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Kershaw Ian - Gli amici di Hitler. Lord Londonderry, la Gran Bretagna verso la via... | Charles S.H. Vane-Tempese-Stewart, settimo marchese di Londonderry, rampollo di una delle famiglie più nobili d'Inghilterra, cugino di Churchill e amico intimo del re, non nascose la sua ammirazione per Hitler. Un'ammirazione in realtà diffusa tra gli aristocratici inglesi, ma che fece di Lord Londonderry il capro espiatorio di una colpa che ricadeva su più vasti settori dell'establishment britannico: quella mancata opposizione all'Anschluss e alle leggi razziali che fu una delle cause dell'immane catastrofe della Seconda guerra mondiale.
| La recensione de L'Indice |
 In una fotografia inserita in quest'esemplare ricerca d'archivio si vede uno fra i maggiori esponenti dell'aristocrazia e del mondo conservatore britannici nella prima metà del secolo, lord Londonderry, prendere un caffè con Hermann Göring. Ian Kershaw ricorda di aver notato nel 1991 a Mount Stewart, in Irlanda del Nord, sul caminetto della residenza del marchese, la statuetta di una SS in porcellana: dono di Joachim von Ribbentrop. Da qui nacque il suo interesse di storico del nazismo per i legami, istituitisi in anni cruciali, fra un elemento di spicco dell'aristocrazia di sua maestà e alcuni leader del Terzo Reich. Meno ingenuo di un Halifax ma più di un Churchill, ministro dell'Aviazione dal '31 al '35, in rapporti intimi con il re e con tutto l'establishment conservatore, lord Londonderry portò ostinatamente innanzi "la ricerca del santo Graal di un disarmo europeo", sebbene poi allo scoppio della guerra caldeggiasse una linea dura. Morì poi nel 1949, a quanto sembra per i dispiaceri d'una cattiva reputazione che non ritenne mai di aver meritato. Come nota Kershaw, il quale non ne ricostruisce la biografia, ma si sofferma piuttosto sui suoi ripetuti tentativi di approdare a un appeasement con la Germania di Hitler, oltre all'approccio filotedesco in sede diplomatica, furono proprio certe frequentazioni private che ne consegnarono la figura all'oblio durante il dopoguerra. Nel contesto di quella che, intesa nel suo aspetto simbolico, all'autore appare quasi "un'elegia su declino e caduta dell'aristocrazia britannica". Daniele Rocca |
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