria con cui la paranoia è andata a braccetto nei secoli creando Complotti tanto ridicoli quanto sgangherati. Notare che nulla di quanto riportato, comprese le tesi più assurde, è frutto della fantasia di Eco: tutte le peggiori farneticazioni sono state scritte e credute da qualcun altro… Ho trovato Casaubon, Diotallevi, Belbo, Aglié, Lorenza, i personaggi più veri mai nati fra pagine di un libro. Grande prova narrativa di Eco, che anticipa lo stesso talento dei successivi due romanzi. Fra l'altro, è uno dei due o tre libri che mi hanno fatto scoppiare a ridere in pubblico, durante la lettura. Grazie, Professore! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Nicola Mosti (30-08-2009) Difficile immaginare un libro altrettanto noioso. Un'autocompiacente - ed inutile - dimostrazione di (pseudo)erudizione. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
ilmig (19-07-2009) come al solito ha Eco interessa piu mostrare la sua erudizione che raccontare una storia. Il suo sapere (peraltro enorme e ammirabile) risulta il fine e non un strumento al servizio della narrazione.
Eco eccezionale linguista, non sarà mai uno scrittore nel senso più profondo nel termine mancando di spirito artistico.
Ne segue l'ennesimo libro dal meccanismo preciso e ben congegnato ma incapace di trasmettere emozioni profonde, se non un profondo mal di testa e fastidio; travolti da nomi date e personaggi che alla fine, non lasciano tracce profonde nel nostro cuore. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
RICHI richimcmurphy@libero.it (21-04-2009) (21-06-2007)
Romanzo filosofico, certo, ma anche giallo storico, con elementi di semiotica e occultistica, esoterismo, astrologia e dramma d'amore, evocazione narrativa da romanzo d'appendice, intreccio fantasy, con elementi techno thriller e legal editorial. Romanzo anche di costume volendo, manca un po' la critica allo sport, ma anticipa la fine della privacy in nome di una libertà fittizia ma solo nello spendere tutto e subito. "Ma levati il tappo" direbbe Belbo a Umberto. E lui lo sa bene.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Alberto (29-01-2009) Un libro noiosissimo. Non sono mai stato tanto deluso in vita mia. Non c'e' assolutamente trama. Si tratta semplicemente di una litania di discorsi complottistici che attraversano la storia dei Templari. Ma se Eco ha piu' volte dichiarato che considera le storie dei Templari e dei Protocolli dei Savi Anziani di Sion delle sciocchezze, perche' scrivere un libro attorno a queste (ed altre) fandonie?
Ho apprezzato moltissimo Il Nome della Rosa. Un vero capolavoro. Questo libro e' di gran lunga inferiore. Se questo fosse l'unico libro scritto da Eco, gli direi di andare a scuola e studiare come si scrivono libri (trame, personaggi, desiderio, azione, ostacoli, ecc.). Dare sfoggio della propria cultura e' noioso. I personaggi devono fare qualcosa. Scrivere 400 pagine in cui tre persone si scambiano racconti enciclopedici su vita, morte e miracoli dei Templari e' insulso. Ma cosa vogliono fare questi personaggi? Dove vogliono arrivare? Quali sono gli ostacoli che si frappongono fra loro ed i loro traguardi? Sono allibito. Davvero un disastro. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Tonino (17-11-2008) Le ultime dieci pagine sono indubbiamente interessanti, e ci si rende conto che tutto il libro serviva per giustificare quelle dieci pagine. E qui finisce la parte buona.
Mi domando: possono dieci pagine finali giustificare seicentosettanta (670) pagine introduttive noiose, falsamente erudite e, soprattutto, senz'anima?
Se Eco avesse avuto doti umoristiche, avrebbe potuto scrivere un favoloso "Tre imbecilli alla caccia dei templari". Ma umorista non è.
Se avesse il dono di toccare i sentimenti del lettore, avrebbe fatto immaginare vite nascoste e pulsanti, maledette ed intriganti, ma questo dono pure non ce l'ha.
Diciamo alla fine che è un un Bignami del templarismo, romanzato, con molto mestiere, ma non ha anima. I personaggi sono piatti, senza profondità, senza palpiti di vita. Stanno vivendo un resoconto accademico, non la loro vita.
Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Federico (15-10-2008) Come sempre, e più di ogni altra volta, Eco riesce a mascherare dietro a una fitta rete di avvenimenti il vero scopo del libro. Non importa dove sia Agharta, chi sia il Re del Mondo o in quale parte del globo si sia perso un presunto messaggio. Tutto diventa relativo. Non una volta sola, ma, ipoteticamente, infinite volte. Non vi sono limiti all'ingegno umano nell'inventare. Costruire però una storia, il Piano, necessita anche la tempra atta a sostenerlo. Edificando oltre al limite, si rischia che tutte le impalcature crollino e, paradossalmente, solo nella sconfitta definitiva, la Morte, si conosce la Vita, quella vera, non quella costuira ad hoc, o quasi; la vita reale, fatta di uomini e di donne che dialetticamente si incontrano, si scontrano e si uniscono.
Il genio di Eco non sta nella sua erudizione, a volte anche antiquaria, o nel suo stile, che a molti potrebbe risultare troppo complesso e poco scorrevole. L'astuzia sta nell'avvicinare il lettore con un pretesto (<<"Il pendolo di Foucault", il titolo mi sembra accattivante>> disse il lettore ignaro), testare se è abbastanza curioso e tenace da affrontale la mole del tomo, e poi, giunto alla fine, "far crollare tutto il palco". Perché? (si chiese, ormai stremato, il lettore non più ignaro) Per far pensare, far riflettere, cercando di farci avvicinare a quella piccola luce in lontanza che è il vero Significato, non del libro, ma della Conoscenza stessa. La storia è solo un pretesto, un artificio di altissima qualità narrativa... ma niente di più. La trama poteva vertere su infiniti altri personaggi ed altre storie, le quali, avrebbero conodotto comunque a vedere quel bagliore, probabilemnte solo da una diversa angolazione. Non importa chi, dove o quando. L'unico vero protagonista è sempre lo stesso, quell'animale metafisico chiamato uomo. L'uomo che apprende e che, anche quando crede di aver raggiunto la Verità, capisce che probabilemnte sta guardando nella direzione sbagliata.
Un gran libro, un grande scrittore. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Alessandro (30-08-2008) Capolavoro: oltre alla trama di per se' avvincente, come al solito leggendo un libro di Eco si imparano un sacco di cose. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
tomas tomas.bolettino@tele2.it (28-04-2008) Ci ho messo un po' a "capirlo", ma ne è valsa la pena! Consigliatissimo anche per chi vuole avvicinarsi ad Eco e capirlo (attenzione però che non è facile capire un genio). SPLENDIDO! Voto: 5 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 40 Recensioni 41 - 60 Recensioni 61 - 75
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