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Yourcenar Marguerite; Galey Matthieu - Ad occhi aperti. Conversazioni con Matthieu... |
"Quando si varca la soglia di 'Petite-Plaisance', sotto la veranda da cui pendono spighe di granturco, simbolo locale di prosperità, si ha la sensazione di penetrare direttamente in un luogo dove l'aria è diversa. Lo sguardo di Marguerite Yourcenar si posa sul visitatore, lo valuta, lo giudica, lontano e al tempo stesso gentile, con una vaga sfumatura di ironia. Poi, comincia a parlare, con la sicurezza di chi crede in ciò che dice... Così scrive Matthieu Galey nella presentazione di "Ad occhi aperti", il testo in cui nel 1980 ha raccolto una serie di colloqui con la scrittrice.
Marilena Genovese marilenagenovese@aruba.it (17-04-2005) “Questi colloqui, portati avanti per anni, e in questa sede raccolti, sistematizzati, si propongono di essere il ritratto più fedele di una scrittrice nei confronti della quale nutro da molto tempo una particolare ammirazione; sono lieto di poter finalmente condividere questo sentimento con numerosi lettori. Ho letto, tuttavia, troppi pretesi dialoghi, verbosi e privi di misura, per cadere nell’errore dell’intervistatore che cerca di mettersi in primo piano, da istrione esibizionista”. Con interventi brevi e puntuali, volontariamente ridotti a “battute di rilancio”, affinché si colga la sola voce dell’interlocutore, Matthieu Galey, come indicato nella prefazione, traccia un ritratto obiettivo e completo dell’ autore dei Mémoires d’Hadrien. Sfatata la leggenda della scrittrice del lontano e sperduto Mount Desert, con gli zoccoli ai piedi e un fazzoletto nero in testa, l’immagine di Marguerite Yourcenar, che si viene lentamente ricostituendo, è quella di una personalità complessa, capace di coniugare a “Petite-Plaisance” – così si chiama la sua casa delimitata da un bosco ceduo - solitudine e impegno. Serena fino al distacco, eppure tenera, ella non ha perduto nulla di quel vigore e di quella fermezza che emanano dal suo occhio azzurro, l’ occhio celtico. È con l’usuale tono deciso, per l’occasione confidenziale ed amichevole, che la romanziera classica, dallo stile che pare scolpito nel marmo latino, si confessa, spaziando dai ricordi personali, ai sogni irrealizzati - quello di una “comune” all’americana, molto prima che diventasse una pratica in voga - alla genesi delle sue opere, alle questioni universali ed etiche. Il tutto "Ad occhi aperti", con quella filosofica propensione al rigore e alla riflessione, in buona parte mutuata dai metodi d’investigazione orientali, che da sempre la contraddistingue.
Marilena Genovese
Voto: 5 / 5 |
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