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TITOLO: Metafora e vita quotidiana; AUTORE: Lakoff George - Johnson Mark; EDITORE: Bompiani; COLLANA: Strumenti Bompiani; ; trad. di Patrizia Violi; 2012; ; CONDIZIONI: bross. edit. ill.; ;
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Opera ettamente semiotica e con vago rimando alla scientificità dello studio linguistico e del linguaggio; la sinossi rispecchia ampliamente il contenuto, ahimè. Nel complesso, a differenza di quanto si suole o si spera credere, già nella prefazione Italiana, le differenze tra l'inglese (lingua originale dell'opera) e l'italiano (la traduzione) ci sono e, lungo la trattazione, nei numerosi esempi e frasi, il divario alle volte si percepisce tra le due lingue. Quindi già dichiararla una teoria è ambizioso. Addirittura di valenza globale... Ma sorvolando la teoria di un linguaggio costruito su metafore non regge, soprattutto nel volume in questione. Dire che parliamo per metafore è una cosa e può avere il suo fascino e il suo campo d'indagine, funzionale e pertinente. Asserire che il linguaggio è frutto delle matefore e con queste si tesse è totalmente discutibile e non dimostrabile. Tra l'altro, se stesso il linguaggio può essere considerato una metafora codificata della realtà, attraverso la sua decodificazione ed il rapporto tra noi e questa, aggiungere che si costruisca di ciò è un superfluo ossimoro (se inteso da questo punto di vista) e non ci voleva sicuramente uno studio per asserirlo. Ma gli intenti sono chiaramenti più ambiziosi, nonostante le dimostrazioni in supporto risultino infine assai altalenanti e deboli. Mentre gli esempi sono comunque pertinenti e dal respiro internazionale se si vorrebbe apprendere e segnalare che la gran parte dei nostri schemi linguistici base sono associativi e agiscono molto nella creazione di continue metafore/ricollegamenti (triste, giù; felice, su; debole, giù; forte, su; intelligente, elevato -su-, ignorante, basso -giù-; pazzo, fuori; coerente, dentro; etc.), dato che le continue riformulazioni linguistiche e interpretative sono alla base del nostro trascorso e delle nostre "costruzioni accomulative comuni" (insegnamenti, convenzioni, pratiche sociali, modi di dire etc).
Trovo assurdo che in Italia si concedano nuove edizioni a libretti come questo e non a capisaldi spariti dagli scaffali della critica letteraria quali "Letteratura europea e medioevo latino" di Curtius. Il libro di Lakoff e Johnson è semplicistico e ripetitivo, senza che la ripetizione continua aggiunga nulla al già detto. Vi sono all'interno delle affermazioni (soprattutto di stampo non strettamente linguistico) a mio giudizio addirittura abbastanza contestabili. Mi riferisco, ad esempio, all'avvicinamento della guerra al concetto di razionale. Si capisce cosa i due autori vogliano dire, ma, per stare in tema, si muovono su un terreno minato. Visto che i due studiosi tengono a spiegare i rapporti tra parole e processo conoscitivo del mondo avrebbero dovuto quantomeno prestare attenzione ad usare l'aggettivo "razionale" su un fenomeno barbaro come la guerra. Purtroppo la superficialità dell'indagine non tocca solo il livello formale dell'opera, il come è scritto, ma, come detto, anche quello dei contenuti. Insomma, delle circa 300 pagine se ne possono leggere le prime 50 e cercare informazioni più dettagliate e meno superficiali altrove, in vari altri testi. Bompiani, ridacci tra gli scaffali Curtius, Eagleton, Goldmann, Szondi, Mukarovskij, e lascia perdere questi due signori.
Un buon libro. Riesce ad essere convincente su ciò che costituisce "metafora" per gli autori. La cosa più interessante è che si inizia ad interpretare le proprie azioni quotidiane e i propri pensieri quotidiani in termini metaforici! cioè il libro stimola la riflessione sulla propria conoscenza e sui perché abbiamo una conoscenza fatta in un certo modo piuttosto che in un altro. La parte più squisitamente filosofica la trovo un po' banale e ingenua. Due pecche: 1) l'assenza quasi completa di bibliografia e note, 2) una certa ridondanza nelle argomentazioni (ma forse è studiata per riuscire più convincenti!).
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