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Van de Sfroos Davide - Il mio nome è Herbert Fanucci | "Scrivere un romanzo!": ecco l'imperativo che anima l'esistenza diurna e agita i sonni e i sogni di H.F., un uomo troppo qualunque per meritarsi il nome stampato su un frontespizio. Quella che all'inizio era soltanto una "sparata" per movimentare una serata d'autunno nell'anonimo bar di un paese senza nome, diventa un'ossessione, una sfida con se stesso e con il proprio passato torbido e picaresco di agente segreto, netturbino folle, emigrante, impresario di rockstar, passatore, fotografo, cameriere su un transatlantico. Un dedalo di storie vere e apocrife: le avventure mirabolanti e gli amori impossibili di un protagonista tragicomico, consumato dall'ansia di diventare qualcuno.
16 recensioni presenti. Media Voto: 3.81 / 5xavor (10-11-2006) C'è un uomo alla ricerca di sé stesso e una donna che da sé, dal suo passato, rifugge. L'uomo dall'anima bivalente che di sé più non sa niente, o forse mente, si chiama Herbert Fanucci ma per gli amici è Vittorio Cadenazzi, di professione fotoreporter - paparazzo scomodo, anche se per gli amici di una vita la sua professione resta ignota. Semplicemente un giorno è andato via da Lenno, il suo paesino sul lago di Como, e dopo tanto è tornato, all'improvviso è tornato, con in mano una macchina importante e il suo mistero vivente. Dice di essere tornato per scrivere un libro che lo riguardi e riguardi la sua gente ma, in parte, mente. Ricapitolando: Maria Luna Reyes è la donna che scappa dal passato, lui è l'uomo che dal passato è tornato. Ma l'incrocio di destini banale e consumato finisce qui. Entrambi hanno qualcosa da nascondere, entrambi hanno qualcosa da raccontare... Una storia che si dipana in maniera originale, raccontata in prima persona dal protagonista con una strategica terza persona nel finale, nel commuovente finale. Duecento pagine che si voltano senza che ce ne si accorga.
C'è tanto Davide Van De Sfroos, cantante, scrittore, poeta e paroliere emiliano e artista completo in questo libro. Dopo Ligabue ecco un altro che sa fare di tutto un po' (gli mancano i film, come Luciano) e lo sa fare anche bene! C'è tanto Davide Bernasconi in questo libro. Che è più o meno la stessa persona. Chissà forse, un giorno, anche lui soffrirà dello sdoppiamento d'identità come il suo personaggio. Forse un giorno anche lui si chiederà se sia più lui o più il suo pseudonimo e allora si che ne vedremo delle belle! (e avrà più paura di cantare o di scrivere?!?... Nel libro capirete che intendo! ;oD) . Daniele. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Dami (26-06-2006) E' un libro dove il Davide Bernasconi mette un po' della sua fantasia e della sua poesia per creare lintelaiatura della storia e poi è come un bambino che gioca ad immaginarsi un mondo che vorrebbe creare tutto per se. Davide ama davvero tanto la musica e ci gioca anche in questo libercolo, a volte anche troppo. Ama tutta la musica... anche la sua, a tratti arriva addirittura all'autocelebrazione, ma credo, anzi spero, più per troppo amore che per presunzione. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Matteo Fumagalli (19-02-2006) Poco ci manca ad esser definito capolavoro,nella sua semplicità riassume poesia e mistero,quotidianità "laghee" e ricerca di umanità..belle molte battute ad effetto anche se il cui senso non solo letterale ma anche "spirituale"è comprensibile solo ai "madrelingua" di questo crudo ma poetico dialetto alto-lombardo.In effetti l'autocelebrazione stecca un pò..peccato veniale.
Matteo
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
graziano (16-02-2006) Per quanto mi riguarda: prova non superata. Certi dialoghi stridono come sabbia sotto i denti, la storia...vabbé, l'autocelebrazione, poi, poteva risparmiarsela. Lasciamo perdere le citazioni dei personaggi famosi e quel batterista finale. Insomma, per tanto mi piaccia il De Sfroos cantautore, così poco mi è piaciuto il De Sfroos romanziere. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
awayfromeyes olenus@libero.it (15-01-2006) Come sempre, ogni cosa che esce da quell'uomo è qualcosa di magico e pieno di atmosfera.
l'unica pecca: poteva risparmiarsi l'autocitazionismo e utilizzare un altro violinista per il finale. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
alice62 (10-01-2006) Van DE Sfroos e' la voce profonda,ultima
e piu' bella del romanticismo lombardo;
in questo libro riassume una vita di canzoni
e di esperienze di vita che esplodono in
fuochi pirotecnici di fantasia,nostalgia,ricordi
citazioni.Un libro bello come di notte i
fuochi sul lago.Splendido.Incantevole.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Simone (09-01-2006) Forse se uno non conosce il Davide cantante non riesce a cogliere in pieno questo libro. Forse se uno non conosce i suoi luoghi non riesce a capire appieno queste pagine. Forse se uno pensa che Davide Van De Sfroos sia soltanto un cantante dialettale non riesce a catturare la sua poesia. Forse, soltanto forse...
Forse se non l'avessi letto allo scadere dell'anno non potrei dire che per me è il più bel libro del 2005.
Simone Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Owl owlivia@infinito.it (04-01-2006) E' un romanzo pieno di poesia, una favola umana profonda e ricca di sorprese. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
sevilla (04-01-2006) Geniale! Un libro davvero riuscito: dalla struttura alle citazioni, dalla prosodia ai sentimenti, Davide Van De Sfroos si rivela un narratore di prim'ordine, e non mi stupirei che nel suo futuro la scrittura diventasse ancora più importante. Nelle pagine di "Il mio nome è Herbert Fanucci" ho ritrovato le variopinte immagini delle canzoni di DVDS sedimentate in un universo più ampio (quello di un testo compiuto, dove finalmente possono mostrare tutta la loro forza e la loro acutezza), filtrate e riproposte attraverso un caleidoscopio fatto di musica, cinema e poesia, fino a dar corpo a un mondo nel quale si concentrano le cose migliori dei Pink Floyd, di Kusturica e di Garcia Lorca. Un romanzo De Sfroos DOC (anche perché è scritto in un buon italiano, in barba alle mirabolanti avventure sintattiche di molti giovani autori, e il dialetto laghèe è centellinato con superba maestria). Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Peterpan (23-12-2005) Un bel libro.Si puo' ridere e no.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Mariapaola (18-12-2005) Libro leggero, facile e di lettura scorrevole, un pò strampalato ma carino...
Un saluto all'autore!!!! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Macabeu (13-12-2005) Meglio,molto meglio il Davide Van De Sfroos
de Le parole sognate dai pesci.
Li'v'era poesia e bella scrittura,qui la
bella scrittura appena traspare e la poesia
si limita ai luoghi tipicamente sfroosiani:
il lago,Lenno,la villa rossa,il Barone della
luna storta,la cooperativa,il mercatino,le
scalette al lago.Il resto( ricordi,introspezione)
appare di corrente mediocrita'(e pure un po'
caotico).
Spero che "l'esser tornato con una lacrima in piu'" convinca Van de Sfroos a non abbandonare i
suoi sentieri: la fiaba,il lago,le atmosfere,
la gente,le madame Falene,la corriera,la gallina fredda,i couboys de Milàn,l'aquaduulza.
Insomma: un racconto non memorabile.
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Anna (11-12-2005) Il racconto del viaggio - avventura - lavoro di Herbert / Vittorio è la ricerca della attribuzione - negazione di una identità. Si sente il suo attaccamento alla sua terra, anzi alla sua acqua; il libro dopo le prime pagine che non invgliano si fa coinvolgente, e quasi quasi dispiace che si sia arrivati alla fine. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Pippo Farnelli (07-12-2005) Un viaggio dentro un luogo, dentro i pensieri di un uomo qualunque che è stato speciale e inutile nel contempo. Un libro giallo senza spari dove l'anima e i sentimenti dei protagonisti fanno girare le pagine con curiosità . Trama e poesia si intrecciano con equilibrio, passato e modernità si compenetrano come nella vita reale. A me è piaciuto molto Voto: 5 / 5 |  |  |  |
humbert humbert (04-12-2005) Un libro noioso e strampalato che non riesce nel suo intento. Sconsigliato. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Alias (24-11-2005) Davide Van DE Sfroos(Davide Bernasconi),nato a
Monza ma cresciuto sul Lario(nella Tremezzina)-
laddove fiorivan le azalee che suo padre amorosamente curava- ha ricevuto tanto dalla
terra d'elezione o,meglio,terra natìa.
Lo dice lui stesso(in Perdonato dalle Lucertole)
e,se non lo dicesse,basterrebbe sentirlo parlare
per riconoscere il laghee'(laghista,diceva
Stendhal)puro.E dal lago il Van ha ricevuto tanto:lingua,colori,odori,incanto,brume,breva e
tivan,azzurro e verde,polenta e missoltini,storie
di streghe e storie di contrabbando e acqua,tanta
acqua,dolce o spurcelenta ma cosi' amata-quell'aquaduulza!!.Tutto cio' Il Van ha messo
in musica,regalandoci canzoni bellissime e struggenti,vive come viva e' l'anima del Lario.
Ora- dopo "Le parole sognate dai pesci"- Davide
ci regala questo libro ch'e' un fuoco di fantasia,uno straripar della gioia di raccontare,
una girandola di affabulazioni le piu'strambe
e le piu'inverosimili.
In una lingua altrettanto scoppiettante,precisa,
immediata che va direttamente al cuore e al
cervello.
Non ci si poteva aspettar di meno da Vittorio
Cadenazzi che cambia il prorio nome in quello di Herbert Fanucci,un nome inesistente che s'impossessa del suo autore.
Da leggere.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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